Torino e Roma: i 20 miliardi di loschi affari che salteranno grazie ai Cinquestelle

Le ultime elezioni amministrative hanno rimarcato il concetto che i cittadini italiani si sono stufati della vecchia politica. E, oltre a farlo mediante l’astensionismo, che ha raggiunto livelli inquietanti (dal cronico 20% medio si è ormai passati al 50%), lo hanno fatto anche attraverso il crescente sostegno al Movimento cinque stelle. Capace di vincere anche in due città molto importanti: Torino e Roma. Una brutta notizia per la vecchia politica, quella delle lobby e dello scambio di poltrone. Che fa il paio con la riconferma di Luigi de Magistris Sindaco di Napoli. Secondo una stima de Il fatto quotidiano, i Cinquestelle, governando Torino e Roma, farebbero saltare un banco di affari per la cricca pari a circa 20 miliardi di euro. Vediamo come nelle due rispettive città.

Gli affari che salteranno a Roma

virginia raggi sindaco romaA riportare l’articolo de Il Fatto è la pagina Facebook: Virus5Stelle. Il grosso non è scritto nel programma della Raggi ma nei manifesti elettorali dello sconfitto Roberto Giachetti: Olimpiadi (almeno 5 miliardi), nuovo stadio della Roma (almeno un miliardo), Metro C (almeno cinque miliardi). Profeticamente, Francesco Gaetano Caltagirone, detto Franco, ha fatto uscire sulla Repubblica di ieri la notizia del suo congedo dagli affari all’ombra del Campidoglio. Finora il ritornello dell’internazionalizzazione serviva a dissimulare la ferrea presa delle sue mani sulla città. Ma adesso cambia tutto davvero, indipendentemente dalle capacità della nuova sindaca. Perché se Raggi si rivelasse un’incapace, per chi l’ha dipinta come tale in campagna elettorale sarebbe anche peggio: con gli incapaci non si tratta, dicevano i magnaccioni quando decisero di far fuori Ignazio Marino.

Caltagirone è il più dolente. È talmente ricco che può serenamente perdere i lucrosi affari romani. Ma è in pericolo il titolo di ottavo re di Roma. Walter Veltroni gli aveva fatto nel 2008, l’ultima notte prima dello scioglimento del consiglio comunale, un piano regolatore su misura. Oggi diventa assessore all’urbanistica Paolo Berdini, il più accanito nemico di quella immensa porcheria. Gianni Alemanno era un sindaco di sicura osservanza. Marino lo accusò di aver nominato al’’immediata vigilia delle Comunali 2013 manager graditi a Caltagirone, che con il 16 per cento delle azioni dettava legge nella municipalizzata controllata dal Comune. Poi anche il marziano si è messo d’accordo con l’editore del Messaggero.

Poi è finito l’incantesimo. L’aiuto fraterno del Messaggero non bastò ad Alemanno per fermare Marino, e tre anni dopo il quotidiano di Caltagirone risulta di nuovo ininfluente: 374 mila voti per Alemanno, 377 mila per Giachetti. E Raggi ha già dato lo sfratto all’ad calta-renziano di Acea Alberto Irace. Svaniscono le Olimpiadi. Per Caltagirone addio ai lavori sui terreni di Tor Vergata e ai 300 milioni per finire la Vela di Calatrava, incompiuta dei mondiali di nuoto 2009 organizzati da Giovanni Malagò che lo stesso presidente del Coni vuole finire per il 2024.

Piange anche Unicredit, il cui capo delle relazioni esterne Maurizio Beretta si è fatto intervistare appositamente dal Corriere della Sera per appoggiare “l’occasione d’oro”: le Olimpiadi darebbero nuova vita alla Nuova Fiera di Roma che deve alla banca milanese 200 milioni di euro. Altro dolore di Unicredit è il costruttore Luca Parnasi, che gli deve un sacco di milioni, e per questo fu individuato come costruttore del nuovo stadio con il quale si sarebbe rimesso in sesto: l’impianto di Tor di Valle dovrebbe nascere con tanti palazzi intorno. Ma serve una modifica al piano regolatore e la dovrebbe fare lo stesso Berdini che giudica l’opera un insulto alla città e un regalo ai costruttori.

E quelli a Torino

chiara appendino sindaco torino

Intanto a Torino la neoeletta Chiara Appendino ha già mandato i saluti ai più compìti magnaccioni subalpini. Ha chiesto di togliere il disturbo all’ex ministro Francesco Profumo, piazzato da Piero Fassino – in articulo mortis, stile Alemanno – alla presidenza della Compagnia di San Paolo, azionista chiave di Intesa San Paolo, prima banca italiana. La reazione dell’interessato è geniale: una nota della Compagnia ci fa sapere che il presidente è scelto dal sindaco di Torino “tradizionalmente, ma senza alcun riferimento allo Statuto”. Come dire: noi facciamo come ci pare e Fassino ha indicato Profumo (e prima ancora Sergio Chiamparino) fregandosene dello statuto, ma adesso la grillina si tiene Profumo a norma di statuto.

Più incerta la sorte di Paolo Peveraro, ex assessore che ha impiombato il bilancio del Comune di Torino con i derivati fino a guadagnarsi il soprannome di Indebitator. Fassino lo ha messo al posto di Profumo al vertice della Iren, la multiutility energetica quotata in Borsa e controllata da Torino. Appendino può far saltare Peveraro, che tra l’altro è in un conflitto d’interesse clamoroso: Iren ha un credito di 190 milioni verso l’azionista di maggioranza per bollette non pagate, cosa che manda in bestia i piccoli azionisti. E con Peveraro salteranno anche le nomine nelle controllate Amiat (nettezza urbana) e Trm (inceneritore), che Fassino aveva già promesso.

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