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Caos in Libia, la lezione di Italo Balbo: cosa fece per garantire la convivenza con l’Islam

in qualità di Governatore della Libia, ebbe modo di mettere in pratica quell’idea di fascismo universale, di motore storico di un’Italia nuovamente imperiale, capace di integrare nel proprio progetto di cittadinanza il più ampio numero di nazioni
La rimozione di Gheddafi, come più volte detto, è stata un errore e un danno su più fronti per il nostro Paese. L’allora Premier francese Sarkozy (peraltro in odore di rielezione) doveva rimuoverlo in fretta, onde evitare che i finanziamenti da lui ricevuti per la campagna elettorale di qualche anno prima venissero a galla. Inoltre, la Total doveva mettere le mani sull’oro nero libico. Da quasi quattro anni la Libia è nel più totale caos, con i governi italiani susseguitisi non in grado di organizzare un summit sul problema. Perseguendo anzi in una politica estera autolesionista (su tutte, la scelta di allontanarsi da Putin). Una lezione, ahinoi, ci viene ancora dal Fascismo. Dall’allora Governatore della Libia Italo Balbo che seppe creare una proficua convivenza tra Occidente e mondo islamico, nel nome di un colonialismo assai differente da quello di matrice anglosassone; un colonialismo di sviluppo, di integrazione fra coloni e colonizzati, e di cittadinanza.

L’IDEA DI BALBO – Fu infatti Italo Balbo, nel 1934, unendo Tripolitania e Cirenaica a dare il via ad una storia di tradizioni e culture diverse fra loro, nel nome di un colonialismo assai differente da quello di matrice anglosassone; un colonialismo di sviluppo, di integrazione fra coloni e colonizzati, e di cittadinanza. La via Balbia, più di 1800 km di litoranea, fu il simbolo di uno sforzo civilistico assai più profondo della già complessa creazione dei sistemi sanitari, scolastici e di sviluppo agricolo conosciuti dalla colonia. Italo Balbo, in qualità di Governatore della Libia, ebbe modo di mettere in pratica quell’idea di fascismo universale, di motore storico di un’Italia nuovamente imperiale, capace di integrare nel proprio progetto di cittadinanza il più ampio numero di nazioni.
Un’idea condivisa trasversalmente con gli animi più intelligenti e liberi del fascismo regime, quali appunto il direttore dell’Universale, Berto Ricci; non a caso, entrambi Italiani di pensiero ed azione, morti in armi sul fronte Libico. Un fronte che per Balbo e Ricci venne a rappresentare qualcosa di più di un semplice scenario di guerra.
L’Italo Balbo governatore fu dunque emblema di un’Italia consapevole della propria identità e del proprio ruolo nel Mediterraneo: ostile al razzismo biologico hitleriano, ostile al razzismo ipocrita delle potenze alleate, Balbo mise in pratica un dialogo costante con il mondo musulmano, nella convinzione di poter ridare a Roma quel ruolo di potenza pacifica e di equilibrio avuto nel passato.
I RICONOSCIMENTI DELL’ISLAM A BALBO– Fu proprio il carisma “romano” di Balbo a garantire a Mussolini la consegna della Spada dell’Islam, nel 1937, ed il seguente titolo di Protettore dell’Islam. La Libia italiana fu dunque esperimento più alto dell’ottocentesco bisogno di espansione coloniale. Fu la riaffermazione di una pace classica, diversamente intesa: la pace non come superficiale assenza di conflitto, dunque, ma come fondazione di Stati e Civiltà. Insomma l’esatto contrario di quanto sta avvenendo oggi, a poche miglia da Lampedusa, dove la miopia utilitaristica di un Occidente privo di identità, ha ridestato il mostro storico della Tirannia fondamentalista.

(Fonte: Il Giornale)

2 Risposte a “Caos in Libia, la lezione di Italo Balbo: cosa fece per garantire la convivenza con l’Islam”

  1. Tempi molto lontani e mondo arabo più debole. Così parlando si potrebbe rimpiangere la Roma papalina quando non c'erano ne il traffico ne la droga.

  2. I campi di sterminio in pieno deserto libico, testimoniano però il contrario rispetto ad una perfetta gestione.Diciamo che forse, il nostro solito modo di pensare molto paternalista, ci ha fatto fare figure migliori rispetto a inglesi e soprattutto a francesi.

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