LA LEGA A ROMA E’ DIVENTATA LADRONA

L’EX SEGRETARIA DI UN SENATORE HA RIVELATO UN UTILIZZO IMPROPRIO DEI SOLDI CHE IL CARROCCIO HA RICEVUTO AL SENATO NELLA LEGISLATURA ORMAI AL TERMINE. BEN 15 MILIONI DI EURO
La Lega è nata vent’anni fa spinta dal vento dell’indignazione che Mani pulite aveva scatenato nei cittadini. Tanti al Nord si sentivano rappresentati da un partito che voleva rompere con “Roma ladrona”, con uno Stato spendaccione che gettava in fumo i soldi dello stakanovista e meticoloso Settentrione. La Lega Nord è arrivata all’apice nel 2009, ottenendo alle elezioni europee una media voto nazionale pari all’11%, toccando il 30% in alcune zone e ottenendo lusinghieri risultati anche nelle regioni del centro.
Poi lo scandalo Bossi jr. prima e quello Belsito poi, hanno fatto sentire il suo elettorato deluso e tradito, al punto che oggi è ritornata alla forza elettorale di dieci anni fa. Secondo i sondaggi intorno al 5-6%. E dove arriverà ora alla luce di una nuova inchiesta che la riguarda? Un nuovo possibile scandalo fatto di sperpero di denaro pubblico?

15 MILIONI SPERPERATI – C’è più di un conto che non torna nella gestione dei 3 milioni di euro che ogni anno il Senato della Repubblica ha erogato al gruppo parlamentare della Lega Nord-Padania. Dunque dei 15 milioni nei cinque anni della legislatura appena conclusa. Stipendi extra corrisposti in contanti al capogruppo Bricolo e i suoi fedelissimi Bodega e Mazzatorta, ma anche una “paghetta” da duemila euro mensili per il senatore Roberto Calderoli; pagamento dell’affitto allo stesso capogruppo per 1.250 e copertura della sua carta di credito; assegni girati a collaboratori per finalità non chiare.
La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un’inchiesta, curata dal sostituto Roberto Felici. È ancora alle battute iniziali, gli inquirenti sono in fase di riscontro, ma sembra stia procedendo piuttosto spedita. Anche perché la fonte è quel che si dice una gola profonda, addentro alle cose e ai numeri del Carroccio.
A fare rivelazioni assai documentate è la segretaria del tesoriere del gruppo (il senatore Piergiorgio Stiffoni) Manuela Maria Privitera. Nata nel ’67 a Londra, tra i pochissimi ad avere gestione piena e diretta dei milioni di euro di fondi pubblici nelle disponibilità del gruppo a Palazzo Madama. Emerge un quadro senza precedenti dalla sua deposizione resa il 27 novembre scorso in Procura e dal memoriale che la stessa segretaria consegna ai pm, con tanto di allegati e ricevute.
Racconta di un sistema rodato che andrebbe avanti da anni. “La destinazione dei fondi che il Senato mette a disposizione dei gruppi, lo dico per diretta conoscenza, non sempre è stata rigorosamente rispettata”. La Privitera rivela l’esistenza di bonifici corrisposti fino al novembre 2011 “con disposizione permanente ai senatori componenti l’ufficio di presidenza: Bricolo 2.028 euro, Bodega 778 euro, Mazzatorta 683 euro”. Soldi extra rispetto alle già ricche retribuzioni degli onorevoli. Poi, da novembre 2011, “il presidente (Bricolo, ndr) ha deciso di volerli ricevere e dare per contanti, aggiungendo ai già menzionati senatori anche Roberto Calderoli”. In quello stesso mese era caduto il governo Berlusconi e Calderoli lasciava la poltrona di ministro della Semplificazione. E “al senatore viene destinata la cifra in contanti di 2.000 euro mensili”. Spiega che “da dicembre 2011 in poi ho consegnato personalmente ogni mese il denaro in contanti, facendomi firmare una ricevuta individuale precompilata”. Non solo. “Il gruppo pagava l’affitto dell’appartamento dove abitava il senatore Bricolo, con bonifico permanente di euro 1.250 e inoltre saldava il conto di una carta di credito che era nella disponibilità esclusiva del presidente”. E poi: “Bricolo ha impartito disposizione affinché il gruppo si facesse carico delle spese telefoniche del senatore Calderoli”.
I SOLDI AI COLLABORATORI – Senatori e non solo. Tra i “pagamenti in contanti” la segretaria annota anche quello “al nostro addetto stampa Romolo Martelloni per 2 mila euro mensili a titolo di rimborso spese in aggiunta allo stipendio che egli percepiva”. E ancora, “alcuni extra per la segretaria del presidente Bricolo, Stefania La Rosa”. Poi, “la corresponsione mensile di 1.500 euro a tale Cortese Giuseppe, che non era un nostro dipendente ma collaborava con l’onorevole Cota (oggi governatore del Piemonte, ndr) quando questi era capogruppo”.
I CONTI CORRENTI – Parecchi soldi sono transitati dai conti correnti 10765, 9686 e dal 10331 dell’agenzia Bnl di Palazzo Madama. Sulla triplicazione degli accantonamenti (e su quest’ultimo c/c in particolare) i pm hanno acceso i loro riflettori. Il sospetto, ancora in via di accertamento, è che a un certo punto lo stato maggiore del gruppo che fa capo al presidente Bricolo e all’ex tesoriere Stiffoni abbia deciso di non girare più alla segreteria di via Bellerio a Milano (siamo negli anni della “monarchia” Bossi, del tesoriere del partito Belsito e del “cerchio magico”) l’importo messo a disposizione dal Senato al netto delle spese sostenute. E che abbia piuttosto gestito in autonomia quelle somme, creando conti paralleli. Distribuendo poi migliaia di euro ogni mese in parte ad alcuni senatori per spese più o meno personali, in parte ad alcune figure che gravitavano attorno al partito. Segretarie, portavoce, collaboratori. Per fare cosa? Con quali motivazioni? E perché in nero?
LE RIVELAZIONI DELL’EX SEGRETARIA– La Privitera è dunque la segretaria amministrativa alle dirette dipendenze di tesoriere e capogruppo (prima Castelli e poi Bricolo) dal 2006 all’aprile 2012. Proviene dalla Pontida Fin, la finanziaria del partito. Anche lei è sotto inchiesta e decide di parlare quando si ritrova esautorata dall’incarico. Ma anche messa all’indice dai suoi col pretesto del prestito da lei ottenuto per l’acquisto di una casa, per una cifra che eccedeva l’anticipo di Tfr al quale aveva diritto. Secondo lei c’era la volontà di sbarazzarsi di una testimone “scomoda”. Ai pm si dice pronta a “restituire la parte eccedente” il suo Tfr. Ma occorre inquadrare il contesto.
A marzo esplode lo scandalo Belsito sull’utilizzo dei rimborsi elettorali del Carroccio. Il 5 aprile Bossi rassegna le dimissioni irrevocabili schiacciato dal peso della cartellina The Family. Nel partito è il panico. Si teme un effetto a catena. Il 24 aprile 2012 – scrive la Privitera nel memoriale – si riuniscono i senatori Calderoli, Mazzatorta, Franco, Stiffoni e il capogruppo Bricolo. Subito dopo, Franco e Mazzatorta intimano alla segretaria di “consegnare le chiavi degli armadi, la cassettiera e la stanza”. Non prima di aver mostrato loro “le ricevute dei rimborsi che consegnavo per contante ogni mese”. Da quella data viene quindi “spossessata della stanza e sospesa dalle attività”. Il 9 maggio, “i senatori Mazzatorta e Franco accompagnati da due che si presentano come revisori prelevano dalla stanza che mi era stata requisita tutto il contenuto, compreso la cassaforte”. Il 16 maggio la segretaria viene convocata dal “senatore Divina che mi dice di aver parlato con Bricolo e Calderoli e che il capogruppo proponeva suo tramite un aumento, anzi un raddoppio di stipendio per risarcirmi del momento di disagio che stavo vivendo. Ho ribadito che il mio stipendio era più che dignitoso che l’unica cosa che dovevo riavere era il mio ruolo professionale e la mia dignità”. Nelle stesse ore arrivava dalla Procura di Milano la notifica dell’avviso di garanzia a carico del senatore tesoriere Stiffoni. 
(Fonte: Repubblica)
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