Festivalbar, ricordo di un evento simbolo dell’estate

In questi giorni è tornato in auge il dibattito sul reato di apologia al fascismo. In tanti dimenticano che una legge del genere già c’è, quella Scelba del 1952. Ma come tante leggi italiane, non si vede. O meglio, non viene applicata. Proprio lunedì ho ad esempio parlato di un lido che metteva in bella mostra slogan e immagini fasciste. E chissà che un giorno non approveranno anche un reato di apologia al Festivalbar. Quell’evento che si teneva ogni estate dagli anni ’60, dove si esibivano i tormentoni estivi e che raggiunse la sua massima popolarità tra gli anni ’80 e ’90, quando cioè fu acquistato da Fininvest. Che lo rese anche un festival itinerante. Estate faceva rima con Festivalbar.

In questi giorni, è tornata sul web la nostalgia canaglia per questa kermesse. Ma forse è giusto che non ci sia più, per i motivi che riporto di seguito.

Breve storia del Festivalbar: nascita ed apice

festivalbarSebbene molti credano che il Festivalbar sia roba da anni ’90, in realtà la sua storia è partita trent’anni prima. Come riporta Wikipedia, la kermesse canora estiva fu ideata da Vittorio Salvetti come gara tra le canzoni dell’estate: la misurazione delle preferenze del pubblico avveniva attraverso gli ascolti rilevati dai juke-box disseminati nei bar di tutta Italia, da cui il nome della kermesse. Il meccanismo era semplice: ad ogni apparecchio era applicato un “contatore” che rilevava quante volte un brano veniva scelto e di conseguenza suonato. Alla fine dell’estate, a decretare il vincitore era la somma di tutte le “gettonature”, dal momento che il brano partiva inserendo nel juke-box un apposito gettone: da questo congegno nacque appunto il neologismo “gettonare”.

Il Festivalbar aveva quindi solo una premiazione finale a settembre, che a partire dal 1967 divenne una vera e propria serata televisiva trasmessa su Raidue fino al 1982: dato il crescente riscontro, questa già nel 1975 fu portata da Asiago all’Arena di Verona, che ne diventò così sede “storica”.

Nel 1983, con il passaggio alle reti Fininvest (dapprima su Canale 5, poi su Italia 1 a partire dal 1989), la manifestazione cambia regolamento e format, piegandosi maggiormente alle logiche degli ascolti televisivi e divenendo uno spettacolo itinerante, ripreso settimanalmente da una diversa piazza d’Italia. Alcune location (come l’arena Alpe Adria di Lignano Sabbiadoro) diventeranno “storiche”, ospitando la kermesse per molti anni consecutivi, e nel 1997 una puntata è stata girata addirittura nell’Arena di Pola, in Croazia. Anche il meccanismo di voto cambia: le “gettonature” assumono un ruolo sempre meno rilevante, data anche la progressiva scomparsa dei juke-box dai bar delle località di villeggiatura italiani. Il vincitore sarà stabilito in base al numero di passaggi radiofonici e televisivi ottenuti e dai risultati di vendita.

L’edizione del 1986 segna una novità all’interno del solito rituale, cioè la nascita del Festivalbar 33′, ovvero la premiazione del miglior 33 giri (poi album) dell’estate. Il Festivalbar raggiunse un’importanza tale al punto da sancire esso stesso quali fossero i tormentoni estivi e da lanciare presentatori diventati capisaldi della Tv commerciale italiana. Si pensi a Gerry Scotti, Fiorello, Alessia Marcuzzi, Amadeus.

Ed è appunto negli anni Novanta che il Festivalbar effettua alcuni aggiustamenti di rotta: inizia infatti tradizionalmente a fine maggio, con un gala di apertura registrato in un’unica serata ma trasmesso in due parti, per proseguire per tutto giugno e luglio con due-tre appuntamenti dalle varie piazze italiane che vengono poi trasmessi successivamente (il tempo di “differita” va da pochi giorni a una settimana) e suddivisi per distribuire in più puntate le esibizioni, rigorosamente in playback. Dopo una pausa ad agosto, a settembre va in onda – sempre registrato – il gala finale: a volte in due parti, ma comunque si svolge sempre in un’unica soluzione.

Dal 1987 parte anche Anteprima Festivalbar, ovvero una sorta di mini-spot con la voce di Vittorio Salvetti che introduce il luogo che ospita la tappa, in onda durante la puntata vera e propria. Una sorta di cartolina video. Viene affiancato poi anche il concorso di bellezza europeo The Look of the Year, che si proponeva di eleggere una miss che rappresentasse l’Italia nelle finali che si sarebbero tenute alla fine dell’estate. A ogni tappa venivano presentate alcune concorrenti di cui però solo una “passava il turno”, fino alla proclamazione della vincitrice che solitamente avveniva nella serata finale della manifestazione. Questa manifestazione nella manifestazione lanciò tra l’altro la show girl Elenoire Casalegno.

La morte di Vittorio Salvetti e il declino del Festivalbar

festivalbar ligabueNegli anni ’90 però il Ministero dei beni culturali nega al Festivalbar l’accesso all’Arena di Verona, poiché la kermesse danneggerebbe il sito culturale. Pertanto, anche la finale divenne itinerante. Diniego che vigerà fino al 1998, proprio con la morte di Vittorio Salvetti. Sostituito alla guida dal figlio Andrea. Con gli anni 2000, inizia però anche il declino del Festivalbar. Dopo che nel 2002 venne per la prima volta accantonato il playback e quasi tutti gli artisti iniziarono a esibirsi dal vivo, il programma continuò inizialmente a ottenere il favore del pubblico, con buoni risultati in termini di share, fino all’edizione del 2006, che registrò invece ascolti deludenti.

L’edizione del 2007 ridusse così il numero delle tappe toccando tre città, Milano per il gala di apertura, Catania e come sempre Verona per la finale. La produzione incluse anche Internet tra i mezzi per misurare il gradimento del pubblico: venne aperta una pagina MySpace in cui gli utenti potevano dialogare direttamente con lo staff e il cast e visionare contenuti audio e video esclusivi (interviste e riprese dietro le quinte), nonché istituito il premio Digital al pezzo più scelto e scaricato dai navigatori, vinto dai Tokio Hotel con il brano Monsoon. Questa fu l’ultima edizione del Festivalbar.

Il 2008 fu infatti il primo anno dalla sua nascita nel quale la manifestazione non si tenne: l’edizione, inizialmente annunciata con Teo Mammucari e Lucilla Agosti alla conduzione, non si svolse per mancanza di fondi. Nonostante la sua assenza come programma ufficiale, venne ugualmente pubblicata – per l’ultima volta dopo trent’anni – la tradizionale compilation che raccoglie i successi dell’estate.

Perché il Festivalbar non ha più senso

festivalbar napoliLa crisi del Festivalbar è concomitante con la crisi della fruizione tradizionale della musica. La kermesse canora estiva ha vissuto il suo apice quando erano ancora milioni i giovani incollati dinanzi alla Tv. Non c’era internet e la musica veniva ancora fruita coi supporti materiali (musicassette e cd, e ancor prima i dischi). Non a caso, a far registrare ancora decine di migliaia di spettatori ai concerti sono le vecchie glorie, che includono più generazioni di fan. Poi ci si mette il terrorismo, deterrente in più per non stare in piazza tra la folla. Infine, ma forse cosa più importante, ci sono vari Talent show, che inficerebbero, come fanno del resto con Sanremo, la kermesse. Che avrebbe così come protagonista e probabile vincitrice gente proveniente da questi programmi (Amici in primis).

E poi c’è un dato anagrafico non di poco conto. Il Festivalbar ha scandito l’estate di chi è nato ad inizio anni ’80, visto che ha raggiunto la sua massima popolarità commerciale dalla seconda metà di quel decennio a quella del decennio successivo. Con sprazzi di gloria ancora ad inizio anni 2000. Oggi quei bambini, adolescenti e giovanissimi hanno superato da un po’ i trent’anni. Guarderebbero il Festivalbar con stranezza, distacco, anche senso critico. Perché anche allora la musica che passava era superficiale, frivola, spensierata. Ma oggi non hanno più quell’età per accoglierla nel modo migliore. Lasciamo che il Festivalbar resti un ricordo personale per ognuno di noi, colonna sonora di quelle estati spensierate senza la scuola. Fatte di prime volte e momenti che non torneranno più. Sì, proporrei il reato di apologia al Festivalbar. E’ finito insieme ai miei vent’anni.

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3 commenti su “Festivalbar, ricordo di un evento simbolo dell’estate

  1. AvatarRick il said:

    Il Salvetti young non ha voluto cedere i diritti a Mediaset x cui e’ scomparso..ma non si sa mai..Certo quando ero piccolo ricordo si facevano le riunioni di ragazzi , gli happening in case dei genitori di uno o dell altro x seguirlo..Era un appuntamento imperdibile..

  2. AvatarFerdinando il said:

    Ora è rimpiazzato da un surrogato che fa schifo, conconduttori odiosi e musicaccia. Qui di, se il Festivalbar non lo fanno più non è per il calo di ascolti e il mancato interesse, ma per lo scarso appeal che ha avuto dopo la scomparsa di Vittorio e l’incapacità di gestire (soprattutto finanziarianente) la kermesse da parte del figlio & c…. Se no, non si spiegherebbe come possano riproporre in tv la stessa cosa in altra salsa, ma indigesta……

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