L’Arca di Noè diventa realtà in Australia

Come noto, l’Arca di Noè nella Bibbia è una grande imbarcazione realizzata su indicazione divina dal Patriarca Noè al fine di preservare la specie umana e gli altri esseri viventi dal Diluvio Universale. In realtà, un racconto simile, nell’ambito dell’epopea di Gilgamesh, affonda le sue radici anche nella mitologia mesopotamica. E potrebbe tornare oggi in Australia.

Qualcosa di simile voleva realizzarla anche Fidel Castro, la cui indole ambientalista è rinomata, avendo messo in guardia l’umanità contro i cambiamenti climatici già nel ’93 in un memorabile discorso all’Onu. Sebbene il progetto in questione, ideato nel 2009 e fortunatamente mai realizzato, di ambientalista non aveva nulla.

Infatti, Castro voleva importare 146 animali selvatici da Namibia, appartenenti a 23 specie. Leoni, elefanti, avvoltoi, leopardi e leoni avrebbero dovuto essere prelevati nella savana africana, sedati e poi trasportati via aereo a Cuba. Dove avrebbero dovuto essere chiusi in un recinto in quarantena e poi trasferiti nel Parco zoologico naturale alle porte dell’Avana.

Diverso invece il progetto previsto in Australia, davvero molto simile a quello biblico di Noè. Vediamo di cosa si .

In Australia pesci trasferiti contro siccità

arca di noè australia

Come riporta Il Fatto quotidiano, in Australia la prospettiva di una nuova estate torrida ha spinto il governo del New South Wales – lo stato della capitale Camberra e di Sydney – a trasferire in rifugi sicuri i pesci nativi dallo stressato bacino dei fiumi Murray e Darling, il sistema fluviale più grande del paese che attraversa cinque stati nel sudest del continente, dal Queensland fino al South Australia.

L’anno scorso, infatti, con il prosciugarsi dei bacini era calata drasticamente l’ossigenazione delle acque e centinaia di pesci erano morti.

Il ministro dell’Agricoltura Adam Marshall ha lanciato un pacchetto di salvataggio di 10 milioni di dollari (6,2 milioni di euro) per mitigare gli effetti della crisi fluviale nell’estate imminente dopo che lo scorso gennaio l’ondata di caldo di gennaio ha causato la moria di centinaia di migliaia di pesci.

Ora gli operatori hanno iniziato a ‘traslocare’ migliaia di pesci in vista dell’intensificarsi della siccità. La missione di salvataggio del maggior numero possibile dei maggiori pesci nativi, il merluzzo detto Murray Cod e il pesce persico detto Golden Perch, è iniziata in 20 aree più stressate del Darling.

Migliaia di pesci sono stati già recuperati da venti zone di fiume che stanno per prosciugarsi e trasferiti in veicoli con controllo di ossigeno e di temperatura, per essere ‘insediati’ in una sezione vicino alla confluenza con il Murray, che secondo gli esperti offre un habitat di migliore qualità.

Il trasferimento dei pesci aiuterà a mantenere i “legami genetici e culturali” delle specie e anche assicurare che siano in grado di tornare nell’area di origine quando i flussi torneranno nel bacino, ha detto il ministro Marshall.

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