James Pallotta isolato nella guerra agli ultras: 11 club di Serie A tacciono, ecco quali

COME GIA’ SUCCESSO NELL’ELEZIONE DI TAVECCHIO, LA SERIE A SI MOSTRA FERMA AL CAMBIAMENTO
Il calcio italiano non cambierà mai, perché non c’è volontà da parte dei club di cambiarlo. Le storiche grandi – Juventus, Milan e Inter – si mantengono da sempre su posizioni conservatrici; Zamparini fa il gallo stridente solo in Tv ma quando si tratta di votare si mostra sempre zelante con le grandi. Come lo stesso Aurelio De Laurentiis Patron del Napoli, filosofo a tempo perso, e il “cane che abbia ma non morde” Preziosi, del Genoa. Sorvolando, per ora, sul pagliaccio presidente della Sampdoria, Massimo Ferrero, neofita del calcio, gli unici che si mostrano da sempre anti-sistema sono i Della Valle proprietari della Fiorentina, Claudio Lotito della Lazio (sebbene sia stato proprio quest’ultimo a sostenere la candidatura conservatrice di Tavecchio) e la Roma nelle persone della famiglia Sensi prima e di James Pallotta oggi. Già, perché il Presidente americano, seppur anch’egli neofita del calcio, ha capito in questi pochi anni alla guida del club giallorosso come vanno le cose in Italia. E non ci sta. Non sostenendo Tavecchio prima e ponendosi contro gli ultras oggi. Definendoli fucking idiots dopo gli striscioni contro la madre di Ciro Esposito esibiti allo stadio; invitandoli pure a non entrarci. Un grande coraggio, che però non ha trovato eguale sostegno. Undici club sui restanti 19 di Serie A non hanno sostenuto la sua iniziativa.

I CLUB TACITURNI – Il giorno dopo il suo attacco via Twitter abbiamo contattato tutte le società del massimo campionato. I grandi club hanno preferito non pronunciarsi: Juventus, Milan, Inter, Napoli. Ma il mutismo, si sa, è trasversale: no comment anche da parte Palermo (con Zamparini che liquida: “Non guardo in casa degli altri, ogni presidente ha i suoi problemi, io i miei”), Torino, Sassuolo, Verona, Cagliari, Chievo e Parma, quest’ultimo giustificato dalla gestione fallimentare.
LA VOCE GROSSA DI LAZIO E FIORENTINA– Ha parlato, eccome se ha parlato, Claudio Lotito, il primo patron a condurre una battaglia aperta contro gli ultrà violenti. E c’è tutto Lotito nella rivendicazione di tale primogenitura: “Pallotta ha ragione? Come Lotito ha ragione da 10 anni: sono stato il primo a farlo, è lui che segue me”.
La riaffermazione dello stadio come luogo di civiltà passa anche attraverso la politica del dialogo con il tifo sano. La Fiorentina, attraverso il presidente Mario Cognigni, sostiene Pallotta, rivendica l’iniziativa del fair play e ricorda di essere “parte attiva nel supportare la Lega nel progetto Slo (Supporter liaison officer, cioè le figure che dovrebbero fare da collante tra club e tifoseria, ndr) affinché non si ripetano certe situazioni. Con il supporto dell’introduzione di regolamentazioni restrittive e con leggi adeguate che andranno fatte rigorosamente rispettare, potremmo riportare il calcio nella giusta dimensione: quella di uno spettacolo adatto alle famiglie e senza pericoli”.

SONDAGGIO


Per oltre 8 lettori su 10 è giusto che le società rompano i rapporti con gli ultras.

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