Livorno, la Venezia proletaria

Livorno è un comune della Toscana con quasi 159 mila abitanti. E’ la terza città della regione per numero di abitanti dopo Firenze e Prato e quinta di tutta l’Italia Centrale. Forma con i limitrofi Comuni di Pisa e Collesalvetti un “triangolo industriale”. Importante anche il suo porto, sia dal punto di vista commerciale che turistico. Sebbene queste caratteristiche siano da alcuni decenni in declino.

Livorno si è sviluppata soprattutto dalla seconda metà del XVI secolo per volontà dei Medici prima e dei Lorena poi. Qui arrivavano numerosi mercanti dall’estero, avevano sede diversi consolati e compagnie di navigazione. Ciò la rese pertanto una città multietnica, per una sorta di globalizzazione anticipata. Così, Livorno tra il 1500 e il 1700 era famosa a livello internazionale, con importanti comunità straniere che ne frequentarono il porto franco. A partire dalla seconda metà dell’ottocento, Livorno divenne importante anche come meta turistica. Tanto che fu soprannominata la “Montecatini al mare”. Ha dato altresì i natali a diverse personalità di spicco, come Amedeo Modigliani, Pietro Mascagni, Giovanni Fattori, Carlo Azeglio Ciampi, ecc.

Livorno è anche nota per aver dato i natali al Partito comunista italiano, nel 1921, per effetto del Congresso socialista che si tenne all’interno del teatro Goldoni. La città da allora è rimasta operaia e guidata dal Pci fino al suo scioglimento, per poi passare a Pds, Pd ed oggi M5S. Una città che oggi appare visibilmente in decadenza, che non ha perso la sua vocazione di “porto aperto” essendoci numerosi stranieri e la cui zona più interessante è il quartiere Venezia. Intitolato così perché rievoca molto lontanamente la città lagunare veneta. Anche i locali ivi ubicati ne prendono il nome. Suggestiva anche la terrazza Mascagni, sebbene anch’essa dia l’impressione di essere in decadenza e poco sfruttata. Una nobile decaduta, una città proletaria in parabola discedente.

livorno piazza mascagni

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