Elio e il Medioriente teso: ecco perché crisi col Qatar mette a rischio anche TAC, palloncini, bombole per sub e prodotti elettronici

Oltre a gas e petrolio, l’embargo al Qatar rischia di mandare in tilt il mercato mondiale dell’elio, il gas nobile dei palloncini per bambini, ma pure la materia prima necessaria per la propulsione a reazione, le risonanze magnetiche, la costruzione dei superchip e le bombole dei sub. Il motivo? Come riporta LaRepubblica, Doha – grazie ai suoi sterminati giacimenti di gas liquefatto – garantisce il 25% della produzione mondiale dell’elemento chimico. E l’isolamento economico imposto dai rivali del Golfo ha paralizzato la produzione (prima) e la spedizione (ora) agli acquirenti in giro per il mondo, mettendo in allarme la comunità scientifica e quella medica visto che l’indisponibilità di materia prima rende quasi impossibile reperire il gas da altri fornitori.

L’embargo, su questo fronte, è stato un fulmine a ciel sereno. Tutta la produzione di elio del Qatar veniva spedita via terra dall’Arabia Saudita o per mare attraverso un terminal degli Emirati. Il boicottaggio ha però chiuso queste strade. E Doha il 13 giugno ha deciso di chiudere la produzione, anche perché si tratta di materiale facilmente deperibile e difficile da stoccare in condizioni climatiche non adatte. Fino a pochi anni fa non sarebbe stato un problema: nel 1925, infatti, gli Stati Uniti – consci del valore economico e strategico dell’elio – avevano costituito un immenso giacimento artificiale ad Amarillo in Texas per conservare le scorte necessarie all’industria. Negli ultimi anni però la legge del libero mercato (e il pressing delle lobby) ha convinto Washington a “privatizzare” questa struttura, ridimensionandola e cedendo sul mercato il materiale in deposito. E lo stop di Doha ha così mandato in fibrillazione tutto il settore.

Per ora l’elio c’è, ma per quanto?

Le richieste pressanti di clienti e alleati – sommati alla grande disponibilità di petrodollari della famiglia regnante nell’emirato – hanno consentito ora di mettere una toppa alla crisi. Doha, sfruttando l’elemento economico per rafforzare la sua posizione geopolitica, ha deciso di riaprire la produzione di elio da qualche giorno. E ha ridisegnato la logistica del gas nobile, che viaggia ora solo via nave passando per l’Oman. I prezzi però sono più alti. E l’allarme resta rosso perché una recrudescenza della crisi potrebbe riazzerare la produzione dalla sera alla mattina. E a quel punto a preoccuparsi non sarebbero solo i bambini rimasti senza palloncini. Elio e il Medioriente teso.

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