Svezia, una polveriera europea: ha sfornato 300 foreign fighter ed è ostaggio dell’immigrazione

Anche la tranquilla Svezia è stata colpita dal terrorismo islamico. E sempre con la solita modalità: un mezzo pesante che si scaraventa sui pedoni. Come saprete è successo venerdì, in pieno centro proprio della capitale Stoccolma. Già preda nel 2010, e sempre nella stessa zona, di due autobombe  collocate in due veicoli, i quali esplosero alle 16.48 all’incrocio tra Olof Palme Street e Drottninggatan e il secondo alle 17.00 all’incrocio tra la stessa Drottninggatan e Bryggargatan.

Due anni fa toccò ad un altro paese scandinavo, la Danimarca, con un duplice attentato il 14 e il 15 febbraio nella capitale Copenaghen. Il primo a un cafè dove era presente il vignettista svedese Lars Vilks, in passato autore di una vignetta satirica dove aveva raffigurato il profeta Maometto con le fattezze di un cane. Lui è rimasto illeso, mentre è morto il regista cinquantacinquenne Finn Nørgaard. Il secondo a una Sinagoga, dove c’è stata una vittima. Un 37enne morto dopo per ferite gravi.

Dunque, anche i paesi scandinavi non sono immuni dal terrorismo. Il caso della Svezia però è particolare. Un Paese che per il proprio invidiabile welfare si è trovato involontariamente a foraggiare e coccolare jihadisti in casa propria. L’immigrazione è infatti diventata difficilmente controllabile, mentre sta avanzando anche la criminalità locale. Per un paese che si mostra sempre meno quel paradiso impeccabile che tutti abbiamo sempre immaginato.

Il welfare in Svezia sta finanziando i terroristi

svezia stoccolmaCome riporta Il Giornale, il rapporto del Centro nazionale per gli studi sul terrorismo della Swedish defence university di Stoccolma, realizzato per conto dell’Autorità di supervisione finanziaria, mostra non poche falle e si sta rivelando controproducente. Decine le posizioni di abuso scoperte nel periodo 2013-2016. Si parla di contributi per l’affitto, assegni familiari e prestiti per studenti percepiti da individui che hanno lasciato la Svezia per Irak e Siria: sono 300 in totale i foreign fighter censiti, 120 quelli che hanno fatto ritorno in Scandinavia. Ma anche, addirittura, di una compagnia di intermediazione sociale aperta e sfruttata da immigrati per impossessarsi direttamente e indebitamente di sovvenzioni per disabili, al fine di dirottarle almeno in parte nella jihad.

Riuscire nel sistema non è stato nemmeno troppo complicato per chi lo ha messo in piedi. I combattenti sono stati capaci di succhiare migliaia di euro alle istituzioni grazie alla complicità di amici o parenti rimasti in Svezia. Questi ultimi hanno messo in pratica azioni per simulare la presenza sul suolo svedese di chi in realtà si trovava all’estero. Su di loro sono puntate ulteriormente le lenti delle autorità.

Svezia sempre più preda della violenza da parte di immigrati

attentato stoccolmaBande criminali straniere e svedesi hanno ormai preso confidenza addirittura con l’uso di bombe a mano e il sospetto è che siano importate dai Balcani da figure connesse ai canali di immigrazione illeciti. Negli ultimi due anni l’utilizzo è dilagato in tutta la Svezia: dai pochi e più isolati episodi del passato si è giunti a una cinquantina di esplosioni sia nel 2015 che nel 2016, con diversi feriti e un morto. Il 2017 non è esente: l’ultima esplosione risale alla fine di febbraio, a Malmo.

In generale la violenza è calata in Svezia negli ultimi vent’anni a fronte di una crescita del numero di immigrati e complessivamente la maggioranza dei crimini è commessa da svedesi, ma c’è da fare i conti con una recente recrudescenza dei reati contro la persona e con un’incidenza elevata dei fenomeni criminali tra gli stranieri, che hanno una probabilità 2,5 volte più alta di essere accusati di un illecito rispetto a cittadini svedesi nati da entrambi i genitori svedesi. Un tema, questo, strettamente legato all’altro problema connesso all’immigrazione: l’integrazione. Nonostante la grande cura della istituzione svedesi per l’inclusione, non sono pochi i quartieri caratterizzati dalle difficoltà di inserimento per la grande presenza di immigrati e dal disagio sociale, oltre che dalla criminalità. Il governo ha mappato 53 aree di questo genere in giro per il Paese, dove la situazione è complessa e sarà necessario intervenire.

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Questo attentato potrebbe portare la Svezia a misure restrittive sull’immigrazione, che resta comunque una risorsa per un Paese con bassissimi tassi di natalità. Anche se gli immigrati difficilmente scalano le vette della società, rimanendo relegati a ruoli professionali di basso livello. E finendo per abitare soprattutto nelle periferie. Uno scenario simile anche ad altri paesi come Francia, Belgio e Olanda. E che probabilmente sta spingendo gli immigrati di “seconda generazione” a non sentirsi integrati e parte della società in cui sono nati, diventando facili prede di chi gli promette un riscatto mediante mezzi violenti.

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