Tra una scissione e l’altra in Parlamento i partiti sono diventati più di 25: la lista completa

Già quarant’anni fa Rino Gaetano, in una delle sue più conosciute canzoni, si lamentava del quadro politico italiano. Il brano è Nun te reggae più e si lamentava di «Dc-Psi-Pci-Pli-Pri». Solo cinque partiti, in fondo, ma già visti troppi e litigiosi. E cosa direbbe il grande Rino, del fatto che in Parlamento i partiti sono più che quintuplicati?! In realtà nel 2013 siamo stati chiamati a sceglierne tra 18. Non pochi. Ma ora, tra una scissione e l’altra, sono diventati più di 25! Con le divisioni nel Pdl, che dalla casa madre, oggi Forza Italia, ha visto allontanarsi Ncd, Conservatori e riformisti, Idea, Gal, Ala. Con i fuoriusciti M5S. Con l’esplosione di Scelta civica, che ha creato un continuo movimento di persone e sigle nella parte centrale dell’emiciclo. Ecco tutti i partiti presenti in Parlamento.

L’implosione del Partito democratico porta alla nascita di due nuovi movimenti

mdpCome riporta Il Corriere della sera, Movimento dei democratici e progressisti è l’ultimo nato, in seguito alla scissione dal Pd guidata da Roberto Speranza ed Enrico Rossi. Rappresenta l’area vicina agli ex leader Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema e, in generale, l’ex sinistra dem che non si riconosceva più nel partito guidato da Matteo Renzi. Conta 36 deputati e 14 senatori. Non tutti i deputati sono ex Pd: altri provengono da Sel, che recentemente ha portato a termine il passaggio a Sinistra italiana. Quanti non hanno gradito la linea vincitrice all’ultimo congresso (niente alleanze con il Pd renziano), sono confluiti nel Mdp. Sono solo 36 i deputati che, per ora, sono entrati nel gruppo di Mdp. Tra i deputati: Pier Luigi Bersani, Alfredo D’Attorre, Guglielmo Epifani, Claudio Fava, Aniello Formisano, Carlo Galli, Francesco Laforgia (capogruppo), Arturo Scotto, Roberto Speranza, Nicola Stumpo Davide Zoggia. In Senato: Maria Cecilia Guerra (capogruppo), Felice Casson, Filippo Bubbico, Nerina Dirindin, Paolo Corsini, Miguel Gotor, Doris Lo Moro.

Non solo i bersaniani. A uscire dal Pd, certo con numeri più ridotti, ci avevano già pensato. Pippo Civati nel maggio 2015, dopo aver votato contro l’Italicum, esce dal Pd. La sua creatura è Possibile. Possibile, oltre ai deputati Luca Pastorino e Beatrice Brignone — subentrata dopo l’addio di Enrico Letta alla Camera a ottobre 2015 —, può contare sull’alleanza con alcuni fuoriusciti del Movimento 5 Stelle che hanno seguito Massimo Artini in Alternativa libera. La componente Alternativa libera-Possibile conta 10 deputati.

Addio Sel, nasce Sinistra Italiana

sinistra italianaDal Pd sono usciti anche alcuni parlamentari che hanno dato vita, con gli esponenti di Sel, a Sinistra italiana. C’è chi, come Alfredo D’Attorre, è adesso nei Democratici progressisti. Stefano Fassina è invece ancora con Si. Sinistra ecologia e libertà, il partito lanciato da Nichi Vendola, perde le parole ecologia e libertà e diventa Sinistra italiana. Nasce prima in Aula, poi si fa formalmente partito. È novembre 2015 quando il gruppo di Sel accoglie diversi dissidenti Pd e diventa Sel-Sinistra italiana. Il capogruppo alla Camera è Arturo Scotto. Al Senato la componente accoglie anche due ex grillini. Il congresso di fondazione del partito è di febbraio 2017. È eletto segretario Nicola Fratoianni. La linea è chiara: nessuna alleanza con il Pd renziano, il centrosinistra vecchia maniera non è più praticabile. Arturo Scotto non ci sta. E, con altri, confluisce nel Mdp.

Esplode il Pdl, tutti i frammenti nati dopo

Il primo scossone, forte, è di novembre 2015. L’Aula vota per far decadere Silvio Berlusconi da senatore, il Pdl rompe l’alleanza per il governo di larghe intese e torna al vecchio simbolo di Forza Italia. Angelino Alfano non ci sta e, insieme agli altri ministri (Maurizio Lupi, Beatrice Lorenzin, Gaetano Quagliariello, Nunzia De Girolamo), fonda il Nuovo centrodestra. Ma questo, appunto, è solo l’inizio. Dei quasi 200 seggi ottenuti dal Pdl alle Politiche 2013 oggi Forza Italia ne conserva appena 92. Il resto?

Oltre Ncd (oggi in Area popolare), ecco dove sono.

  • Conservatori e riformisti: fondato a maggio 2015 da Raffaele Fitto, con lui una ventina di esponenti.
  • Ala: ovvero Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, presentata a luglio 2015 da Denis Verdini e altri parlamentari che hanno sostenuto la riforma costituzionale di Renzi, bocciata dalla urne a dicembre 2016. Adesso è alleato con alcuni ex di Scelta civica.
  • Idea: fondato da Gaetano Quagliariello, che lascia Ncd con Carlo Giovanardi e altri per lanciare nel 2015 Identità e Azione.
  • Gal: dal gruppo Grandi autonomie e libertà, fondato da leghisti ed eletti Pdl che si riconoscevano nei partiti autonomisti (Grande sud, ecc.), sono passati diversi esponenti tra un cambio di casacca e un altro.

Il Centro di gravità permanente

Oggi è una galassia di sigle diverse ad affollare il centro. Prima c’è stato il divorzio dell’Udc dai montiani, poi, febbraio 2015, Scelta civica si è sciolta al Senato ed ha avviato la diaspora alla Camera. Ecco una panoramica dell’area.

  • Udc: è l’unica sigla che era presente alle Politiche 2013. Già, ma qualcosa è cambiato, a cominciare dalla guida. Pier Ferdinando Casini, storico presidente, è uscito: con lui quanti sostenevano con convinzione il Sì al referendum. Ora il leader è Lorenzo Cesa. Con lui Paola Binetti e Rocco Buttiglione, oltre a ex Pdl poi verdiniani come Riccardo Conti.
  • Centristi per l’europa: e Casini? Ha lanciato una nuova creatura, Centristi per l’Europa. Con lui i centristi che hanno scelto di restare dentro Area popolare (vedi sotto).
  • Area popolare: è il gruppo che unisce, in Parlamento, Ncd e i centristi che, con Casini, non hanno rotto con Alfano.
  • Democrazia solidale-Centro democratico: altri centristi hanno seguito Lorezo Dellai, che ha dato vita a Democrazia solidale. Oggi in gruppo con Centro democratico, ovvero il partito di Bruno Tabacci, già in coalizione con il Pd di Bersani nel 2013.

Cosa resta della creatura di Mario Monti? Il simbolo è in mano all’ex viceministro dell’Economia Enrico Zanetti. Che non è stato seguito, però, dalla maggioranza dei parlamentari. Il risultato? Una buona parte degli ex Scelta civica alla Camera, come Alberto Bombassei, privati del simbolo, sono adesso nel gruppo Civici e innovatori. E altri, come Valentina Vezzali e Mariano Rabino, hanno dato vita a un gruppo unico Scelta civica-Ala con i verdiniani. E Monti? Lontano da tutto questo, nel gruppo misto.

Tra gli altri, resuscitano pure Verdi e Italia dei valori

Nel gruppo misto, poi, sono nate ulteriori componenti. Una miriade di sigle, eccole in breve:

  • Fare!: sono gli ex leghisti vicini al sindaco di Verona Flavio Tosi, come il deputato Bragantini e le senatrici Bisinella e Munerato
  • Italia dei valori: a far rivivere la sigla che fu di Antonio Di Pietro sono adesso dei fuoriusciti dai 5 Stelle, come Alessandra Bencini e Maurizio Romani
  • Verdi: ex grillina, Cristina De Pietro da sola dà vita alla Federazione dei Verdi in Senato
  • Insieme per l’Italia: è la coppia di Palazzo Madama formata da Sandro Bondi e dalla compagna Manuela Repetti, ex Pdl, ora pro governo
  • Psi-Pli: la componente del viceministro Riccardo Nencini, eletti nelle liste Pd in quota socialista
  • Usei: a Renata Bueno, detentrice del ottenuto nel 2013 con il voto degli italiani all’estero all’Unione Sudamericana Emigrati Italiani, si sono aggiunti esponenti di Idea.

Della confusione che impera in parlamento ce ne siamo resi conto all’indomani delle dimissioni di Renzi. Quando Mattarella fu costretto a consultarsi con una serie infinita di sigle. La soluzione a tutto ciò? La elenco in due punti:

  • Sbarramento al 5 e all’8 percento rispettivamente alla Camera e al Senato. I quali costringerebbero molti ad accorparsi sotto un’unica sigla senza dar vita a nomi e nomignoli.
  • Vincolo di mandato. Chi cambia partito perde automaticamente il mandato da parlamentare.

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