Gigione, il cantante che sussurra a campagnole e carcioffole

POPOLARISSIMO DAGLI ANNI ’80, E’ PROTAGONISTA DI UN DOCUFILM DEL GIOVANE REGISTA BENEVENTANO VALERIO VESTOSO. il Mibact gli ha concesso il visto di interesse culturale
C’è chi lo definisce, tra ironia e disprezzo, l’Elvis Presley della porchetta o il Bruce Springsteen di Boscoreale. Città in provincia di Napoli da cui proviene. Ma lui, Gigione, al secolo Luigi Ciaravola, va per la sua strada. E lo fa in modo irrefrenabile dagli anni ’80, col suo inseparabile cappellino, forse per coprire la calvizie. Potrebbe essere anche definito lo Scatman delle sagre, visto che soffre di balbuzie ma ben domata dal canto. Non passa settimana senza qualche data, soprattutto tra Campania, Lazio, Basilicata e Molise. Tra sagre, feste in onore di Santi Patroni, pranzi e cene spettacoli, concerti estivi.

STILE E DISCOGRAFIA – Stilisticamente, è un incrocio fuori tempo massimo tra gli Squallor e Leone Di Lernia, per i suoi brani trash ma anche spinti, senza però sfociare, rispetto ai primi, nella volgarità. Uno stakanovista delle feste patronali, accompagnato sul palco dal figlio Jo Donatello e dalla figlia Menayt (in realtà si chiama Filomena, ma fa più chic/trash). I quali, da buoni figli d’arte, stanno prendendo una brillante strada artistica.
I suoi brani vanno dalle allusioni hard alle tematiche religiose. E così nella sua discografia ci trovi un po’ di tutto: A Campagnola, Te Piace ‘O biscotto, Lecca lecca, Te si mangiata sta banana, Il gelatino, Zuccherina, A figlia e zì Cuncetta (Jo Donatello), a’ carcioffel. Ma anche brani spirituali come Padre Pio, Caro Papa, Santa Rita. Non mancano poi canzoni a sfondo calcistico, dedicate al Napoli (quando arrivò in Serie A o quando approdò in Champions). Ma anche dedicate alla storica promozione del Frosinone, provincia dove riscuote molto successo.
LE ORIGINI E IL SUCCESSO – Ma come nasce il fenomeno Gigione? Così racconta le sue origini a Vivitelese: Erano gli anni Sessanta, ispirandomi al mio idolo Otis Redding mi cimentavo con il rhythm and blues; poi seguirono anni di serate in discoteca con musica dance e centinaia di matrimoni dove cantavo per poche migliaia di lire.
Alla fine degli anni Settanta incisi il mio primo Lp, “I due volti di Gigione”, mi sposai, ebbi tre meravigliosi figli e a metà degli anni Ottanta pubblicai l’album “Acqua e sapone” – che mi fece conoscere come cantautore al grande pubblico del Centro-Sud Italia. Qualche anno più tardi raggiunsi l’apice della popolarità con il brano “La campagnola a modo mio”, un motivo spensierato e un pò malizioso apprezzato e famoso in tutta Italia.
Nei primi anni Novanta intrapresi il mio primo tour negli Stati Uniti dove gli americani mi chiamavano “Mister Campagnola”. Il successo mi condusse ad esibirmi al Mary Griffin’s Resorts di Atlantic City e la popolarità venne definitivamente consacrata dopo la partecipazione a due “Festival di Napoli” trasmessi dall’emittente nazionale Rai Tre, ad uno dei quali mi classificai al secondo posto.
Sfruttando la grande musicalità della lingua partenopea, tradussi in napoletano verace le canzoni di successo di alcune star internazionali come Madonna, i Beatles o James Brown: aggiunsi all’orecchiabilità di canzoni famose un testo napoletano e questa formula fece(e fa) impazzire il pubblico delle feste di piazza, delle sagre paesane, le mie canzoni spopolano nelle radio e nelle televisioni .
Nel ’96, a diciotto anni, ho inciso il mio primo cd, “Pronto amore”, che ha avuto un enorme riscontro da parte del pubblico di tutta la penisola italiana, e successivamente ho vinto il disco d’oro con “Cuore innamorato”, che ha superato le cinquantamila copie vendute.
Da allora ho ampliato il mio repertorio di canzoni romantiche con testi eterogenei e musica dance, motivi spumeggianti e briosi.
DI LUI SI E’ ACCORTO PURE IL GOVERNO– Di lui si è accorta anche la televisione. Il primo fu Maurizio Costanzo già nel 1987, nel suo Maurizio Costanzo show. Che lo ha ospitato più volte. Ma è apparso anche sulle reti Rai e persino sulle tv straniere. Del resto, negli anni ’90 le tv nazionali italiane erano molto attratte dal trash locale (su tutte ha fatto scuola Mai dire Tv). Poi arrivarono Talent e Reality, in fondo, pure più trash.
E di lui si è accorto pure il Governo Renzi, finanziando e promuovendo un docufilm a lui dedicato. «Essere Gigione». Il titolo, situazionista a dir poco, richiama quello di «Essere John Malkovich» («Being John Malkovich»), film del 1999 scritto da Charlie Kaufman e diretto da Spike Jonze, tre nomination ai premi Oscar 2000. E il Mibact gli ha concesso il visto di «interesse culturale. Suscitando ironie e polemiche sul web. Ironico è stato lo stesso giovane regista dell’opera, Valerio Vestoso, beneventano classe 1987. «È un passo irrilevante per l’umanità, ma una conquista significativa per chi ha deciso di supportarmi in questa folle avventura» ha scritto sul suo profilo Facebook.

E chissà che, grazie a questo docufilm, Gigione non riesca a sfondare anche al Nord. Dove viene ancora snobbato e ignorato. In fondo, sarebbe il coronamento della carriera di questo simpatico cantante nato 68 anni fa a Boscoreale. Animale da palcoscenico come Springsteen; balbuziente come Scatman; dalle mosse pelviche alla Elvis.

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