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CHIUDE L’UNICO CENTRO IN ITALIA PER LA CURA DELL’ANGIODISPLASIA

Ultimo aggiornamento

Riporto di seguito una notizia Ansa di malasanità segnalatami da un’amica:
L’unico centro in Italia per la cura negli adulti dell’angiodisplasia, una malattia rara di cui si e’ fatta solo lo scorso anno una prima classificazione, chiuderà il prossimo 17 maggio. L’allarme e’ lanciato da Vera Puoti, referente dell’Associazione Italiana Angiodisplasie, e riguarda il reparto Belov di chirurgia vascolare dell’Ospedale Salvini di Garbagnate Milanese.<

br />”L’ospedale parla di accorpamento, ma in realtà è una chiusura – spiega Puoti – i medici e i pazienti saranno costretti in locali non adatti, con solo 15 posti letto, assolutamente non sufficienti per coprire le richieste che vengono da tutta Italia e anche dall’estero. In questi giorni c’è già una gara da parte dei pazienti per farsi operare prima che la situazione precipiti”.
L’angiodisplasia e’ caratterizzata da malformazioni vascolari che provocano frequenti emorragie. Non ha una terapia farmacologica, e i pazienti devono subire operazioni ripetute di chirurgia vascolare per limitarne gli effetti. L’ospedale milanese ha deciso di accorpare i reparti di chirurgia vascolare e ortopedia riducendo spazi e personale dedicati a questa patologia: “Gli spazi sono assolutamente insufficienti per cui ci troveremo in grande difficoltà – conferma Raoul Mattassi, direttore del reparto Belov – A questo va aggiunto che prevedo una fuga dei nostri infermieri che non sono disposti a lavorare in condizioni così difficili”.
Secondo l’associazione, che lo scorso febbraio ha indetto una petizione contro la chiusura del centro che ha raccolto migliaia di firme, le liste d’attesa si allungheranno molto dopo la decisione: “Lo scorso anno sono state curate 200 persone – conferma Puoti – la degenza normale è di circa una settimana per effettuare l’operazione, ma ci sono casi difficili che necessitano di molto più tempo. Inoltre i pazienti devono tornare più volte, e in queste condizioni non si riuscirà a far fronte alla domanda”.

La domanda è la solita: dove finiscono i nostri soldi con cui paghiamo le tasse? Sicuramente accanto ai nostri diritti, ossia in un rogo alimentato dai nostri politicanti.

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