Usi Airbnb? Occhio alla privacy: in un appartamento su 10 trovate videocamere spia

Anche in Italia si sta facendo sempre più strada il portale Airbnb. Utilizzato per prenotare singole stanze o interi appartamenti per vacanze o per trasferte lavorative. A metterli a disposizione persone che comuni, che vogliono economicamente sfruttare locali non utilizzati. Devono registrarsi, fornendo anche i documenti richiesti, una immagine del profilo, le foto del locale messo in affitto, una descrizione testuale ed altre info utili. Su tutte, ovviamente, la posizione dell’appartamento in affitto.

Airbnb, Inc., con sede a San Francisco, gestisce un mercato globale online e un servizio di ospitalità accessibile tramite i suoi siti Web e app mobili. I membri possono utilizzare il servizio per organizzare o offrire alloggio, principalmente soggiorni in famiglia o esperienze turistiche. La società non possiede nessuno degli annunci immobiliari, né ospita eventi; agisce come un broker, ricevendo commissioni da ogni prenotazione.

Il nome della società è una versione abbreviata del suo nome originale, AirBedandBreakfast.com; l’azienda ebbe il suo inizio dopo che i suoi fondatori misero un materasso ad aria nel loro soggiorno e trasformarono il loro appartamento in un bed and breakfast.

Da un paio di anni, i proprietari iscritti su Airbnb devono anche pagare regolarmente le tasse.

Tuttavia, è esploso un autentico allarme privacy. Relativo al ritrovamento di videocamere nascoste negli appartamenti dati in .

Airbnb rischio privacy per telecamere

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Come riporta QuiFinanza, il sondaggio,condotto negli Usa dalla società IPX su oltre 2 mila utenti americani della piattaforma di affitti brevi, mostra come l’11% degli intervistati abbia scoperto sistemi video in aree proibite dalle norme di Airbnb. Che – nelle condizioni di policy definite sul suo sito – spiega di chiedere a chi mette a disposizione il proprio appartamento (gli host) “di indicare negli annunci tutti i dispositivi di sorveglianza presenti”. spesso posizionati per verificare il comportamento e l’effettiva ‘consistenza numerica’ degli ospiti.

Nonostante questa premessa, però, Airbnb vieta espressamente

“qualsiasi dispositivo di sorveglianza posto all’interno di determinati spazi privati (come ad esempio camere da letto e bagni) o per il loro controllo, indipendentemente che ne siano informati o meno gli ospiti”.

Insomma, chi entra in un appartamento gestito da Airbnb deve sapere in partenza se e dove sono piazzati sistemi di videosorveglianza (comunque vietate nelle aree ‘sensibili’). Il problema – a giudicare dal 58% di intervistati che si dice preoccupato di violazioni della privacy – sta diventando sempre più ‘scottante’, anche se il 24% degli utenti afferma di accettare sistemi di videosorveglianza in salotto o in cucina.

Ma – come spiega il sito Airbnbhell, che raccoglie le ‘peggiori’ testimonianze di host o clienti – a volte l’affittuario è innocente: a piazzare le videocamere nascoste potrebbero essere anche precedenti inquilini, con il vizietto di ficcare il naso nelle vite private degli altri.

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