Anche gli Stati Uniti hanno la loro Grecia: Porto Rico verso fallimento, cosa rischiano

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Il governatore dell’isola Alejandro Garcia Padilla, ha comunicato di non essere più grado di onorare debiti saliti a oltre 72 miliardi di dollari
Non serve una laurea in Economia per capire che un Paese con un’economia debole, inserito in un sistema basato su una moneta forte che però non controlla, finisce prima o poi con l’acqua alla gola. Ovvero, con tanti debiti che prima o poi non è più capace di onorare e rischia così di uscirvi. Creando nel sistema di cui fa parte guasti allarmanti, forse effetti domino. Tutto lascia pensare alla Grecia e all’Unione europea, certo, ma anche gli Stati Uniti hanno una loro Grecia: il Portorico. Isola caraibica considerata “il 51° stato dell’Unione”, che usa il dollaro come moneta normale. Il governatore dell’isola – che formalmente fa parte del Commonwealth britannico, ma vive come dependance statunitense – Alejandro Garcia Padilla, ha comunicato di non essere più grado di onorare debiti saliti a oltre 72 miliardi di dollari. Questo debito «non è ripagabile»; è una questione, ha concluso, «non di politica ma di matematica». In altro linguaggio si può dire: “non si cava sangue dalle rape”.

LA SITUAZIONE DRAMMATICA – Ma chi detiene il debito di Portorico? Fondi pensione e hedge fund, quasi tutti statunitensi. Insomma: Portorico è un problema consistente per la finanza statunitense, un detonatore che puà far esplodere diverse “bolle” e nicchie di mercato fin qui protette dalla Federal Reserve o dall’amministrazione federale. Per esempio tutto il comparto dei titoli obbligazionari emessi da enti municipali e locali, con cui sono stati fin qui finanziati “optional” come scuole e strade. Un settore già eroso nella “fiducia” a causa del fallimento dichiarato da Detroit e da mezza California.
Alcune cifre, riportate da IlSole24Ore, danno il quadro disperante della situazione: “Il fardello del debito è diventato insostenibile […] ognuno dei suoi 3,7 milioni di residenti ha una cambiale da 20.000 dollari sulla testa, un record assoluto tra gli stati americani. In termini di proporzioni con l’economia, ormai in recessione dal 2007, l’indebitamento rappresenta il 70% del Pil dell’isola”.
La condizione istituzionale di Portorico è un problema nel problema. E’ classificata come un “territorio”; se fosse una città potrebbe far ricorso al “chapter 11” e chiedere l’amministrazione controllata. Ma non può. Non può neanche svalutare, perché non batte una moneta propria, dipende in tutto e per tutto dal dollaro.
Propria la dollarizzazione ha reso “non competitive” le industrie locali, un tempo quasi floride. Anche il venir meno del “bloque” contro Cuba ha avuto lì solo ripercussioni negative. Le basi militari statnitensi sono state infatti chiuese o fortemente ridimensionate, tagliando un’altra fonte di reddito “quasi turistico” (dalla ristorazione alla prostituzione, allo spaccio di droga).
La speculazione di Wall Street ha fatto il resto, con prestiti giganteschi rilasciati senza garanzie grazie alla politica dei “tassi zero” gestita a lungo dalla Federal Reserve. E’ quasi la fotocopia del dramma greco.

(Fonte: Contropiano)
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