Il pensiero lungimirante di Bettino Craxi: cosa diceva vent’anni fa sull’Unione europea

L’EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, AUTO-ESILIATOSI AD HAMMAMET PER SFUGGIRE ALLA GIUSTIZIA ITALIANA, LASCIO’ DIVERSE DICHIARAZIONI RIVELATESI PROFETICHE
Quando si parla di Bettino Craxi, l’opinione pubblica italiana è ancora spaccata in due. Tra chi lo ricorda come un grande statista, che ha fatto vivere anni ruggenti al nostro Paese, e chi invece lo liquida come il capo di un sistema deprecabile basato su tangenti e ruberie varie. Se è vero che Craxi ha incarnato il sistema della partitocrazia e ha rappresentato il vertice di quella piramide chiamata Tangentopoli, è anche vero che in quel sistema ci sguazzarono tutti i partiti italiani. A tutti i livelli e in modi diversi. La Dc prendeva soldi dall’America e dalle tangenti. Il Psi e il Partito repubblicano dalle tangenti. Il Pci dall’Urss. L’Msi dalla Monarchia e dall’America in chiave anti-bolscevica.
I soldi circolavano, i partiti si scambiavano piaceri e ”sistemazioni”, ma il debito pubblico saliva. Una sintesi troppo striminzita, essendo questo un tema che meriterebbe la pubblicazione di un manuale.

IL PENSIERO LUNGIMIRANTE DI CRAXI – Tornando a Craxi, al netto delle Tangenti, non si può negare che sia stato uno Statista lungimirante. Su due aspetti: la politica estera, dato che intuì l’importanza di stringere rapporti coi paesi del Nord Africa, a noi più prossimi. Perfino aiutando la tenuta dei locali regimi totalitari. Mostrando altresì un sussulto di amor patrio al cospetto dell’America (il caso Sigonella).
Secondo aspetto, la visione dell’economia nazionale, anticipando negli anni ’90 – quando era a Hammamet dove si era auto-esiliato per sfuggire alla giustizia italiana – quanto sarebbe accaduto a causa dell’Unione europea e della Globalizzazione.
Di seguito alcuni estratti del libro “Io parlo, e continuerò a parlare”, edito da Mondadori nel 2014, il quale riprende scritti del leader socialista risalenti alla seconda metà degli anni ‘90. A loro volta ripresi da “Il Blog di Lameduck” il 19 maggio 2015.
LA CRITICA AL MAGGIORITARIO – Il regime avanza inesorabilmente. Lo fa passo dopo passo, facendosi precedere dalle spedizioni militari del braccio armato. La giustizia politica è sopra ogni altra l’arma preferita. Il resto è affidato all’informazione, in gran parte controllata e condizionata, alla tattica ed alla conquista di aree di influenza. Il regime avanza con la conquista sistematica di cariche, sottocariche, minicariche, e con una invasione nel mondo della informazione, dello spettacolo, della cultura e della sottocultura che è ormai straripante.
Non contenti dei risultati disastrosi provocati dal maggioritario, si vorrebbe da qualche parte dare un ulteriore giro di vite, sopprimendo la quota proporzionale per giungere finalmente alla agognata meta di due blocchi disomogenei, multicolorati, forzati ed imposti. Partiti che sono ben lontani dalla maggioranza assoluta pensano in questo modo di potersi imporre con una sorta di violenta normalizzazione. Sono oggi evidentissime le influenze determinanti di alcune lobbies economiche e finanziarie e di gruppi di potere oligarchici.
IL RUOLO DELLA FINANZA INTERNAZIONALE – A ciò si aggiunga la presenza sempre più pressante della finanza internazionale, il pericolo della svendita del patrimonio pubblico, mentre peraltro continua la quotidiana, demagogica esaltazione della privatizzazione. La privatizzazione è presentata come una sorta di liberazione dal male, come un passaggio da una sfera infernale ad una sfera paradisiaca. Una falsità che i fatti si sono già incaricati di illustrare, mettendo in luce il contrasto che talvolta si apre non solo con gli interessi del mondo del lavoro ma anche con i più generali interessi della collettività nazionale. La “globalizzazione” non viene affrontata dall’Italia con la forza, la consapevolezza, l’autorità di una vera e grande nazione, ma piuttosto viene subìta in forma subalterna in un contesto di cui è sempre più difficile intravedere un avvenire, che non sia quello di un degrado continuo, di un impoverimento della società, di una sostanziale perdita di indipendenza. I partiti dipinti come congreghe parassitarie divoratrici del danaro pubblico, sono una caricatura falsa e spregevole di chi ha della democrazia un’idea tutta sua, fatta di sé, del suo clan, dei suoi interessi e della sua ideologia illiberale.

GLI EFFETTI NEGATIVI DELL’UE SULLE NAZIONI – Se la Prima Repubblica era una fogna, è in questa fogna che, come amministratore pubblico, il signor Prodi si è fatto le ossa. I parametri di Maastricht non si compongono di regole divine. Non stanno scritti nella Bibbia. Non sono un’appendice ai dieci comandamenti. I criteri con i quali si è oggi alle prese furono adottati in una situazione data, con calcoli e previsioni date. L’andamento di questi anni non ha corrisposto alle previsioni dei sottoscrittori. La situazione odierna è diversa da quella sperata. Più complessa, più spinosa, più difficile da inquadrare se si vogliono evitare fratture e inaccettabili scompensi sociali. Poiché si tratta di un Trattato, la cui applicazione e portata è di grande importanza per il futuro dell’Europa Comunitaria, come tutti i Trattati può essere rinegoziato, aggiornato, adattato alle condizioni reali ed alle nuove esigenze di un gran numero ormai di paesi aderenti.
Questa è la regola del buon senso, dell’equilibrio politico, della gestione concreta e pratica della realtà. Su di un altro piano stanno i declamatori retorici dell’Europa, il delirio europeistico che non tiene contro della realtà, la scelta della crisi, della stagnazione e della conseguente disoccupazione.
Affidare effetti taumaturgici e miracolose resurrezioni alla moneta unica europea, dopo aver provveduto a isterilire, rinunciare, accrescere i conflitti sociali, è una fantastica illusione che i fatti e le realtà economiche e finanziarie del mondo non tarderanno a mettere in chiaro.
La pace si organizza con la cooperazione, la collaborazione, il negoziato, e non con la spericolata globalizzazione forzata. Ogni nazione ha una sua identità, una sua storia, un ruolo geopolitico cui non può rinunciare. Più nazioni possono associarsi, mediante trattati per perseguire fini comuni, economici, sociali, culturali, politici, ambientali. Cancellare il ruolo delle nazioni significa offendere un diritto dei popoli e creare le basi per lo svuotamento, la disintegrazione, secondo processi imprevedibili, delle più ampie unità che si vogliono costruire.
Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare.

3 commenti su “Il pensiero lungimirante di Bettino Craxi: cosa diceva vent’anni fa sull’Unione europea

  1. Bandana il said:

    Il mio punto di vista è: se metto sulla mia bilancia ciò che è stato fatto di buono e ciò che è stato fatto di non buono, (al di la delle considerazioni sul personaggio) il risultato è negativo.Per me un politico deve fare ciò che serve al proprio popolo; se questo non avviene, il suddetto è un farabutto.

  2. Anonimo il said:

    Craxi era assai lungimirante. Non solo spiritualmente, anche otticamente. Pare infatti che durante il suo "volontario" esilio per banali incidenti di percorso dalla spiaggia di Hammamet vedeva le coste della Sicilia.

  3. erieldo il said:

    C'è molto su cui riflettere! E questo porta, inevitabilmente, a pensare che la politica sia veramente "sporca"! Il guaio è che lo sarà sempre, più o meno come falsa sarà l'ingerenza/propaganda della Chiesa! Come resistere quando ci si trova tra incudine e martello???

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