CHIUDE LA MIVAR, ULTIMA FABBRICA ITALIANA DI TV

IL 30 NOVEMBRE LO STORICO MARCHIO CHIUDE I BATTENTI, DEDICANDOSI ALLA PRODUZIONE DI TAVOLI
L’Italia sta per perdere l’ennesimo marchio; non perché passerà a mani straniere, bensì perché abbasserà proprio le saracinesche. Trattasi della Mivar, storica fabbrica di televisori, che tra poche settimane, quando si esauriranno le scorte della componentistica, chiuderà per sempre le linee di produzione. È probabile che la produzione cessi entro il 30 novembre, oppure ai primi di dicembre. I sindacalisti della Cigl e della Cisl, che in questi anni sono riusciti a garantire a centinaia di operai (erano 900 negli anni ‘60) la cassa integrazione prima ordinaria e poi straordinaria, sono al lavoro per gestire la loro uscita dall’azienda.

LA SVOLTA MANCATA – Nel 2001 è stata completata la nuova sede, mai utilizzata: vasta 120 mila metri quadrati, di cui 60 mila a parco alberato. Ma proprio da quell’anno è cominciata la crisi, con la concorrenza delle tv a Led che ha sancito la fine delle tv a tubo catodico. Oggi si parla di trattative per la cessione di alcuni spazi dello stabilimento in vista di Expo 2015.
La Mivar non è riuscita ad adeguarsi ai tempi moderni. Le Smart Tv con sistema operativo Android, inaugurate qualche settimane fa, non sono bastate per mettersi al passo.
IL FUTURO NEL LEGNO – Da mesi il Patron Carlo Vichi è al lavoro per progettare una linea di mobili, soprattutto tavoli da usare nelle mense, nei self service, nei luoghi affollati come aeroporti e stazioni. Saranno prodotti al massimo della tecnologia promette.
CARLO VICHI, IL PERSONAGGIO – «Ma quale chiusura dell’azienda? Non è vero niente, i cancelli della Mivar resteranno sempre aperti». Carlo Vichi, 90 anni, il Patron della Mivar, così liquida la notizia. Poi ammette: «Non posso più produrre televisori. Spendo 10 e posso vendere a 8. E poi la Mivar non fa più televisori da anni perché mancava il genio italiano, la tecnologia italiana» Insomma, non li sentiva più «suoi».
Vichi non ha mai voluto spostare la produzione nella nuova sede perché non voleva «che insieme ai lavoratori ci entrassero anche i sindacati». Non è mai stato democratico, per lui «In fabbrica si dice sissignore, come nell’Esercito, nessuno può venire a comandare in casa mia». Per ora chiude agli stranieri: «Quello è un gioiello nato per fare i televisori o qualcosa di simile, non può prostrarsi a cose diverse. L’Italia se vuole ripartire deve riempire di nuovo le fabbriche. E io sono certo che tra 100 anni nella mia fabbrica qualcuno farà televisori, saranno americani, o forse cinesi».
Il primo televisore che abbiamo avuto in casa era proprio una Mivar in bianco e nero. Oggi abbiamo ancora due Tv a colori di questa marca, quelle classiche col tubo catodico. Una notizia del genere non può che dispiacere.

0 thoughts on “CHIUDE LA MIVAR, ULTIMA FABBRICA ITALIANA DI TV

  1. "In fabbrica si dice sissignore, come nell’Esercito, nessuno può venire a comandare in casa mia". Mi basta questo per dire che merita di chiudere…

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