La brutta fine dell’area Expo: foto desolanti

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Expo 2016 a Milano è stato un evento di successo, che ha attirato milioni di visitatori da tutto il Mondo, ben controllato per i rischi attentati e a cui la città meneghina ha risposto molto bene dal punto di vista dei trasporti e dell’accoglienza. Certo, sui numeri siamo al solito valzer di opinioni, tra chi dice che è costato troppo rispetto ai ricavi e chi invece ritiene che ne sia valsa la pena. Ma ora, a distanza di quasi 8 mesi dalla fine di quell’evento internazionale, che fine ha fatto quell’immensa area? Diciamo non una bella fine, come dimostrano queste foto.

Com’è Expo oggi

Come riporta Il Fatto quotidiano, oggi l’area Expo sta vivendo una fase transitoria, prima che arrivi lo Human Technopole, il centro di ricerca scientifico voluto da Matteo Renzi. Mentre tutto attorno gli operai continuano a lavorare per lo smantellamento dei padiglioni, nella zona tra Albero della vita e Open air theatre, fino al cluster dei cereali, ci sono state attrazioni e spettacoli lo scorso weekend, dalle 14 alle 23.

Almeno si spera. Perché non è che chi arriva fin qua abbia al momento molto da fare, al di là di una visita alla mostra della XXI esposizione internazionale della Triennale. Quasi nulla degli altri spazi è pronto, cosa che del resto era stata ammessa già nei giorni scorsi. L’area per gli animali e l’area famiglie sono ancora transennate e chiuse, così come i campi da beach volley e da pallacanestro. Niente da fare nemmeno per la spiaggia, che al momento sembra più un campo di patate. E anche dei baracchini dello street food promessi lungo il cardo, ce ne sono solo tre o quattro. Aperti per un hamburger, per un panino con salumi, per una birra o poco più. Del resto la gara per gli spazi dei mangiari di strada è stata assegnata solo qualche giorno fa. Sempre meglio di quelle per la gestione dell’Open air theatre, dove due giorni fa ha cantato Andrea Bocelli, e del cluster dei cereali, che sarà dedicato a esibizioni di musica.

Per la chiusura di questi bandi bisogna aspettare ancora, tanto che per la consigliera regionale del M5s Silvana Carcano “con Expo e dintorni siamo sempre fermi lì, a una gestione che più dilettantesca di così si muore”. Giuseppe Bonomi, l’amministratore delegato di Arexpo, la società proprietaria delle aree, oggi ha replicato che è stato fatto il massimo: “Da società che doveva vendere le aree in blocco siamo diventati da poco una società di sviluppo. E’ un progetto in divenire”. Così il Children Park e Palazzo Italia riapriranno solo il 17 giugno, l’Albero della vita sarà riacceso il 24, mentre per l’area sport e relax bisognerà aspettare metà luglio. Una riapertura per la quale la Regione ha sborsato 50 milioni di euro. “Coprono tutto il 2016 e ne avanzerà una parte anche per il 2017”, garantisce Bonomi, secondo cui anche a non fare nulla i costi ereditati da Expo per la semplice gestione del sito sono di 20 milioni di euro all’anno: “Con l’apertura di parte del sito quantomeno incassiamo le royalties”.

Com’è andata Expo? I numeri significativi

Che fine farà l’area Expo?

EXPERIENCE, rESTATEaMilano. Così è stato ribattezzato di recente il troppo burocratico “fast post Expo”. A chi oggi è venuto per dare un’occhiata, magari facendosi quasi un’ora di sgambata avanti e indietro dall’uscita del metrò prima di capire in che direzione andare vista la mancanza di indicazioni, non resta che provare a rifarsi della camminata con una visita alla mostra della Triennale. E qui la cosa più gustosa è la zona dedicata alla street art, con tanto di maxi risme di poster da cui staccarne uno e portarselo a casa. All’incrocio tra cardo e decumano, davanti al padiglione della Lombardia, c’è invece il malinconico ritorno dell’Oculos, il binocolo virtuale che come ai tempi di Expo consente di farsi un giro per la regione.

Per finire con qualche altra domanda a Bonomi sulle questioni ancora aperte nella gestione di Arexpo. Come l’ingresso del governo nella società, deciso da tempo ma formalmente non ancora avvenuto: “Potrebbe essere a fine settembre – risponde l’amministratore delegato – Bisogna prima che il perito scelto dal tribunale stabilisca il valore delle quote”. E solo a quel punto si capirà anche con che percentuale rimarrà in Arexpo Fondazione Fiera, uno degli attuali soci insieme a comune e regione. Ci sono poi in ballo le cause che Arexpo si è impegnata a fare contro i vecchi proprietari delle aree, tra cui la stessa Fondazione Fiera e la famiglia Cabassi, per rientrare di parte degli extra costi coperti da Expo per le bonifiche. “Le avvieremo entro fine settembre”, è la promessa.

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