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I Film dei fratelli Dardenne: dedicati agli ultimi del Belgio

Registi e sceneggiatori, i fratelli Dardenne, Jean-Pierre e Luc, nei loro film raccontano storie di emarginati, sconfitti dalla vita. spesso adolescenti. LE LORO PELLICOLE SI CONTRADDISTINGUONO PER UNA MASSIMA NATURALEZZA ESPRESSIVA
Dal Belgio con furore. Anzi, con spontaneità e naturalezza. Quella che mettono nei propri film, per raccontare storie di emarginati della società, gli ultimi, gli sconfitti. Non a caso i fratelli Dardenne, Jean-Pierre e Luc, aderirono al manifesto cinematografico “Dogma”, nato nel 1995 e concluso nel 2005, che si basava su alcuni aspetti essenziali: telecamera a spalla, bassi budget, attori semi-sconosciuti, assenza di una colonna sonora, ecc. Anche dopo quel periodo, hanno continuato a proporre film molto realisti e spontanei, riuscendo a coinvolgere emotivamente lo spettatore in maniera totale. Vincitori di due Palme d’oro a Cannes, torneranno sul grande schermo l’anno prossimo.
fratelli dardenne
PRIMI CORTI E FILM DEI FRATELLI DARDENNE – Dopo aver incontrato Armad Gatti e Ned Burgess decidono di entrare nell’industria cinematografica. I fratelli Dardenne cominciano con i documentari: Le chant du rossignol (1978), Lorsque le bateau de Léon M. descenit la Meuse puor la première fois (1979), Pour que la guerre s’achève, les murs devaient s’écrouter (1980), R… ne répond plus (1981), Leçons d’une università volante (1982) e Regard Jonathan/Jean Louvet, son oeuvre (1983), cui seguirà il cortometraggio Il court… il court le monde (1987).
In particolare, nella loro carriera di documentaristi, si specializzano nella descrizione degli orrori del Nazismo, tema che riprenderanno anche nella loro prima pellicola a soggetto Falsch (1987): storia di una famiglia ebrea che viene massacrata dai nazisti. Nel contempo, fondano la casa di produzione Dérives, seguita dalla Les Films du Fleuve che produrrà il documentario Gigi, Monica… et Bianca (1997), vincitore di un European Award come miglior documentario.
IL SUCCESSO DEI FRATELLI DARDENNE – Il primo film di rilievo è La promesse (1996), sul problema immigrazione e integrazione in Belgio. Mentre il primo successo arriva con Rosetta (1999), cruda storia di una ragazzina che vive in un camper ai margini con una madre alcolizzata. Vinse la Palma d’oro al Festival di Cannes.
Nel 2002 arriva Il figlio, altra storia su un adolescente dal passato già complicato che prova a rifarsi una vita. Tre anni dopo arriva L’Enfant – Una storia d’amore, su una coppia giovane con difficoltà economiche. Vinse la Palma d’oro a Cannes.
Nel 2008 propongono Il matrimonio di Lorna, che riparla di immigrazione e drammatici brogli burocratici per ottenere la cittadinanza. Primo film del post-Dogma, preservandone lo spirito.
Nel 2011 Il ragazzo con la bicicletta, con cui i Dardenne tornano a parlare di adolescenti dalla vita difficile.
Film intervallati nel 2007 con la partecipazione a Chacun son cinéma (2007), nel quale girano l’episodio: Dans l’obscurité.

IL FILM MENO NELLO STILE DEI DARDENNE: DUE GIORNI, UNA NOTTE – Con questa pellicola affrontano la guerra tra poveri della società contemporanea, con un’azienda produttrice di pannelli fotovoltaici belga messa alle strette dalla concorrenza coreana, costretta così a ridurre il personale trovando come capo espiatorio una donna con problemi di depressione. Ma lei, guarita, non ci sta a perdere il proprio posto di lavoro e cerca di convincere i suoi colleghi a votare per il suo reintegro, rinunciando a un bonus alternativo di mille euro. Perchè i capi cinici li hanno messi dinanzi a una ghiotta alternativa.
Tra scivolamenti nel banale e nel scontato, momenti toccanti ma nessun colpo di scena, il film scorre comunque bene, anche grazie alla bravura di Marion Cotillard (visibilmente dimagrita per la parte). Anche gli archetipi dei colleghi che cerca di convincere scivolano nello scontato. Immigrati che si sentono gli occhi addosso, figli irrispettosi, mariti violenti, cinici, famiglie monoreddito, doppilavoristi, falsi. C’è un pò la crema della società contemporanea.
Il finale poi evidenzia come i Dardenne abbiano perso la spontaneità e l’originalità degli inizi. Se le avessero mantenute, il film si sarebbe fermato al momento del voto. Oppure, in coerenza con le ultime pellicole, si sarebbe fermato dopo il suo esito. E invece si spinge fino alla fine, in un Happy ending alternativo, non banale ma comunque ruffiano. Del Dogma originario resta solo l’inquadratura mobile e quale angolatura particolare qua e là. La commercializzazione ha infettato anche loro. Comunque, guardare un loro film resta ancora cosa interessante.

ULTIMO FILM DEI DARDENNE: LA RAGAZZA SENZA NOME

LA ragazza senza nome dardenneDopo aver visto il precedente Due giorni, una notte, ho temuto che i fratelli Dardenne si fosser anch’essi adeguati al cinema moderno. Soprattutto per l’Happy ending smielato non consono ai loro canoni. Invece, la presente pellicola mi riporta per fortuna indietro ai vecchi film dei registi belgi. Un mix, come dice anche la recensione ufficiale di Mymovies, tra La promesse (per l’ingiustizia nei confronti degli immigrati non considerati umani neanche da morti) e Il ragazzo con la bicicletta (per la generosità e la caparbietà di una protagonista femminile).

Jenny Davin è una giovane dottoressa scrupolosa, ma al contempo rigida con le regole. Al punto che al pronto soccorso non apre a una bussata perchè già passata più di un’ora dalla chiusura. Litigando anche con lo stagista che invece avrebbe voluto aprire perchè poteva trattarsi di una emergenza. Jenny verrà a scoprire che la citofonata era di una donna che scappava dal proprio aggressore per cercare riparo. E che avrebbe potuto salvarle la vita. Così, presa dal rimorso, cercherà di investigare sulle cause della sua morte. Trovando nella cittadina in cui opera tanta omertà e ostilità.

La storia è comunque lodevole e conferma l’inclinazione verso l’impegno sociale dei Dardenne. Ma il film manca di idee nuove e, soprattutto, di mordente e coinvolgimento. Che anche i fratelli belgi abbiano esaurito le loro idee? Speriamo di no. Abbiamo ancora bisogno del loro cinema “alternativo”.

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