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Hamilton vuole rimozione statue razziste: ma ecco chi lo riempie di milioni

Il caso Floyd continua a scatenare proteste e dichiarazioni varie ed eventuali. Anche da parte di Vip milionari. Una protesta rinfocolata da altri casi successivi a quello del ragazzone di colore soffocato da uno dei tanti poliziotti fanatici americani. E forse, come tanti tra loro, pure razzisti.

Anche Lewis Hamilton ha detto la sua. Grande campione di Formula Uno anglo-caraibico. Sei volte campione del mondo di Formula 1: nel 2008 con la McLaren, e nel 2014, 2015, 2017, 2018 e 2019 con la Mercedes.

Hamilton si è schierato in favore dell’abbattimento della statua di Edward Colston a Bristol. Scrivendo su Instagram:

Edward Colston era un mostro schiavista che non avrebbe mai dovuto avere una statua. Sono orgoglioso degli attivisti di Bristol che l’hanno abbattuta. Tiratele giù tutte. Ovunque

Una chiamata alle armi, dunque. Che però tuona, come tante altre di Vip di colore “che ce l’hanno fatta” (ora per proprio talento, ora perché hanno sposato un monarchico, come Meghan Markle), come una sorta di “armiamoci e partite”. Di De Curtisiana memoria (ovvero, enunciata dal grande Totò).

Nel caso di Lewis Hamilton, poi, la beffa per le persone di colore che in queste settimane si stanno battendo, si fa pure duplice. Oltre ad essere un ragazzo di colore che di certo non si sporca le mani nello scendere in piazza, viene pure riempito di milioni da chi, storicamente, non è certo esente dalla simbologia razzista. Ecco di chi parliamo.

Lewis Hamilton, tra Mercedes e Hugo Boss

Lewis Hamilton

Come detto, Lewis Hamilton corre per Mercedes. Casa automobilistica tedesca con la quale ha vinto pure 5 campionati del Mondo. E forse si appresta a vincere pure il sesto.

Inoltre, tra gli sponsor, sulla tuta ci vediamo scritto Hugo Boss. Casa di moda, sempre teutonica. Che produce anche profumi.

Ora qualcuno dirà: e con questo? Se si pone questa domanda, forse non conosce proprio bene la storia di questi due marchi tedeschi noti in tutto il Mondo.

Hamilton corre per Mercedes, la auto istituzionale di Adolf Hitler

hitler mercedes

La Mercedes è nata prima del Nazionalsocialismo ideato da Adolf Hitler, ossia nel 1926. Ma dopo i primi anni di vita incerti, vide crescere la propria posizione economica e industriale proprio durante il Nazismo.

In particolare, come riporta Wikipedia, tra il 1936 e il 1939, la produzione Mercedes-Benz crebbe a tal punto che nel solo 1938 vennero prodotte ben 42.687 vetture, delle quali circa la metà erano destinate all’esportazione.

La sola Mercedes-Benz contava a questo punto su ben 35.123 dipendenti, contro i 9 000 scarsi del 1932 e la densità automobilistica in Germania era arrivata ad una vettura ogni 44 abitanti, mentre all’inizio del decennio era invece di una ogni 97 abitanti.

Tuttavia, con la scesa della Germania in guerra, nel 1939, Hitler accaparrò per sé stesso tutte le materie prime, carburanti, ecc., per l’azienda iniziarono le prime difficoltà. Riprendendosi solo quando il Fuhrer non impose che essa riconvertisse la sua produzione per scopi bellici.

Lo stesso Hitler aveva una auto istituzionale targata Mercedes: la 770K Grosser Open Tourer del 1939. Sei metri di lunghezza, 5 tonnellate di peso, 400 cavalli e una blindatura speciale. Andava peraltro all’asta qualche anno fa, senza non poche polemiche.

Hitler amava circolarvi durante le sue parate, in bella mostra.

hugo boss nazismo

Per quanto riguarda Hugo Boss, invece, anche qui parliamo di ripresa economica grazie al…Nazismo.

Sempre Wikipedia ci racconta che Hugo Boss nel 1923 fondò a Metzingen, cittadina a sud di Stoccarda, una omonima azienda tessile a cui diede il suo nome. Gli affari, tuttavia, non decollarono, anche a causa della congiuntura economica della Germania degli anni venti, e nel 1930 dichiarò bancarotta.

Ma ecco che a porgli la mano fu proprio il Fuhrer, tendendogliela nel suo noto stile. Rifondò la compagnia anche grazie all’aiuto del partito nazista a cui aveva da poco aderito.

Con l’ascesa di Adolf Hitler e del partito anche la compagnia iniziò a crescere, diventando nel 1933 il fornitore ufficiale delle divise delle SS.

Hugo Boss pagò a caro prezzo il suo appoggio al Nazismo, tanto che nel 1945 fu condannato a pagare una multa e privato del diritto al voto. Il marchio però andò avanti, iniziando nel 1953 la produzione di vestiti per uomo. Diventando prima a livello nazionale e molto nota a livello mondiale. Anche per il suo profumo. La cui fragranza però, non può nascondere quegli anni ’30 diventati così poco politically correct.

Ci fermiamo a questi due sponsor. Di seguito riporto l’elenco di tutti gli sponsor di Mercedes (e quindi di Hamilton) in F1. Magari scavando anche nel loro passato, ci troviamo qualche altra magagna (elenco reperito da Icon Wheels):

  • Bose – Azienda statunitense specializzata in apparecchi audio
  • Epson – Compagnia elettronica giapponese
  • Hewlett Packard Enterprise – Azienda informatica statunitense
  • Ineos – Azienda chimica britannica
  • IWC – Azienda svizzera specializzata in orologi
  • Marriott Bonvoy – Programma fedeltà della catena statunitense di hotel Marriott
  • Monster Energy – Energy drink statunitense
  • Petronas – Compagnia petrolifera malese
  • Tommy Hilfiger – Casa di moda statunitense
  • UBS – Banca svizzera

Quanto guadagna Lewis Hamilton?

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Secondo i calcoli fatti da Racing-Elite e riportati da Money, Lewis Hamilton ad oggi guadagna la cifra tonda di 50 milioni all’anno. Piazzandosi primo nella classifica piloti, distanziando al secondo posto i parimenti Sebastian Vettel (Ferrari) e Max Verstappen (Red Bull) che devono accontentarsi di 10 milioni in meno. Guadagnandone: €40,000,000.

La cifra di Hamilton in realtà potrebbe anche essere superiore, dato che percepirebbe 45 milioni di stipendio più 10 milioni solo dagli sponsor. Piazzandosi al 13mo posto tra gli sportivi più pagati.

Ma a ciò dobbiamo aggiungere pure Instagram. Pulpito dal quale Hamilton suona trombe di guerra.

Come riporta Tutto Motori web, Hamilton vanta oltre 12 milioni di follower sul suo profilo Instagram. Secondo una ricerca pubblicata da eMarketer, i vip che hanno oltre 500 mila follower hanno un valore di mercato di circa 1.667,67 sterline per ogni post su Instagram.

Facendo i calcoli, questo significa che Hamilton, che di follower ne ha 17,5 milioni (al momento della scrittura, i numeri sono destinati ancora a salire), può incassare ben oltre 40,5 mila sterline per ogni post sponsorizzato. Avvicinandosi ai 50mila euro.

Il suo compagno di squadra, Valtteri Bottas, ha appena 1,6 milioni di follower, mentre Max Verstappen ne ha 3,1 milioni. Sebastian Vettel, invece, il profilo ufficiale su Instagram manco ce l’ha. Ma forse, sentendo queste cifre, potrebbe convincersi…

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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