Alunni violenti con i professori: gli effetti nefasti del ‘68

Il Sessantotto, nome con cui viene indicato il movimento controculturale partito nel 1965 ed esploso nel 1968, compie cinquant’anni. Il movimento nacque originariamente a metà degli anni sessanta negli Stati Uniti e raggiunse la sua massima espansione nel 1968 nell’Europa occidentale col suo apice nel Maggio francese.

Con il Sessantotto, grandi movimenti di massa socialmente eterogenei (operai, studenti e gruppi etnici minoritari), formatisi spesso per aggregazione spontanea, interessarono quasi tutti i Paesi del mondo con la loro forte carica di contestazione contro i pregiudizi socio-politici. E il potere conservatore precostituito.

Il Sessantotto, a posteriori, ha però diviso l’opinione pubblica. Tra chi lo ritiene appunto a tutti gli effetti un movimento socio-culturale che ha scardinato determinati schemi e poteri, aprendo le istituzioni arcaiche alla società civile e ai cambiamenti sociali. E chi invece lo ritiene solo un movimento che ha allargato i diritti senza preoccuparsi dei doveri. Che ha messo alla berlina determinate figure e ruoli di potere, in favore del pressappochismo e della improvvisazione.

Che ha creato la categoria sociale dei giovani, ma intesa come accezione buona per il marketing e non per un cambiamento vero della società. I giovani hanno finito per omologarsi, seguire le mode, essere etichettati per ciò che comprano e non per ciò che pensano.

Ma soprattutto, è stata la rivoluzione portata avanti dai figli di papà, dalla cosiddetta classe borghese. Affamata di potere e di voglia di bruciare le tappe. I veri effetti del Sessantotto sono evidenti soprattutto nelle scuole e nelle università.

Il Sessantotto e la scuola di oggi

lucca alunno insegnante

Se nella classe operaia, effettivamente delle conquiste ci sono state (su tutte l’istituzione dell’articolo 18, che però a partire dagli anni ‘90 è stato scavalcato dalle riforme del mercato del lavoro), ma anche per le donne dei passi in avanti sono stati fatti, nelle scuole e nelle università il Sessantotto ha sepolto gradualmente il criterio del merito, del rispetto per le istituzioni.

Si guardi, per esempio, ai film erotici anni ‘70. quelli, per intenderci, con Lino Banfi nel ruolo del Preside, Alvaro Vitali in quello del bidello, Gloria Guida e company in quello degli alunni. O i film di Pierino degli anni ‘80. Quei film, in chiave comica, sono una ottima rappresentazione sociologica dell’idea di scuola in quegli anni. Si pensi anche a serie Tv come I ragazzi della Terza C o ad un film anni ‘90 come Classe mista terza A. E a tutti gli altri degli anni 2000.

Il Sessantotto ebbe strascichi fino alla prima metà anni ‘70, poi i giovani iniziarono a scadere nella paranoia, nella contestazione di rito, nella rivoluzione senza ideali, nel contestare solo “perchè va fatto”. Un film che ben racconta ciò è Eccebombo di Nanni Moretti.

Negli anni ‘90, quando a scuola ci andavo io, ricordo che scioperavamo soprattutto per saltare le lezioni. Non conoscevamo le riforme scolastiche per cui manifestavamo, occupavamo la scuola perché dovevamo tirare fino alle feste di Natale. Infatti, era tradizione iniziare già verso novembre.

E quel menefreghismo, opportunismo, disinteresse, lo abbiamo pagato negli anni successivi. Perché la politica, nel frattempo, ci ha fregato il futuro.

Certo, le scuole non dovevano restare delle caserme, con la figura del preside e degli insegnanti autoritaria, fredda e distaccata. Ma neanche un luogo alla mercé dell’appiattimento dei ruoli, della perdita di rispetto per queste figure.

Il Sessantotto ha inculcato nelle generazioni a seguire, il concetto che tutto sia dovuto, che principi come il rispetto e l’impegno siano optional. Certo, aggiungiamoci che i ragazzi oggi sono molto meno seguiti dai genitori, perché divorziati o perché forzatamente giovanili, anche essi figli del Sessantotto. Scordandosi l’autorità che sono chiamati a rivestire. Infine, mettiamoci i Social network e la voglia di apparire, di filmare tutto ciò che si fa. “Se non lo pubblichi, non lo hai fatto”, sembra essere il motto di oggigiorno.

In queste settimane assistiamo a video di professori messi alla berlina dagli alunni. Anche per un effetto emulazione. Qui non siamo più dinanzi ad una gioventù bruciata, ma ad una gioventù le cui ceneri se l’è portate via il vento.

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