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Salvini, solo chiacchiere e distintivo: cosa rischiamo dopo sfiducia a Conte

Crisi governo. “Sei solo chiacchiere e distintivo. Chiacchiere e distintivo!” Così si rivolgeva il sempre superlativo Robert De Niro nei panni del Boss italo-americano Al Capone, rivolgendosi a Eliot Ness (Kevin Costner) nel film “The Untouchable”. Una frase che si addice spesso anche al nostro quotidiano, verso quelli che a Napoli chiamiamo “Guapp ‘e cartun”. Ecco, Salvini è un po’ questo.

Ma forse lo sapevamo già, solo che in questi giorni ne abbiamo avuto la conferma. Una sua scelta ha di fatto turbato (o almeno a quanti ancora si interessano delle beghe di Palazzo Chigi) le vacanze (di chi può permetterlo) degli italiani. Ancora una volta alle prese con l’ennesima crisi di governo. E quindi, il tradizionale voto anticipato.

Matteo Salvini ha deciso di staccare la spina al Governo Conte. Adducendo questa sua scelta al fatto che dai suoi alleati arrivassero troppi “no”. Quelli più pesanti sono stati sul Tav e sull’autonomia delle regioni.

Sfido io. I Cinquestelle al Sud fanno incetta di voti. Come potrebbero avallare una riforma costituzionale che penalizzerebbe pesantemente le regioni più povere. Ossia quelle meridionali? Le quali non hanno la capacità industriale e produttiva di quelle del Nord (la quale pure sta venendo in realtà a mancare) e quindi hanno meno entrate e possono garantire meno servizi. Sebbene anche io sia favorevole al Federalismo fiscale. Ma di certo, non mi fiderei di un Federalismo di matrice leghista.

E poi c’è la questione Tav. Un progetto vecchio di trent’anni, quando il Mondo era completamente diverso a quello di oggi. Certo, non realizzarla sarebbe ancora peggio che farla. In quanto ci costerebbe di più. Ma è una questione di principio, anche nei confronti della Francia che continuamente si prende gioco di noi. Inoltre, il No Tav è una delle principali bandiere dei Pentastellati. Sarebbe un’ulteriore foro ad un vaso che continua a perdere acqua. Alias, voti.

Ma non è solo questo. Dietro la decisione di Matteo Salvini c’è anche dell’altro. Che enuncio di seguito, insieme ai rischi e ai danni che la sua scelta comporterà agli .

Perchè Matteo Salvini fa cadere Governo Conte

salvini perchè crisi conte

Matteo Salvini si è fatto due conti. Il prossimo mese il governo dovrà trovare 5,6 miliardi per rifinanziare Quota 100, la famosa legge che avrebbe dovuto smontare la Legge Fornero. A cui aggiungere altri 8 miliardi per rifinanziare il Reddito di Cittadinanza, tanto voluto dagli alleati pentastellati.

E ancora, 30-40 miliardi per finanziare la Flat Tax, altro suo cavallo di battaglia, 23 miliardi per evitare l’aumento dell’IVA al 25,6% (il che darebbe una ulteriore batosta ai consumi) ed altri 10 miliardi per coprire il buco dovuto alla mancata crescita (0,2% se va bene anziché 1%). Giusto per citare le voci di spesa più importanti (circa 100 miliardi in totale) ma non sono le uniche.

Salvini ora si trova al 38%, secondo vari sondaggi. E non può permettersi fallimenti che gli farebbero perdere consensi. Vuole dunque andare all’incasso, come ha detto anche lo stesso Premier Giuseppe Conte senza tanti giri di parole.

Governo Conte crisi rischi

salvini di maio

Cosa rischiamo con la crisi del Governo Conte? Varie cose. Intanto lo Spread che puntuale torna a salire, con tutto ciò che ne consegue per i risparmi e gli investimenti degli italiani.

Il fatto che salti l’epocale riforma del parlamento, tanto voluta dal Movimento cinque stelle. La quale avrebbe dovuto partire a settembre e avrebbe comportato la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200. Peraltro già approvata in prima lettura, e in seconda lettura solo dal Senato.

Ora dovrà essere approvata in seconda lettura dalla Camera, e il voto è previsto per il 9 settembre. Luigi Di Maio ha proposto di anticipare questo voto, ma è una decisione che compete alla conferenza dei capigruppo. Altra soluzione sarebbe quella della sopravvivenza del Governo Conte, almeno fino a quella data.

Gli altri danni che la scelta di Salvini infliggerà al Paese sono insiti alle ragioni di cui sopra. Come riporta Business Insider, bisognerà fare i conti con tutte le scadenze di fine anno. Per sterilizzare l’Iva servono 23 miliardi di euro: il ministro dell’Economia sarebbe in realtà favorevole a un aumento selettivo dell’imposta per finanziare un taglio dell’Irpef, ma non è mai riuscito a convincere Salvini e Di Maio.

E così nel Def ha lasciato aperte tutte le porte: un governo in carica per l’ordinaria amministrazione non potrebbe disinnescare le clausole mettendo in crisi i già deboli consumi.

Ma non c’è solo l’Iva a turbare i sogni del Quirinale. Dal punto di vista industriale rischia di saltare il salvataggio di Alitalia, mentre Atlantia può tirare un sospiro di sollievo perché con ogni probabilità non rischierà di perdere la licenza sulle autostrade.

Il vero nodo riguarda i mercati:

“Per gli investitori internazionali non è più una questione di se l’Italia ristrutturerà il debito, ma di come e quando questo accadrà. Si diffonde il comune sentire che il Paese sia spacciato”

aveva detto al Festival dell’Economia di Trento l’ex ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

Lo spread è tornato a salire anche perché a tenerlo sotto controllo, oltre alla Bce, erano le rassicurazioni di Tria che nella lettera alla Ue scrisse: “L’avanzo va migliorato gradualmente” tracciando così un sentiero gradito a Bruxelles. Con circa 150 miliardi di titoli di Stato da rifinanziare entro fine anno, l’aumento dello spread è destinato a tradursi in un nuovo salasso per le casse dello Stato.

La fine del governo oltre a rinviare sine die il taglio delle tasse mette – per l’ennesima volta – in pausa

“l’opera di revisione della spesa pubblica con l’obiettivo di ridurre il rapporto fra spesa corrente e PIL e di aumentare la spesa per investimenti” come scritto nel Def. Per gli addetti ai lavori, la legge di Bilancio è un “provvedimento decisivo per il futuro del Paese”,

ma nessuno sembra volersene assumere la paternità.

Infine, l’ultimo pericolo è prettamente politico. Ed è quello che dovrebbero comprendere quanti di sinistra esultano per la fine del Governo Conte.

Infatti, dopo le prossime elezioni, rischiano di ritrovarsi il governo più a destra nella storia della Repubblica italiana. Infatti, se i sondaggi rispecchieranno davvero il voto reale, ci ritroveremo con Lega e Fratelli d’Italia intorno al 45%. Quindi già capaci di governare da soli. Un governo populista e caciarone, con Salvini Premier. Altro che Governo Tambroni Dc-Msi del 1960, che durò giusto solo 4 mesi: da marzo a luglio. Suscitando timori e polemiche.

A Forza Italia spetterebbe il ruolo di argine moderato di siffatta coalizione. Sebbene ormai sia in costante crollo verticale e probabilmente, data l’uscita di altri personaggi, rischia pure di restare fuori da una maggioranza di governo.

Crisi Governo Conte: quando si andrà a votare?

salvini mattarella
@Agi

Il cerino spetta nuovamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il cui mandato è stato caratterizzato da continui avvicendamenti di governo. Lui stesso è stato nominato nell’incertezza più totale (post-elezioni politiche 2013). Infatti, ha dato l’incarico a Letta, Renzi, Gentiloni, Conte ed ora ad un prossimo personaggio. Presumibilmente un tecnico nella fase di transizione. Che piaccia comunque in primis al M5S, il quale, checché se ne dica, ha ancora la maggioranza in Parlamento.

Mattarella che peraltro vedrà concludere il prossimo anno il proprio mandato. E già allibisco su cui potrebbe sedere sullo scranno istituzionale più alto della nostra tormentata Repubblica.

Comunque, probabilmente, non si andrà a votare prima del 27 ottobre. E l’incarico non sarà dato prima di inizio dicembre.

Dunque, godetevi le vacanze. Ne sentiremo e leggeremo ancora tante. E chissà per quanto. In realtà, da quasi trent’anni, non abbiamo mai smesso.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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