Cgil, 700mila iscritti in meno: fine di un sindacato sconfitto dalla storia

SU 5,6 MILIONI DI ISCRITTI, QUASI LA META’ SONO PENSIONATI. E SONO IN FUGA PURE QUELLI
Al contrario di quanto successo in Germania – primo paese europeo dove si costituirono un Partito dei lavoratori e poi un Sindacato, il tutto nella prima metà dell’Ottocento, come effetto dell’incalzante sfruttamento operaio derivato dalla Rivoluzione industriale – in Italia è nato prima il sindacato dei lavoratori e poi un partito politico. La CGIL – acronimo di Confederazione Generale Italiana del Lavoro – è nata infatti nel 1906 (avendo una D al posto della I), mentre il Psi nacque sei anni dopo (1912). Sciolta durante il ventennio fascista, fu ricostituita nel 1950, ma qualche anno dopo perse alcuni pezzi e da due sue scissioni nacquero altri due sindacati: la CISL e la UIL. Nei decenni successivi la lotta si intensificò soprattutto a partire dalla metà anni ’70, quando la crisi petrolifera iniziò a comportare anche una crisi industriale. E da allora sono cominciati i problemi.

IL DURO COLPO DELLA GLOBALIZZAZIONE E DELLA RECESSIONE – A partire dagli anni ’90 un altro duro colpo per le rappresentazioni sindacali derivò dalla Globalizzazione, con una progressiva riduzione delle tutele per i lavoratori data la concorrenza di Paesi emergenti e nuove tipologie di lavori flessibili. Con contratti a termine, orari variabili, minore possibilità di aggregazione tra colleghi. In Italia, la precarizzazione del mercato del lavoro è partita dalla riforma Treu del 1997. Poi il colpo di grazia della recessione economica di questi ultimi anni. L’articolo 18 è così diventato sempre più solo un totem svuotato e la CGIL ha perso progressivamente iscritti, con la metà di quella restante costituita da pensionati. Segno ciò che ormai il Sindacato ha fatto la sua Storia ed è legato a categorie sociali legate al passato. Anzi, pure i pensionati sono in fuga. D’altronde anche loro stanno subendo restrizioni ai propri diritti a partire dalla riforma Dini. Vediamo di seguito i numeri imbarazzanti.
OLTRE 700MILA ISCRITTI IN MENO RISPETTO AL 2014 – Rispetto alla fine del 2014, ad oggi, il sindacato “rosso” ha 723.969 iscritti di meno. E va bene che la Confederazione di Corso Italia poteva comunque contare su 5,6 milioni di tessere  –  quindi si tratta di una perdita del 13 per cento  –  ma quel numero, per rendere l’idea, è quasi quanto gli abitanti della provincia di Genova. Che ieri c’erano e oggi non più. Un’emorragia che preoccupa e non poco i piani alti della Cgil, nonostante ci sia davanti tutto l’autunno per recuperare e nonostante il raffronto con lo stesso periodo del 2014 parli di un -110.917 iscritti. Che però sono il doppio (220.891) se si confronta giugno 2013 con giugno 2015.
Il primo grande male che affligge non solo la Cgil, ma il sindacato in generale, è lo strapotere delle categorie dei pensionati. I numeri della Confederazione lo confermano: al 1° luglio gli iscritti attivi, cioè i lavoratori, sono 2.185.099. A fronte di 2.644.835 di tesserati allo Spi. Ovvio che nel complicatissimo gioco di equilibri interni finisca per prevalere una visione ancorata più al passato, e questo per semplici ragioni anagrafiche. Ma il bacino finora sicuro dei pensionati si sta assottigliando pure quello: nel giugno 2013 i tesserati over erano 2.728.376, e qui  –  dicono dalla Cgil  –  c’entrerebbe molto la riforma Fornero che ha rimandato la pensione a centinaia di migliaia di persone. Va anche aggiunto che tra il dichiarato di Cgil, Cisl e Uil e il dato reale dell’Inps sui pensionati nel 2015 c’è una differenza di quasi un milione di iscritti. In meno.
IN FUGA PRECARI E DISOCCUPATI– Altro capitolo, le varie categorie prese singolarmente. Il Nidil, che in teoria dovrebbe rappresentare tutti gli atipici, quindi il fronte più ampio di possibile espansione, per ora ha il 48,8 per cento in meno di iscritti. Il commercio, la Filcams: -24 per cento. Gli edili, la Fillea: -21,4 per cento. Il ramo dell’agricoltura, la Flai: -20,6 per cento. Le tute blu della Fiom: -12,5 per cento, con le battaglie a viso aperto di questi ultimi anni che, controindicazione, hanno portato i 12mila iscritti del gruppo Fiat a poco più di 2mila.
E poi, i disoccupati: sugli oltre 5 milioni di iscritti, nel 2014 solo 15.362 erano i senza lavoro (e sono 8mila oggi). Insomma, ne esce fuori un quadro a tinte fosche: incapacità di entrare in contatto con i più giovani, gli stessi piagati dalla miriade di contratti precari; irrilevanza nel mondo di chi il lavoro per ora se lo sogna. Sono anni difficili per il sindacato, sotto ogni punto di vista. L’indice gradimento dell’istituzione in sé è ai minimi storici e l’attacco più forte in questi ultimi mesi è arrivato da dove uno meno se l’aspetta, cioè la nuova dirigenza del Pd. È anche per questo motivo che dopo ben sette anni la Cgil ha deciso di indire per il 17 e 18 settembre prossimi una “Conferenza di organizzazione” a Roma. Una sorta di check-up del sindacato, quattro temi fondamentali da prendere in esame: “contrattazione inclusiva”, ” democrazia e partecipazione”, “territorio e strutture”, “profilo identitario e formazione sindacale”.
SONDAGGIO

(Fonte: LaRepubblica)
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