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Auto elettrica, altro che cambiamento: dietro si nascondono inquinamento e sfruttamento

L’auto elettrica viene considerata la nuova speranza per una mobilità ecosostenibile e più etica. In quanto considerata più pulita e non mossa dall’altamente inquinante petrolio.

Tuttavia, i freni per un lancio su grande scala in Italia sono ancora due: gli alti costi della batteria e la carenza, per non dire mancanza, di colonnine per la ricarica lungo le arterie stradali. Se non saranno superati questi due “freni inibitori”, le auto elettriche non decolleranno mai. Del resto, sono una realtà concreta già dagli anni ‘90. Sebbene la FIAT abbia già realizzato un prototipo a metà anni ‘70, come descrissi qui.

Ma si sa, le multinazionali del petrolio sono forti. L’oro nero non muove solo i mezzi di trasporto e l’industria. Ma olia anche i meccanismi politici, le relazioni internazionali. Macchia, col suo lerciume, diritti civili e politici.

Tuttavia, l’idea che l’auto elettrica renda questo mondo migliore, è alquanto sbagliata. In quanto, anche dietro questa tipologia di trasporto si nascondono abusi e aberrazioni ai danni degli ultimi. Non solo, sarebbe anch’essa inquinante. Vediamo di seguito la denuncia che Amnesty International ha mosso in occasione del Nordic Electric Vehicle Summit di .

Auto elettrica viola diritti umani

auto elettrica

Come riporta Rai a Wadunia, I veicoli elettrici sono determinanti per ridurre l’utilizzo di benzina e altri combustibili, ma non sono attualmente etici come alcuni venditori vorrebbero farci credere. Anni di attività industriali non regolamentate hanno avuto un impatto negativo sui diritti umani e sull’ambiente. Tanto i governi quanto l’industria non vi stanno ponendo rimedio in modo sufficiente.

Grazie al lavoro dei nostri ricercatori, abbiamo documentato gravi violazioni dei diritti umani collegate all’estrazione dei minerali usati nelle batterie agli ioni di litio, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo.

Un rapporto del 2016 denunciava che, nel sud del paese, adulti e bambini lavoravano nelle miniere di cobalto scavate a mano con grandi rischi per la salute, privi di protezione da parte del governo e non rispettati da parte di un’industria pronta a trarre profitto dal loro lavoro. Queste miniere riforniscono molti dei principali marchi di elettronica e produttori di veicoli elettrici.

Nonostante le proiezioni prevedano che, entro il 2020, la richiesta di cobalto salirà a 200.000 tonnellateall’anno, nessuno stato vincola per legge le industrie a rendere nota la loro catena di fornitori di cobalto.

Poiché più della metà del cobalto del mondo proviene dalle miniere del sud della Repubblica Democratica del Congo, il rischio che le batterie che alimentano i veicoli elettrici siano prodotte grazie al lavoro minorile e ad altre violazioni dei diritti umani è inaccettabilmente alto.

Dal 2016 è stato registrato qualche progresso. A seguito delle nostre denunce, alcune importanti industrie – come Apple, BMW, Daimler, Renault – e il produttore di batterie Samsung SDI hanno fornito dati sulle loro catene di fornitori. Chiediamo a tutti gli altri di fare lo stesso.

Inoltre, una nostra recente missione di ricerca ha lo scopo di documentare violazioni dei diritti umani dei popoli nativi nei pressi delle miniere di litio dell’Argentina. Le comunità locali non sono adeguatamente consultate sui progetti minerari riguardanti le loro terre e ricevono informazioni insufficienti sul potenziale impatto delle attività estrattive sulle loro fonti idriche. In assenza di tutele sui diritti umani e a fronte del boom delle richieste di litio i danni alle comunità native potrebbero aumentare.

Le multinazionali che dominano l’industria dei veicoli elettrici hanno le risorse e l’esperienza per creare soluzioni energetiche che siano davvero pulite ed eque. Per questo chiediamo loro di tornare il prossimo anno a Oslo con le prove di un reale progresso. Di fronte al boom delle richieste di batterie elettriche è giunto il momento di rivedere le nostre fonti energetiche per dare priorità alla difesa dei diritti umani e dell’ambiente”,

ha aggiunto Naidoo.

Auto elettrica inquina

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L’impatto sull’ambiente della produzione delle batterie rappresenta un’altra preoccupazione. La maggior parte della lavorazione delle batterie al litio è concentrata in Cina, Corea del Sud e Giappone e dipende dal carbone e da altre fonti inquinanti di energia.

In altre parole, se i veicoli elettrici sono fondamentali per abbandonare l’uso dei fossili e ridurre le emissioni di gas serra, resta molto altro da fare per ridurre l’impiego del carbone nella fase produttiva. L’aumento della domanda di minerali come cobalto, litio e manganese ha aperto la strada all’estrazione in alto mare, che secondo alcuni studi avrà un impatto grave e irreversibile sulla biodiversità.

Chiediamo inoltre alle industrie che le batterie siano smaltite in modo responsabile. Vi sono già ampie prove del contrario, ovvero che batterie smaltite irresponsabilmente abbiano contaminato terreni, acqua e aria.

Ogni fase del ciclo di vita di una batteria, dall’estrazione dei minerali allo smaltimento, presenta rischi per i diritti umani e per l’ambiente. Dobbiamo cambiare adesso, altrimenti i meno responsabili del cambiamento climatico come i popoli nativi e i bambini pagheranno il prezzo del mancato abbandono delle energie fossili. Le soluzioni energetiche del futuro non dovranno basarsi sugli errori del passato”

ha sottolineato Naidoo.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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