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Primo uomo sulla Luna, le prove che fu un falso

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Cinquant’anni fa l’uomo approdava per la prima volta sulla Luna, con Neil Armstrong, comandante dell’Apollo 11; l’ultimo fu invece Eugene Cernan, nel dicembre 1972. Gli USA battevano così l’URSS nella corsa alla conquista lunare, dopo che vi era stato ivi l’invio di alcune sonde prive di equipaggio umano, tra il ’59 e il ’66 (anche di una sovietica, nel ’66) per perlustrare il satellite.
Dal 1972 non vi sono stati più approdi da parte dell’uomo sulla Luna; anche se vari progetti sono in corso, anche da parte della Cina, che in realtà fin dall’inizio aveva sognato di superare le due superpotenze nella corsa allo spazio, diventando un loro terzo incomodo.
In realtà, come credo ben sapete, da più parti vi sono voci che vorrebbero l’allunaggio una sorta di clamoroso falso mondiale che l’America vuole farci credere; e qui ovviamente i pensieri si dividono tra chi crede fortemente in quelle immagini che vide in TV all’epoca o che ha visto negli anni successivi perché in quel periodo non era ancora nato o era troppo piccolo per ricordarsene (o magari non aveva una televisione), e chi invece crede effettivamente che l’allunaggio sia una grossa balla che, mediante i potenti mezzi della cinematografia, qualche potente di turno ha voluto farci credere.
Io ovviamente mi schiero tra i secondi; dico ovviamente poiché ho imparato ad avere nel mio DNA un incalzante o San Tommasesco “beneficio del dubbio” e pertanto difficilmente credo fin da subito in ciò che mi dicono, soprattutto eventi di questa grandezza.
Del resto, mia madre mi ha raccontato che mentre lei guardava la diretta allattando mia sorella, mio padre le disse: “Nun e dà rett, è tutt fint!
In fondo non bisogna dimenticare che in quegli anni la “Guerra Fredda” tra USA e URSS era nella sua fase più acuta, e che vi era una Guerra in Vietnam che gli americani stavano clamorosamente perdendo (un po’ come oggi in Afghanistan o Iraq), da far dimenticare agli americani stessi, oltre che a mezzo Mondo.
Pertanto, quale periodo migliore per inscenare un evento di quella portata, che ha fatto sognare, fa sognare e credo farà sognare miliardi di persone? Tra l’altro, è strano che lì non vi siano più tornati, visti i moderni mezzi che negli anni successivi hanno avuto ed hanno a disposizione. Tra l’altro, finita la Guerra Fredda, ed esistendo oggi una maggiore cooperazione tra superpotenze rispetto ad allora, sarebbe anche più facile ripartirsi le spese e le competenze per una missione del .

Uomo sulla Luna prove falso

uomo sulla luna falso

La teoria del falso allunaggio trova le sue origini nel libro dell’americano William Charles Kaysing, “We never went to the moon” (Non siamo mai andati sulla Luna ) del 1976.
Girando sul web, ho trovato una tabella riassuntiva delle varie argomentazioni che ritengono l’allunaggio una balla mondiale. Riporto qui le annotazioni che ritengo più rilevanti.

AUTENTICITA’ DEI 382 KG DI ROCCE IMPORTATI DALLA LUNA

Si sostiene che si tratta di meteore precipitate sulla Terra, o che le rocce siano state portate sulla Terra da sonde automatiche, come ha fatto l’Unione Sovietica con la sonda Luna 16. Altri pensano che le presunte rocce lunari siano state fabbricate artificialmente sulla Terra in laboratori segreti, sfruttando i dati ottenuti con le sonde Surveyor. Altri ancora sostengono che le rocce siano invece del tutto simili a quelle ritrovate in Antartide nelle McMurdo Dry Valleys e compatibili con quelle particolarissime condizioni geologiche e atmosferiche. Recenti studi dell’Eidgenössische Technische Hochschule Zürich dimostrano inoltre che la composizione isotopica dell’ossigeno terrestre e di quello lunare sia identica.

AUTENTICITA’ DELLE FOTO SCATTATE SULLA LUNA

Si riconoscono decisamente due serie di fotomontaggi: quelli della prima missione, l’Apollo 11, con foto riprese presumibilmente in interni; e quelle delle altre missioni con foto manipolate da riprese all’esterno. Sulle immagini dell’Apollo 11 infatti, le ombre non si diffondono parallelamente. Tale fatto è dovuto ad uno studio cinematografico dotato di uno o più riflettori disposti ad una distanza finita, come esposto nelle tesi del Dr. David Groves, ampiamente divulgate sulla rete. All’osservazione, sono assolutamente rilevabili ombre divergenti, su una superficie piana, ogni volta che i due astronauti vengono a trovarsi a una distanza, l’uno dall’altro, paragonabile a quella della fonte illuminante. Per una fonte da considerarsi posta a distanza infinita, o meglio non proporzionabile alla distanza relativa dei soggetti illuminati, come è proprio dell’illuminazione solare, le ombre non possono in nessuno modo risultare divergenti (e invece sono apprezzabili pesantissime divergenze di novanta gradi). Nelle foto panoramiche delle missioni possono notarsi la disposizione delle ombre rispetto alle pietre e ai declivi.
 Queste sono prove inconfutabili della relativa vicinanza della fonte illuminante ai soggetti, a causa dell’immutabilità della legge della proiezione delle ombre che non può risentire delle condizioni atmosferiche, chimiche o fisiche dell’ambiente lunare. Si deduce che la fonte illuminante principale, nella missione fotografata, non sia il sole. In altri casi risultano illuminati particolari nascosti, posti in cavità o al di sotto di elementi già di per se posti in controluce, dove è possibile individuare in maniera inequivocabile un’ombra totalmente opposta a quella del sole. Le tesi del dr. Groves, sono state rafforzate dalla ricostruzione di un modello in scala del modulo lunare dove si raggiunge la stessa identica illuminazione delle foto della missione Apollo 11 grazie all’ausilio di una seconda luce opposta a quella principale, tecnica consueta nella realizzazione dei fotorendering, e nella cinematografia tradizionale.
In alcune foto si rilevano contemporaneamente:
-Sole inspiegabilmente “anemico” (che consente un diaframma sufficiente a leggere le ombre, nonostante l’inquadratura diretta),
-La zona in ombra illuminata da riflessi ingiustificati (il “compromesso impossibile” del controluce),
-Il vistoso cono di luce al centro dell’immagine, dove il terreno risulta molto più chiaro che non ai lati.
Le ombre cadono su di una superficie ineguale e pertanto sembrano più brevi (in caso di elevazione del suolo) o più lunghe (in caso di approfondimento del suolo). Inoltre, la prospettiva della fotografia fa sfigurare nella vicinanza l’immagine dell’ombra in una maniera tale che non sembrano diffondersi parallelamente. Se fossero state utilizzate più fonti di luce, cioè riflettori, dovrebbero essere visibili più ombre dello stesso oggetto che si diffondono in direzioni diverse. Tale fatto può per esempio essere constatato con le ombre dei giocatori di calcio durante una partita giocata con i riflettori accesi. Il fatto che certe zone sembrano illuminate quando non dovrebbero esserlo è dato dal fatto che la “polvere” lunare è in grado di riflettere facilmente la luce (di notte la luna ci rimanda la luce riflessa dal sole, e tutti possono notare che è molto luminosa per essere una luce riflessa) e quindi le parti che non dovrebbero essere illuminate lo sono a causa della luce che viene rifessa dal suolo lunare e che va a colpire le zone in ombra di fatto illuminandole.
Su diverse fotografie, raccolte in luoghi differenti, il paesaggio lunare è identico. Sassi visibili in primo piano sono addirittura identici. Ciò presume l’utilizzo di un’unica quinta utilizzata più volte come immagine di sfondo.
Nella stragrande maggioranza delle foto lunari, nelle missioni successive a quelle dell’Apollo 11, la linea di giunta tra fondo e piano di posa attraversa tutto il fotogramma, da parte a parte, così che le foto risultino la somma evidente di due metà ben distinte, senza nessuna zona di continuità che leghi i due piani. Si riscontra una rimarchevole differenza di colorazione fra i terreni di posa e quelli di fondo. Nel caso delle carrellate a 360° la continuità della linea di giunzione segnalerebbe la presenza di uno stranissimo plateau rialzato, separato dal mondo circostante da una vallata circolare, che non appare sulle mappe degli allunaggi.
Ancora, le macchine fotografiche erano montate all’altezza del petto delle tute degli astronauti. Pertanto l’astronauta non riusciva a vedere cosa stava fotografando. Ciò nonostante le immagini riuscirono, erano messe a fuoco perfettamente e furono scattate senza tagliare la testa ai compagni di missione. Esistono esempi a sufficienza di immagini non riuscite. Le immagini scelte dai media, e pertanto più conosciute, erano ovviamente quelle più riuscite dal punto di vista estetico; sono state inoltre modificate nel formato e nei contrasti dei colori. Gli apparecchi fotografici erano apparecchi fotografici Hasselblad, dotati di mirino a pozzetto,che consentiva agli astronauti di scattare immagini a sagoma intera, anche con la macchina adiacente al busto. Infine gli astronauti si erano allenati a fotografare con detti apparecchi durante i sei mesi di preparazione alla missione.
Su numerose immagini NASA sono visibili delle stelle. Questo è probabile in un set cinematografico con fondale in carta forata. Il contrasto su negativi con diaframma da 9 a 11 non è sufficiente per consentire di fotografare un oggetto poco luminoso (come una stella lontana), in un paesaggio chiaro. Per fotografare stelle in cielo sarebbe stato necessario un tempo di esposizione alla luce molto lungo. Ovviamente, in tal caso, gli astronauti ed il paesaggio lunare sarebbero stati del tutto sovraesposti. Lo stesso effetto può essere raggiunto e constatato con qualsiasi apparecchio fotografico comune, nel caso di un’immagine di un oggetto chiaro scattata di notte (ad esempio una città). Anche su queste immagini non sono visibili le stelle. Infine, anche su immagini prese dallo spazio più recentemente (ad esempio dallo Space Shuttle che si trova in vicinanza della Terra) non sono visibili le stelle.            Nella maggior parte delle foto le stelle non sono visibili; alcune foto comunque possono essere state arricchite di particolari suggestivi come stelle ed effetti luminosi, che restano innocenti espedienti divulgativi.
Molte immagini contengono palesi errori; ad esempio l’orma di uno stivale sotto il modulo lunare; su di un’altra immagine si specchiano altri due astronauti nella visiera dell’astronauta fotografato (mai più di due astronauti si sono trovati contemporaneamente sulla Luna), in alcune foto nei visori sono visibili strutture di coperture e, sempre, il riflesso sui visori della fonte luminosa non è circolare, come il riflesso solare nelle foto di astronauti in orbita, ma pentagonale. Nel filmato della partenza del modulo lunare dell’Apollo 16, l’effetto del color bleeding che occulta il binario sul quale scorre la navetta, viene tradito dallo scintillio causato dalle polveri. Qualcuno ipotizza che su alcune fotografie possono essere intraviste delle lettere incise sui sassi, rispettivamente nel suolo lunare.
Su molte immagini della NASA sono visibili le crocette delle fotocamere. Queste crocette talvolta vengono addirittura coperte da oggetti che si trovano sulla Luna. Pertanto si può trattare esclusivamente di fotomontaggi.
Gli apparecchi fotografici non sarebbero mai stati in grado di funzionare, tanto meno di consentire lo scatto di fotografie. Con una temperatura fino a 130 gradi centigradi (durante il giorno), le pellicole si sarebbero sciolte a causa del materiale delle macchine fotografiche usato e privo di raffreddamento. Con temperature di meno 40 gradi centigradi (durante la notte) invece, a causa del freddo, sarebbero state le pile a non funzionare, e la pellicola si sarebbe spezzata.

ANOMALIE “SUL POSTO”

L’energia dei raggi gamma a cui gli astronauti erano esposti durante il passaggio attraverso le fasce di Van Allen, che si trovano tra Terra e Luna, sarebbe stata talmente alta, che gli astronauti non sarebbero stati in grado di sopravvivere. Questo in particolar modo durante quel periodo, quando si erano verificate forti eruzioni solari. Gli astronauti sulla superficie lunare restano, in piena luce, a lungo esposti ai raggi ultravioletti senza schermi di protezione UV abbassati, nelle riprese successive all’esposizione, all’interno della navetta, gli astronauti non presentano né scottature, né abbronzature, né rossore.
L’accensione dei razzi di frenatura del modulo lunare causa un livello di rumore di 140 dB. Pertanto i collaboratori del centro di controllo non sarebbero mai stati in grado di seguire i discorsi tra gli astronauti. Si concorda che, a causa della mancanza di atmosfera sulla Luna, il suono non può diffondersi, però all’interno del modulo lunare poteva avvenire senz’altro.
Immagini filmate mostrano come la bandiera degli Stati Uniti d’America sventola, irregolarmente, come se subisse gli effetti di spostamenti d’aria, ma senza atmosfera risulta impossibile lo sventolio e su suolo sabbioso è impossibile il tremolio.
Il congegno di propulsione del modulo lunare non ha formato un nuovo cratere d’impatto sul suolo lunare nonostante fosse progettato e utilizzato per frenare la caduta controllata di una navetta di massa consistente in diverse tonnellate.
Su riprese televisive si nota che i salti degli astronauti non sono più alti dei salti normali sulla Terra indossando una tuta spaziale. Nelle riprese televisive dell’allunaggio dell’Apollo 15 più volte si vede lo scintillare e il riflesso della fune che tiene sospesi gli astronauti durante i salti e i grandi passi. Si nota anche che le impronte lasciate dagli astronauti nelle passeggiate lunari sono del tutto identiche a quelle lasciate sulla sabbia nelle prove effettuate nei padiglioni della NASA. Vi è da dimostrare come è possibile che gli astronauti abbiano lasciato impronte identiche nonostante la differenza di gravità, nonostante la differenza della composizione chimica del suolo lunare, e nonostante la mancanza di umidità nell’atmosfera e quindi nella sabbia che sulla terra costituisce la principale ragione della plasticità di un sedimento: Su sabbia arida le impronte non possono essere né nette né distinguibili. Sulla terra è generalmente la tensione superficiale dell’acqua, contenuta anche in piccola percentuale nella sabbia o nelle polveri, a ostacolare lo scivolamento dei granelli di sabbia l’uno sull’altro. Su sabbia completamente arida è quasi impossibile lasciare orme (fanno eccezione i minerali come il talco non ritrovato, però, nella mescola delle polveri).
A causa della forza di gravità minore esistente sulla Luna, le ruote del rover lunare avrebbero dovuto girare a vuoto durante la fase di accelerazione. Inoltre, nelle curve, il moon rover avrebbe dovuto reagire come sul ghiaccio sulla Terra.
Gli astronauti dichiararono di aver assistito al sorgere e al calare della Terra. Infatti su diverse immagini scattate sulla Luna, si nota che il pianeta Terra si trova in una posizione diversa. Considerando invece, che la Terra si trova al centro dell’orbita lunare, tale fatto è del tutto impossibile.
A causa del vuoto, sulla Luna le tute spaziali avrebbero dovuto dare l’effetto di essere gonfiate mentre risultano sempre piene di grinze.

Allunaggio prove che sia falso, il prima e il dopo del lancio

allunnaggio falso prove

Durante il lancio del modulo lunare, non era visibile alcuna fiamma. Terminato il programma di voli sulla Luna, tutti i piani di costruzione nonché i microfilm relativi, in particolar modo quelli relativi ai razzi Saturn V, il modulo lunare e il rover, sono stati distrutti.
Nel 1977 fu ideato un film “Capricorn one”, che appare molto simile a quelle storiche scene televisive dell’uomo sulla Luna. Pertanto si ritiene che anche queste ultime siano state girate allo stesso modo.

American Moon di Mazzucco streaming

Nel 2017 è stato ideato un interessantissimo documentario di Massimo Mazzucco, dal titolo American Moon. Nel quale, intervistando anche degli esperti (noti fotografi di fama mondiale come Oliviero Toscani, Nicola Pecorini, Toni Thorimbert, Peter Lindbergh, Aldo Fallai) e riportando la cronistoria di tutto quanto avvenne dagli anni precedenti a quelli successivi alla missione, smonta letteralmente la tesi dell’allunaggio. Ricordiamo che Mazzucco è un regista e blogger italiano attivo sostenitore di diverse teorie del complotto.
Ecco la versione integrale su Vimeo:

AMERICAN MOON – Vers. integrale (ITA) from Massimo Mazzucco on Vimeo.

Forse molte accuse sono anche ridicole ed infondate; forse è giusto non cercare ostinatamente la verità e lasciare che l’approdo lunare faccia ancora sognare miliardi di persone, senza far apparire credulone, al contempo, chi è cresciuto con quella convinzione.
Ma io resto nella filosofia che porta il nome di un album degli Oasis: DON’T BELIEVE THE TRUTH. Ed, ammesso che sia vero, il tecnicismo vinse definitivamente sulla immaginazione. La Luna prima di essere conquistata e calpestata, era solo contemplata. Come poeti, pittori, scrittori e cantanti avevano fatto fino ad allora.

4 Risposte a “Primo uomo sulla Luna, le prove che fu un falso”

  1. gli unici ad essere andati sulla Luna sono Optimus Prime e Ratchet in Transformers 3 quando riportano Sentinel Prime sulla Terra ihihihiOptimus

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