TURISMO SESSUALE IN AUMENTO, LE METE PREFERITE DAI PEDOFILI

I PREZZI LOW COST CONSENTONO A TUTTI DI RAGGIUNGERE METE PARADISIACHE, DOVE PERO’ TROVARE ANCHE PROSTITUZIONE MINORILE
Professionisti affermati, cittadini modello, persone distinte, familiari e amici esemplari. Dietro persone insospettabili si nascondono squallidi turisti in cerca di prostituzione minorile. Cercano mete esotiche e incontaminate, ma, al contempo, anche minorenni pronti a soddisfare a basso costo le loro voglie proibite impossibili da soddisfare nel Paese d’origine.
Vediamo l’identikit del pedofilo viaggiante e quali sono le sue mete più ambite.

QUANTI E CHI SONO – Si contano 3 milioni di partenze ogni estate nel mondo, 80 mila solo dall’Italia. L’età media del viaggiatore che ha rapporti con minori è tra i 20 e i 40 anni. Merito del turismo di massa low cost che ha messo a disposizione di tutte le tasche destinazioni una volta riservate solo ai professionisti affermati. Ora, infatti, anche il giovane operaio può andare a letto con una minorenne in un bordello di Bangkok o in un resort di Malindi. Ogni angolo del globo ha una propria tragica specializzazione.
ITALIANI IN AUMENTO, PRIMI IN KENYA– L’industria dello sfruttamento sessuale è diffusa e florida, nonostante la crisi. E viene alimentata generosamente dagli italiani.
«Negli ultimi anni hanno scalato pesantemente i primi posti di questa terribile classifica, in Repubblica Dominicana, Colombia, Brasile. Se prima in alcuni Paesi eravamo fra i primi quattro o cinque, oggi siamo i più presenti in Kenya», ha spiegato a Lettera43.itMarco Scarpati, presidente di End child prostitution pornography and trafficking Italia.
KENYA – Lo sbarco è all’aeroporto di Mombasa: una volta nota come «l’isola della guerra», diventata oggi il capoluogo dell’industria del turismo kenyota e dei suoi malati sottoprodotti. Da qui si dirigono verso le destinazioni della costa, lungo la via che porta alla Tanzania e che scorre parallela alla barriera corallina.
Le bambine le trovano qui: tra le discoteche e i centri commerciali di Diani Beach o nei dintorni dei resort di Kalifi, all’estuario del Fiume Goshi, dove il colore dell’acqua passa dal verde menta al blu acciaio.
Su questi litorali di sabbia bianca da cartolina, tra le 10 e le 15 mila bambine vendono occasionalmente il loro corpo, 2-3 mila bambine sono prostitute per professione. Il 24% dei loro clienti sono italiani, una percentuale poco inferiore a quella dei residenti (35%). Poi vengono svizzeri e francesi. Clienti occasionali che forse non sanno che in Kenya una persona su sei è malata di Aids.
I CARAIBI DI SANTO DOMINGO – Le architetture coloniali di Santo Domingo, prima città spagnola fondata da Cristoforo Colombo in America, fanno da scenografia a un rigoglioso mercato del sesso. Fiorito ai confini di parchi e riserve naturali affacciate sul caldo Mar dei Caraibi.
Su una popolazione che non raggiunge nemmeno gli 8,5 milioni di abitanti, sono 25 mila i ragazzini e le ragazzine che vendono il loro corpo. Contribuendo a loro modo al Prodotto interno lordo della piccola repubblica delle Grandi Antille. I clienti sono soprattutto locali, ma tra i turisti stranieri (circa il 15%) gli italiani sono terzi, dopo i canadesi e gli statunitensi.
BRASILE – Nel 2014 c’è l’appuntamento con il Mondiale di calcio, nel 2016 arriva l’Olimpiade, il Brasile attende con frenesia che lo sguardo del mondo gli si fissi addosso. Intanto con uguale bramosia troppi turisti arrivano con l’intento di comprare momenti di piacere in compagnia di bambine e adolescenti. Succede nelle capitali del Brasile più conosciuto, quello del Nord Est, più povero e più nero. Città che hanno un numero di contraddizioni pari a quello dei loro abitanti. Recife, capitale del Pernanbuco con i suoi grattacieli spuntati come funghi sulla spiaggia, Natal capitale del Rio Grande do Norte con il suo litorale sempre acceso dalle luci dei locali assiepati tra la spiaggia di Porta negra e quella degli artisti. Fortaleza, la quarta metropoli più popolata del Paese. Basta l’area metropolitana di queste tre città per contare mezzo milione di ragazzi dediti alla prostituzione. I loro migliori clienti? I portoghesi, i tedeschi e gli italiani.
COLOMBIA – C’è chi sfrutta il rialzo dei prezzi delle materie prime e chi fa i conti con la bolla immobiliare. Il boom dell’economia colombiana, invece, è quello della prostituzione minorile. Dal 2007 al 2008, il numero di minori che vendono prestazioni sessuali è lievitato da 12 mila a 23 mila, fino ai 35 mila registrati nel 2009.
Dalle Ande al deserto, dall’Amazzonia al mar dei Caraibi, la Colombia offre ai turisti un caleidoscopio di opportunità.
La più conosciuta però è la baia di Cartagena con la leggendaria Isola di Tortuga e i locali notturni dove le ragazze vanno a caccia di americani ed europei in vacanza. Una fetta di costa considerata un vero e proprio paradiso del turismo sessuale, fatto di villaggi di pescatori e bordelli, frequentato da squali dentro e fuori dall’acqua.
Il 16 luglio del 2010, però, è stata pronunciata la prima sentenza di condanna contro uno straniero, e il destino ha voluto che fosse un italiano: un friulano 72enne, Paolo Pravisani. La polizia colombiana lo sorprese nel suo appartamento completamente ubriaco in compagnia di un ragazzino agonizzante.
THAILANDIA – Le attrattive non mancano: l’isola di Phouket, Karon Beach e Patong Beach, i tramonti sull’Oceano Indiano o le passeggiate a dorso di elefante. Ma la Thailandia è tristemente nota per essere il tempio del turismo sessuale minorile. In pochi anni, ha ridotto il tasso di povertà dal 21% all’8%. Ma non è riuscita ad arginare la piaga della prostituzione. Anzi, l’industria dello sfruttamento sessuale ha moltiplicato l’offerta e importa ragazzini dai Paesi vicini, dalla Cina alla Cambogia.
A Bangkok il quartiere a luci rosse è anche quello dove si concentra il maggior numero di hotel: di giorno ci si dedica al business, di notte si spendono i guadagni in piacere a basso costo.
Il sesso, anche con ragazzine tra i 13 e i 15 anni, è diventato un servizio aggiuntivo, offerto in hotel e ristoranti al prezzo di un’aragosta. Mentre nel Nord Est del Paese, nella regione del Chang Mai, le bambine si vendono a ritmo di musica nei karaoke bar.
VIETNAM – Gadget hi tech e spezie, paccottiglie di guerra e pesce al tamarindo  Ecco il fascino dell’ex Indocina, il Vietnam che ha vinto contro Francia, Stati Uniti e Cina: un mix di tunnel scavati dai vietcong, gamberi al cocco serviti nei migliori ristoranti e prostituti bambini.
Secondo un report della John Hopkins University i turisti che arrivano nello Stato socialista cercano soprattutto la prostituzione maschile. Il 10% dei venditori di sesso sono minorenni e si concentrano nella parte meridionale del Paese, la regione di Ho Chi Min City (l’ex Saigon). Per le ricerche condotte dall’International labour organization sullo sfruttamento sessuale dei minori, l’80% dei bambini del Vietnam del Sud considera la prostituzione una via per uscire dalla povertà.
CUBA – Prima dell’avvento di Fidel Castro aveva la fama di bordello d’America. E da questo punto di vista il socialismo reale non è stato affatto rivoluzionario. L’offerta a luci rosse di Cuba soddisfa ancora tutti i gusti: pelle bianca, nera o mulatta, ragazzi e ragazze, giovani o bambini.
Accolgono i turisti direttamente all’aeroporto per assicurarsi il diritto di prelazione e per accompagnarli durante l’intera vacanza. Si concedono per un cocktail con ghiaccio o per un viaggio a bordo di una cadillac lungo le arterie colorate e pulsanti de L’Avana.
Sulle spiagge si adocchiano con facilità maschi europei di mezza età, affiancati da adolescenti dalla pelle caffelatte. Eppure, anche se il fenomeno non incide sulle statistiche, le donne sono sempre più frequenti, pronte ad aprire le loro borse trendy per pagare i jinetero, i cosiddetti «cavalcatori».
Chissà quanti di loro, dopo essere tornati a casa, abbracciano e baciano i propri figli o nipoti che hanno la stessa età di chi in vacanza ha soddisfatto la loro perversione. E nessuno ne saprà mai nulla.

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