IVA AL 22 PER CENTO, LA GENIALE TROVATA DEI TECNICI CHE AFFOSSA DEFINITIVAMENTE I CONSUMI

DAL PRIMO LUGLIO L’ALIQUOTA AUMENTERA’ DI UN ALTRO PUNTO, PER UN COSTO DI 370 EURO ANNUO A FAMIGLIA
Sebbene l’aliquota IVA sui beni di consumo fosse già molto alta e incidesse pesantemente sul costo dei beni di consumo, il Governo Berlusconi prima e quello Monti poi l’hanno aumentata di un punto, portandola dal 20 al 22 percento. Il nuovo balzo scatterà il primo luglio e avrà conseguenze pesantissime sui consumi, che la Cgia di Mestre ha quantificato in un importo medio di 370 euro in più per famiglia. Il che comporterà una nuova compressione degli acquisti, con gravi conseguenze per le già malmesse attività commerciali.

LA CONSIDERAZIONE DELLA CGIA – “Per il 2013 il costo complessivo a carico dei consumatori sarà di 2,1 miliardi di euro, dal 2014 toccherà i 4,2 miliardi, con un aggravio medio annuo che arriverà fino a 103 euro a famiglia”, hanno spiegato gli analisti della Cgia di Mestre che, ipotizzando che i comportamenti di consumo delle famiglie italiane rimangano immutati, prevede per un aumento medio annuo che oscilla da 88 a 103 euro.
“Bisogna assolutamente scongiurare questo aumento – ha commentato il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi – se ciò non avverrà, corriamo il serio pericolo di far crollare definitivamente i consumi che ormai sono ridotti al lumicino”. Questa è una crisi economica che va affrontata dalla parte della domanda: solo incentivando i consumi interni si può, infatti, rilanciare la produzione. Altrimenti, il Paese è destinato ad accentuare la fase recessiva che comporterà un aumento delle chiusure aziendali e la crescita del numero dei senza lavoro.
QUALCHE ESEMPIO DI AUMENTO – I rincari che peseranno di più sui portafogli delle famiglie italiane, secondo l’associazione di Mestre, sono quelli che scatteranno per il pieno all’auto o per il meccanico o il carrozziere (33 euro all’anno per una famiglia di tre persone, 39 euro se il nucleo è composto da 4 persone), per l’acquisto dei capi di abbigliamento e per le calzature (18 euro all’anno per una famiglia di 3 persone, 20 euro se il nucleo è da 4) e per l’acquisto di mobili, elettrodomestici o articoli per la casa (13 e 17 euro).
Nel report della Cgia appare, tuttavia, evidente come il passaggio dal 21% al 22% dell’aliquota Iva ordinaria non inciderà sulla spesa dei beni di prima necessità. Tutti beni ai quali si applica l’Iva al 10% o al 4%, o non si applica affatto.
(Fonte: Il Giornale)

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