COM’E’ TRISTE VENEZIA, MORTIFICATA DAL TURISMO

“Com’è triste Venezia” cantava Charles Aznavour nell’omonima canzone, riferendosi a un amore finito che la stupenda città lagunare ricordava al povero protagonista della storia. Ma Venezia oggi è triste anche per come sia alla mercé del turismo. E non mi riferisco solo alla tragedia di qualche giorno fa del turista tedesco ucciso da un traghetto che ha speronato la gondola su cui girava con la famiglia. Il gondoliere è risultato pure positivo a hascisc e cocaina. Bensì a una città mortificata dai tavolini con ombrelloni dei bar posti in ogni angolo. Per non parlare dei continui negozi di souvenir, che con la loro merce esposta all’esterno rendono ancora più ostico il passaggio lungo i già stretti (ma in fondo tipici) vicoletti.

IL PONTE DI RIALTO QUASI NON SI VEDE– Sedie e tavolini con ombrelloni invadono molti marciapiedi che costeggiano i canali. E sovente ostacolano alcuni punti panoramici importanti. Perfino il Ponte di Rialto dal basso in alcuni punti quasi non si vede. I gazebo invadono Piazzetta San Marco (detta anche Piazza dei Leoncini) e lungo Riva degli schiavoni non permettono di godere il bel panorama antistante.
TRAFFICO CONGESTIONATO – Poi c’è il problema traffico, posto sotto i riflettori dall’ultima tragedia. Ma già dieci anni fa ce ne fu una, pure peggiore: una gondola si rovesciò e morì un’intera famiglia olandese. Nessun provvedimento fu adottato. Troppi sono i traghetti che circolano insieme alle romantiche gondole, che però già c’erano nel 1500, come testimoniano gli stupendi quadri dell’epoca. La tragedia della Concordia, infine, non ha disincentivato la cattiva usanza di far passare vicinissime al molo le Navi da crociera.
E poi quasi tutte le Chiese sono a pagamento, anche quelle piccole e modeste.
                                                                  

Alla canzone citata nell’incipit, occorre aggiungere il titolo di un bellissimo film di Luchino Visconti: Morte a Venezia. E di Venezia. 

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