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Ginocchio sul collo tortura contro i palestinesi, ma nessuno si indigna

Le immagini del poliziotto bianco che tiene il proprio ginocchio, per circa 8 minuti, sul collo di un uomo di colore, reo di aver usato la misera cifra di 20 dollari falsi (volontariamente o inconsapevolmente, non lo sapremo mai), ha fatto prestissimo il giro dei Social. Infiammando le proteste.

Sebbene rappresenti soprattutto una scintilla che ha fatto esplodere una polveriera, venutasi a creare durante il lockdown. Che ha impoverito ulteriormente chi già versava in condizioni economiche disagiate e ha fatto scivolare molti oltre la soglia della povertà.

Tuttavia, il ginocchio sul collo in Palestina è qualcosa di molto conosciuto. E non scatena la stessa indignazione. A perpetrare questo gesto sono i soldati israeliani, che occupano alcuni territori con il beneplacito della comunità internazionale.

Ginocchio sul collo usanza dei militari israeliani

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Come riporta Contropiano, i palestinesi rivedono nella morte di George Floyd qualcosa di tristemente familiare.

Infatti, i soldati israeliani hanno l’usanza di bloccare i palestinesi a terra con le ginocchia sul collo o sulla testa. In territori come Gaza e Cisgiordania.

Le somiglianze non finiscono qui, poiché alcuni attivisti hanno tracciato parallelismi tra il modo in cui la polizia americana ha gestito le proteste contro la brutalità della polizia a seguito della morte di Floyd e il modo in cui Israele ha affrontato le proteste a Gaza.

Alcune delle tattiche utilizzate sono le stesse, secondo i gruppi pro-palestinesi. Anche se le brutalità perpetrate dai soldati israeliani verso i palestinesi sono ben peggiori.

Amnesty International ha avvertito che centinaia di dipartimenti di polizia si sono addestrati in Israele insieme a ufficiali militari, che “hanno accumulato violazioni documentate dei diritti umani per anni”.

Il gruppo per i diritti nota che uno dei dipartimenti coinvolti nella formazione, il Dipartimento di Polizia di Baltimora, era stato citato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per “diffuse violazioni costituzionali, applicazione discriminatoria e cultura delle ritorsioni”.

Sia Amnesty che il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti hanno citato episodi di funzionari della sicurezza israeliani impegnati nella brutalità contro i palestinesi.

L’attivista palestinese Huda Ammori del gruppo Apartheid off Campus ha detto a TRT World che tali legami tra le forze di polizia statunitensi “militarizzate” e l’establishment della sicurezza israeliano hanno sottolineato la necessità di unità tra afro-americani e palestinesi.

Queste, tra le altre, le sue parole:

Sono gli stessi sistemi di oppressione che stanno colpendo tutte queste comunità … dobbiamo combattere insieme

Dunque, altri parallelismi tra Usa e Israele, per un legame inossidabile a colpi di soprusi che va avanti da oltre settant’anni.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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