Berlusconi tornerà al Governo: i 4 motivi

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In questo quasi quarto di secolo da leader politico, Silvio Berlusconi è stato dato più volte per finito. Ma poi è tornato in auge come una fenice, vincendo pure le elezioni o sfiorando la vittoria. La prima volta fu nel ‘95, quando, dopo un anno il suo primo governo cadde per l’uscita della Lega. E in tanti credettero che la sua esperienza politica era già volta al termine. E invece, i cinque anni passati all’opposizione, li sfruttò per fare esperienza istituzionale, ricucire lo strappo con la Lega e tra questi e gli altri alleati (Fini e Casini) e vincere le elezioni del 2001. Il 2006 invece perse contro Prodi, ma il suo Governo durò solo 2 anni e Berlusconi, dato di nuovo per finito, e senza l’alleato centrista Casini, ottenne una maggioranza ancora più lauta (anche grazie al Porcellum voluto fortemente nel 2005). Poi arrivò il 2011 ed il Golpe della Borsa e dell’Unione europea, con l’arrivo del Governo dei Professori. Si tornò a votare nel 2013 e quando tutti di nuovo lo diedero per finito (questa volta credendoci per davvero) arrivò a sfiorare perfino la vittoria. Con un quasi testa a testa contro il centrosinistra guidato da Bersani.

In questi 4 e passa anni Berlusconi ovviamente non si è ritirato, non ha designato alcun erede e, tra qualche acciacco fisico e qualche ennesimo problema giudiziario, è tornato in auge. E l’anno prossimo si gioca delle carte molto interessanti, “rischiando” perfino di tornare al Governo per i 4 motivi che enuncio di seguito.

Chi vincerà prossime elezioni: Cosa prevede legge elettorale Rosatellum

partito animalista berlusconi agnelloL’Italia ha stabilito un ennesimo record negativo: ha cambiato 5 leggi elettorali negli ultimi 25 anni. Nessuna democrazia è arrivata a tanto, raramente un Paese cambia quella vigente. Invece in Italia ognuno che va al Governo prova a farsi la legge elettorale che più gli conviene. Il Rosatellum – da Ettore Rosato, capogruppo del Pd relatore della nuova legge – è stato approvato. Un mix di proporzionale e maggioritario, che per come è incasinato rischia di farci fare tutti la fine di Fantozzi quando c’erano le elezioni. Come riporta Il Post, Alla Camera ci saranno 232 collegi uninominali, in cui ogni partito o coalizione presenterà un solo candidato. Verrà eletto il candidato che prenderà nel collegio almeno un voto in più degli altri. Gli altri 386 seggi saranno assegnati con metodo proporzionale: ogni partito o coalizione presenterà una lista di candidati, si conteranno i voti ricevuti da ogni lista e ogni partito o coalizione eleggerà un numero di parlamentari proporzionale ai voti ottenuti. Altri 12 seggi saranno assegnati nelle circoscrizioni estere. Al Senato le cose funzioneranno in maniera quasi identica: i collegi uninominali saranno 102 e 207 i collegi del proporzionale; saranno 6 i seggi degli eletti all’estero. Non sarà possibile il voto disgiunto: significa che ogni persona esprimerà un solo voto, che andrà al candidato del suo collegio (per la quota maggioritaria) e alla lista che lo appoggia (per la quota proporzionale). Non sappiamo ancora come sarà la scheda elettorale, ma se dovesse essere barrata la casella di un candidato al collegio uninominale e la casella di una lista diversa da quelle che lo appoggiano, il voto sarà annullato.

Per eleggere dei parlamentari i partiti dovranno ottenere almeno il 3 per cento dei voti su base nazionale. Se i partiti si presentano alleati in una coalizione, quest’ultima dovrà raggiungere almeno il 10 per cento dei voti su base nazionale. I partiti che non raggiungono questa soglia non eleggeranno alcun parlamentare. Sono consentite le pluricandidature, cioè sarà possibile presentarsi in diversi collegi, ma solo nella quota proporzionale: ogni candidato potrà presentarsi in cinque collegi proporzionali differenti. Ci si può candidare in un unico collegio uninominale, ma si può essere contemporaneamente candidati in cinque collegi proporzionali.

Come accadeva con la vecchia legge elettorale, il Mattarellum, la presenza dei collegi uninominali favorirà le alleanze tra partiti, che avranno un incentivo a dividersi tra di loro i vari collegi e appoggiare in maniera unitaria i candidati di coalizione. È una situazione che favorisce il centrodestra che, soprattutto alle elezioni amministrative, ha mostrato di riuscire a ottenere buoni risultati quando si presenta unito. Oggi, sommando i voti, la coalizione di Berlusconi, Salvini, Meloni e qualche partitino centrista può arrivare anche al 35-36%. Mentre il Pd, che ha circa il 26-28% dei voti paga lo scotto di non avere alleati forti su cui contare. Avendo perso anche i fuoriusciti di Mps e Sinistra italiana. Forse avrà l’appoggio dei verdiniani. Il M5S invece è il primo partito, con il 28-30% dei voti, non si allea con nessuno. E tale legge è stata fatta apposta anche per farlo fuori.

Quindi, il Rosatellum è l’ennesimo regalo del centrosinistra a Berlusconi. E c’è chi già paventa puzza di inciucio, col ritorno di un Renzusconi post-elettorale, in quanto tale legge non garantisce la governabilità.

Chi vincerà le prossime elezioni: M5S da solo e con qualche figuraccia di troppo

appendino raggi ipr marketingAbbiamo detto come il Rosatellum sfavorirà i Cinquestelle, i quali non presentano candidati conosciuti a livello territoriale che facciano il botto nei collegi uninominali. Inoltre, non fanno alleanze, quindi il loro voto, seppur cospicuo, resterà congelato all’opposizione. Infine, ci si mettono pure le varie figuracce a Roma e Torino in primis, ma anche a Parma e Genova. Quindi nelle grandi occasioni hanno floppato e ciò non depone a loro favore per una prova di governo nazionale. Quindi se è vero che avranno qualche voto in più, non mancano i delusi.

Chi vincerà prossime elezioni: chi governa in genere va all’opposizione

Da quando in Italia è stato introdotto il bipolarismo, c’è stata alternanza al governo. Chi governava andava all’opposizione e viceversa. E questa è un’altra caratteristica che potrebbe statisticamente favorire Berlusconi.

Chi vincerà le prossime elezioni: Berlusconi favorito da sinistra divisa

pd partito democraticoCome al solito, il centrosinistra è suddiviso in tanti partiti e partitini e andrà disunito. Dalla fine del Pci, sono nati una marea di nano-partiti, che ormai sono solo un simbolo senza speranza. Dal Pd sono fuoriusciti i rottamati da Renzi, come D’Alema e Bersani, che hanno formato Mdp, il quale potrebbe ottenere un 6-7%. Poi c’è il partito di Pisapia, che a parte a Milano, forse, non ha presa nel resto d’Italia. Sinistra italiana, ex Sel, potrebbe a malapena superare la soglia del 3%. Una galassia con tanti pianeti che vanno in direzione diversa. Il destino del centrosinistra, alle prese da sempre con dibattiti, cose e congressi, ma alla fine fa poca sostanza. A quelli di sinistra piace più discutere, progettare, essere, che fare. Ma l’elettorato ormai da tempo guarda altrove, anche in altri Paesi.

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2 commenti su “Berlusconi tornerà al Governo: i 4 motivi

  1. Anonimo il said:

    L’obiettivo è ancora ingovernabilità per giustificare un nuovo governo “tecnico”, cioè bancari ue.
    Per altri 5 anni

  2. se il centrodestra va unito al voto vince, seguite il laboratorio L’Aquila. Al comune, anche per una sciagurata scelta della sinistra, il CDX ha vinto e sta governando la città molto meglio del centro sinistra, dopo solo 100 giorni si vede la differenza

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