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Incendi Australia, non solo siccità: le altre cause dell’apocalisse

E’ un vero e proprio scenario apocalittico quello che sta vivendo l’Australia negli ultimi mesi.

Le terrificanti immagini provenienti dallo splendido paese ex colonia britannica e che i terrapiattisti ritengono perfino che non esista, stanno facendo il giro dei Social. Koala accuditi come neonati, canguri che saltano da un punto all’altro nella disperata ricerca di un riparo, avendo un macabro scenario rosso alle spalle. Fiamme molto alte e divoratrici. Aria irrespirabile. Desertificazione laddove si apprezzava una fitta vegetazione.

Certo, non manca la solita immagine bufala di turno. Come quella che raffigura l’Australia dal satellite con alcune aree rosse in fiamme. In realtà quella immagine, attribuita erroneamente all’Ansa, raffigura la sovrapposizione di incendi nel Paese tra dicembre ed inizio gennaio. Ma non fotografa la pur drammatica situazione al 5 gennaio (giorno di diffusione della foto).

Per quanto riguarda le cause, gli esperti le attribuiscono principalmente alla siccità. Ma non è solo questo. Ci sono pesanti responsabilità di singoli criminali, nonché politiche. Inoltre, alcuni animali saranno deliberatamente uccisi dall’uomo, non dalle fiamme. Ecco il quadro complessivo ad oggi .

Australia incendi cause

australia incendi foto

Quali sono le cause degli incendi in Australia? Come riporta Ambiente bio, la stagione degli incendi 2019 in Australia è iniziata presto ed è stata eccezionalmente brutale, dicono gli esperti, anche per un paese abituato a bruciare regolarmente.

Gli incendi hanno bruciato milioni di ettari di terra in tutto il paese da ottobre, distruggendo più di mille case e uccidendo ad oggi 24 persone, tra cui tre vigili del fuoco volontari.

Lo stato più colpito, il Nuovo Galles del Sud, che comprende Sydney, la più grande città dell’Australia, sta vivendo la peggiore stagione degli incendi in 20 anni.

L’ultima volta che nel Nuovo Galles del Sud si è verificata un’ondata di calore altrettanto grande nell’area è stata nel 1974, ma quegli incendi sono avvenuti in aree più remote, ha detto a The Guardian Ross Bradstock, direttore del Center for Environmental Risk Management of Bushfires dell’Università di Wollongong .

Un portavoce del Servizio antincendio rurale del Nuovo Galles del Sud ha definito la portata degli incendi “senza precedenti” così presto nella stagione.

Una combinazione di calore da record, siccità e condizioni di vento forte hanno reso drammatica la recente stagione degli incendi in Australia.

Questa settimana, i registri del governo hanno confermato che il 2019 è stato l’anno più caldo e secco del Paese. L’ultimo mese del 2019 ha visto precipitazioni particolarmente basse e il paese ha registrato il giorno più caldo di sempre .

La combinazione di condizioni estremamente secche ed estremamente calde si aggiunge a incendi più potenti, ha affermato Crystal A. Kolden, ricercatore di incendi all’università dell’Idaho.

Il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici, un gruppo di scienziati convocato dalle Nazioni Unite per valutare importanti ricerche sul riscaldamento globale e sui relativi impatti climatici, ha scoperto che il numero di giorni con condizioni meteorologiche ad alto rischio dovrebbe aumentare in tutto il sud dell’Australia, nello stesso modo in cui il mondo si sta riscaldando troppo rapidamente.

La prima e intensa stagione degli incendi di quest’anno è “un presagio di ciò che verrà”, ha detto il dott. Kolden, e un “forte indicatore” che alcuni degli effetti dei cambiamenti climatici sono già qui.

Per fortuna, in questi primi giorni della settimana, la pioggia è caduta in alcune parti dell’Australia devastate dal fuoco e le temperature sono calate. Ma i funzionari hanno avvertito che c’è la concreta possibilità che i focolai ripartiranno di nuovo e si creeranno nuovi incendi.

La pioggia fuligginosa è caduta sulla costa orientale, da Sydney a Melbourne, con anche fenomeni di pioggia “torrenziale” segnalata in alcune parti del Nuovo Galles del Sud (NSW), proprio una delle zone più colpite.

Purtroppo non si esclude anche che enormi incendi nel Victoria e nel Nuovo Galles del Sud potrebbero incontrarsi e connettersi per creare una “mega fiammata” più ampia.

Quest’anno nel Paese oceanico, che adesso si trova in piena estate con la primavera che invece corrisponde al nostro autunno, si sono sommati diversi fattori che hanno fatto scattare da tempo l’allarme per possibili incendi.

La scarsa piovosità nelle zone costiere del Nord ha generato un clima secco provocando un aumento delle temperature nella parte centrale. Di conseguenza, ne è scaturita una siccità che ha seccato alberi e terreno.

In questi giorni poi la combinazione dei forti venti e delle temperature elevate, la colonnina di mercurio è costantemente oltre i 40° tanto che a dicembre si sarebbe registrato il giorno più caldo della storia dell’Australia (49°), hanno alimentato ancora di più gli incendi che al momento insistono nella regione del New South Galles, nella parte Orientale del paese.

Australia incendi numero animali morti

koala foto

Come riporta Money, finora sono 25 i morti accertati con altrettante persone che risultano disperse, sono andate distrutte circa 2.000 case per danni totali pari a 700 milioni di dollari australiani mentre si stima che in questi mesi abbiano perso la vita quasi 1 miliardo di animali secondo il WWF.

Tra questi, troviamo migliaia di preziosi koala della costa centro-nord del New South Wales, insieme ad altre specie iconiche come canguri, wallaby, petauri, cacatua, potoroo e uccelli melifagi.

Molto gravi sono pure le conseguenze ambientali, visto che oltre alla distruzioni di intere foreste le ceneri provocate dai roghi hanno reso il cielo delle zone colpite arancione, con l’aria a Sidney che al momento risulta essere la più inquinata del pianeta.

Il fumo degli incendi ha viaggiato più di 12.000 chilometri ed è arrivato, ben visibile, nei cieli di Cile e Argentina, senza però mettere a rischio la salute degli abitanti dei due Paesi sudamericani. E secondo gli esperti sta per raggiungere anche il Brasile.

Incendi in Australia, le cause politiche e criminali

australia fiamme mappa

C’è poi la questione dei piromani e di chi accende i roghi per convenienze economici: in totale la polizia australiana ha finora arrestato 24 persone accusate di aver dato vita a incendi in diverse zone del Paese.

Come riporta invece LaRepubblica, le autorità australiane hanno identificato e denunciato oltre 180 persone sospettate di aver appiccato deliberatamente incendi boschivi. E tra queste come detto 24 sono state arrestate. I provvedimenti sono stati assunti dal mese di novembre a oggi.

In particolare 29 incendi sono stati deliberatamente causati nella regione di Shoalhaven, nel sud-est del Nuovo Galles del Sud, in soli tre mesi. Gli arresti sono stati effettuati in relazione a incendi dolosi appiccati nel Nuovo Galles del Sud, a Queensland, Victoria, nell’Australia Meridionale e in Tasmania.

Ma ad uccidere gli animali è anche deliberatamente l’uomo. Dai 5 ai 10mila cammelli selvatici nell’Australia Meridionale saranno infatti abbattuti dai tiratori professionisti in elicotteri già da domani su ordine del capo della comunità degli aborigeni di Anangu Pitjantjatjara Yankunytjatjara per impedire agli animali di consumare l’acqua nella regione devastata dalla siccità.

L’abbattimento dovrebbe durare cinque giorni, la comunità si lamenta che gli animali invadono le proprietà in cerca di acqua.

Poi ci sono le responsabilità politiche. Il primo ministro Scott Morrison è stato travolto dalle critiche per la sua tardiva risposta nel mettere insieme le risorse nazionali contro gli incendi. Ma ha anche dichiarato che il suo governo conservatore non rafforzerà le politiche per combattere i cambiamenti climatici.

Morrison è stato accusato anche di voler politicizzare la crisi piagandola a suo vantaggio dopo aver pubblicato uno spot pubblicitario di 50 secondi sul dispiegamento di forze. È l’ennesimo passo falso dopo le polemiche causate per la sua vacanza senza preavviso prima delle feste natalizie alle Hawaii nel mezzo della crisi.

Una volta tornato, Morrison è stato anche filmato mentre voltava le spalle a una donna incinta che chiedeva più risorse per affrontare gli incendi durante una visita in una comunità devastata dai roghi.

Ma ad essere sotto accusa sono anche i governi conservatori precedenti.

Come riporta Voci dall’estero, in quanto a politiche, vegetazione e clima le somiglianze tra Australia e California sono sempre state notevoli. Entrambi i posti sono bellissimi, di estrema sinistra, e politicamente verdi. In entrambi, alla gente piace vivere in mezzo a vegetazione che ogni anno si secca abbastanza da bruciare fino al cielo – con o senza cambiamenti climatici.

Questo avviene a causa di stagioni piovose relativamente corte, inserite in un tempo perfettamente balneare. Il paesaggio è verde in maniera spettacolare quando piove, ed estremamente arido quando non piove più. Quando le precipitazioni sono abbondanti, come è stato negli anni recenti in Australia, la vegetazione diventa ancora più rigogliosa, rappresentando così un combustibile ancora più abbondante per gli incendi boschivi.

Allo stesso tempo, la nostra cultura che idolatra la vegetazione ci impedisce di bruciarla volontariamente. In California gli incendi controllati sono ora in gran parte proibiti (perché la combustione rilascia la temutissima anidride carbonica), assicurando così che il disastro sia sempre dietro l’angolo. La stessa cosa vale per l’Australia, dove sono consentiti alcuni incendi controllati, ma neppure lontanamente sufficienti.

Sono anni che l’Australia è pronta ad esplodere. David Packham, ex capo del Centro di Ricerche Nazionale australiano per gli Incendi Rurali, avvertì in un articolo del 2015 su the Age che i livelli di materiale combustibile erano saliti al loro livello più pericoloso da migliaia di anni. Packham fece notare che questo era il risultato di un’”ideologia verde fuorviante”.

Ora è molto comodo per gli allarmisti verdi dare la colpa al riscaldamento globale degli incendi in Australia e California. In realtà, sono le politiche che essi stessi sostengono ad esserne responsabili.

Come ha scritto a novembre il criminologo ecologico Paul Read:

“Un’analisi satellitare del 2015 di 113.000 incendi dal 1997 al 2009 ha confermato quello che sapevamo da tempo: il 40 per cento degli incendi è acceso deliberatamente, un altro 47 per cento è acceso accidentalmente. Questo corrisponde piuttosto bene ai dati precedenti pubblicati un decennio prima, che circa la metà di tutti gli incendi sono intenzionali o sospettati di essere tali, e il 37 per cento è accidentale. Insieme, raggiungono la stessa conclusione: l’87 per cento degli incendi viene acceso dall’uomo.“

Poi ci sono le colpe della deliberata piantificazione di eucalipti. Ecco un interessante articolo del 2013: Gli incendi boschivi australiani: la colpa è degli alberi di eucalipto?

Guardando alla foresta di eucalipto fuori dalla mia finestra in Tasmania, vedo un gigantesco pericolo di incendio”, ha detto David Bowman, un ecologista delle foreste dell’Università della Tasmania, in Australia, a KQED. “In un giorno molto caldo, queste cose bruceranno come torce e inonderanno di scintille le nostre periferie”.

Come molte piante native delle regioni soggette ad incendi, gli alberi di eucalipto (detti anche alberi della gomma in Australia), si sono adattati per sopravvivere – o perfino per prosperare – durante gli incendi. Le foglie cadute di eucalipto creano densi tappeti di materiale infiammabile, e la corteccia degli alberi si stacca in lunghe stelle filanti che cadono a terra, fornendo materiale aggiuntivo che attira i fuochi a terra sulle foglie, creando un’enorme “corona di fuoco” veloce a propagarsi, nella parte alta delle foreste di eucalipto.

Inoltre l’olio di eucalipto, che dà agli alberi il loro caratteristico odore aromatico, è un olio infiammabile: questo olio, combinato con il letto di foglie e i filamenti di corteccia, durante i periodi di siccità, può trasformare in pochi minuti un piccolo fuoco a terra in una terrificante tempesta di fuoco. Ecco perché gli alberi di eucalipto – specialmente gli alberi della gomma blu (Eucalyptus globulus) che sono comuni in tutto il Nuovo Galles del Sud – sono talvolta chiamati “alberi di benzina”.

Il pericolo rappresentato dai boschi di eucalipto che si estendevano al di fuori dell’Australia venne sottolineato nel 1991, quando un incendio boschivo ha incenerito le colline intorno ad Oakland, in California. L’incendio uccise 25 persone e annientò più di 3.000 abitazioni, secondo l’Agenzia Federale per la Gestione delle Emergenze (FEMA), e fu imputato anzitutto alle miglaia di alberi di eucalipto che si trovavano in tutte le colline di Oakland.

Nonostante la loro meritata reputazione di incubo peggiore dei vigili del fuoco, gli alberi di eucalipto rimangono un esemplare paesaggisticamente apprezzato, rinomati per la loro crescita rapida, che genera alti alberi che fanno ombra e che, secondo alcune ricerche, aiutano a respingere gli insetti grazie a quello stesso olio profumato di eucalipto accusato di alimentare gli incendi.

“I boschetti di eucalipto sulle colline ripide – come quelle sulle colline di East Bay – sono estremamente infiammabili quando… i venti di fine estate e d’autunno iniziano a soffiare e a rendere impossibile il controllo di un fronte di fiamme in movimento fino a quando i venti si fermano,”

ha detto Tom Klatt, gestore ambientale del campus UC Berkeley, in un rapporto dalla Divisione di Agricoltura e Risorse Naturali dell’università.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

Una risposta a “Incendi Australia, non solo siccità: le altre cause dell’apocalisse”

  1. Giusto per capirci: affinchè avvenga la combustione, sono necessarie alcune condizioni sine qua non:
    1) La presenza di un combustibile
    2) La presenza di un comburente
    3) La temperatura di accensione per quel dato combustibile
    4) In alcuni testi è anche citata la presenza di un elemento catalizzatore, cioè che favorisca la combustione senza necessariamente prendervi parte.
    Cito le temperature di accensione dei più comuni combustibili:
    Zolfo 243 °C
    Legno 300 °C
    Carta 230 °C
    Benzina 250 °C
    Gasolio 220 °C
    Bisogna anche considerareb il flash poin, che è la più bassa temperatura alla quale un liquido infiammabile emette vapori che miscelandosi con l’aria possano incendiarsi. Ora, a meno che in un territorio boschivo non venga deliberatamente immesso del liquido infiammabile (per esempio, benzina) nel detto territorio troveremo prevalentemente materiali legnosi più o meno secchi, foglie morte, resine di vari vegetali e, purtroppo, spesso anche immondizia.
    La presenza di liquidi infiammabili che possono dare origine a vapori è opera dell’uomo, quindi non si può imputare a tale presenza una eventuale combustione spontanea.
    La temperatura di accensione più bassa è quella della carta, sempre che ci sia, che come detto è di circa 230 °C. Questa temperatura non viene raggiunta in alcuncaso spontaneamente in condizioni ambientali esterne. La conclusione di quanto detto è che, tranne in pochissimi casi, gli incendi sono sempre dolosi, per sola incuria nella migliore delle ipotesi; ma spesso sono appiccati deliberatamente per motivi di vario genere. Certo un clima molto caldo e secco con presenza di venti, non può che favorire la diffusione dell’incendio, e comunque ricordo che pur dovendo essere molto attenti al fenomeno dei cambiamenti climatici, non si può imputare tutto all’Uomo (anche se contribuiamo a tali cambiamenti, e anche parecchio). In realtà i cambiamenti sono ciclici e dipendono da tanti fattori concatenanti.

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