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L’Italia s’è destra: il trio Salvini-Meloni-Berlusconi non ha rivali

Ultimo aggiornamento

Se si andasse a votare domani, si realizzerebbe il Governo più a destra della storia della Repubblica italiana. Tanto che il Governo Tambroni del ‘63 – che reggeva sull’alleanza Dc-Msi – impallidirebbe davanti ad esso.

Matteo Salvini piace a più di un italiano su tre. Tanto che la sua Lega è solidamente oltre il 30%, avendo fatto breccia anche al Sud. E il fatto di aver voluto staccare la spina ad inizio agosto al Governo Conte, non ha sminuito questa love story.

Salvini piace all’italiano medio perché si rivede nelle sue battaglie. Quelle del piccolo artigiano affossato da tasse e concorrenza cinese. Quelle di pescatori ed agricoltori, minacciati dai prodotti europei, nordafricani ed asiatici imposti dall’Ue. Quelle del padre di famiglia, che fa fatica ad arrivare a fine mese. Quelle del lavoratore che per colpa della Legge Fornero vede più lontana la propria Pensione. Quella del cittadino che abita in periferia, che vede la propria zona peggiorata dalla presenza di immigrati. E così via.

I discorsi di Matteo Salvini sembrano populisti e banali. Ma forse sono bollati così da chi ha perso il contatto con le persone, perseguendo gli interessi di Banche e Lobby. Ed eseguendo il compitino impostogli dall’Unione europea.

Anche Giorgia Meloni è in ascesa, con Fratelli d’Italia ormai saldamente al 10%. I discorsi tra i due sono simili, con qualche sfumatura. Sebbene la Meloni benefici di una struttura partitica ereditata dalla vecchia Alleanza Nazionale. E lei abbia comunque avuto il coraggio e la caparbietà di rinfocolare la sua fiamma tricolore.

I due, insieme, sarebbero già da soli oltre il 40%. Mentre la destra liberale ormai è confinata a numeri che rasentano il ridicolo. Rappresentata da quella Forza Italia che ormai pesa il 6 percento. Il partito non ha mai rinnovato la sua leadership, con Berlusconi che ormai, come ho spesso scritto, sembra la parodia di se stesso. E becca i voti soprattutto di anziani nostalgici.

Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia si stanno prendendo a poco a poco i governi di tutte le regioni. Le ultime vittorie in Molise, Abruzzo e Umbria sono una riprova di ciò. Tra poco si voterà in Emilia Romagna e la Borgonzoni è data in vantaggio rispetto all’uscente Procaccini. Si chiuderebbe così il cerchio del Nord. Poi toccherà a quelle del sud, dove pure “rischiano” di vincere.

Dall’altra parte, troviamo un Pd e un M5S che non riescono a riprendersi. I sondaggi su voti ai partiti e leadership sono alquanto impietosi. La politica di chiudersi nel palazzo temendo le elezioni, sta solo peggiorando la situazione. Come dice questo interessante .

Sondaggi elettorali, l’alleanza Pd-M5S non convince

Come riporta Il Giornale, giovedì scorso la società Emg Acqua ha presentato nel programma Agorà su Rai 3, sondaggi molto interessanti.

La maggioranza degli elettori non vede di buon occhio il matrimonio formato da Movimento 5 Stelle e Partito democratico. Nello specifico, il 55% degli intervistati ha “poca” o “per nulla” fiducia nel governo; il 23% invece ne ha “molta” o “abbastanza“.

Il Governo Conte 1, formato dall’asse M5S-Lega, godeva invece della fiducia di oltre la maggioranza degli italiani.

Secondo il 53% sarebbe infatti meglio tornare a votare (89% leghisti, 5% dem, 30% grillini); per il 32% non sarebbe preferibile il ritorno alle urne (9% leghisti, 85% dem, 44% grillini); il 15% preferisce non rispondere.

La Lega si conferma primo partito del Paese, crescendo dello 0,1% e attestandosi al 32,5%. Seguono Pd (19,5%, -0,2) e M5S (16,3%, -0,2).

Prosegue il trend positivo di Fratelli d’Italia, che guadagna lo 0,2% e conquista il 10,1%. Infine ci sono Forza Italia (6,9%, -0,4), Italia Viva (stabile al 5,3%), La Sinistra (1,8%, -0,2), Azione (Calenda) all’1,8% (+0,8), +Europa (1,6%, -0,3), Europa Verde (1,2%, -0,1) e Cambiamo! (Toti) al 0,9% (-0,1).

Per quanto riguarda le leadership, il leader che riscuote maggiore fiducia è Matteo Salvini (40%), seguito da Giuseppe Conte (32%) e Giorgia Meloni (30%).

Più distanti Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti (22%), Silvio Berlusconi (18%), Carlo Calenda (16%), Giovanni Toti (15%) e Matteo Renzi (14%).

Sondaggi elettorali: Renzi e Verdi non sfondano, stallo a Cinquestelle

di maio m5s

Dunque, anche il partito di Renzi fa fatica ad affermarsi. L’ex Sindaco di Firenze avrebbe fatto bene ad uscire dal Pd per mettersi in proprio subito dopo la sconfitta al Referendum.

Probabilmente, avrebbe avuto numeri a doppia cifra. Anche la fiducia nei suoi confronti è minima, addirittura dietro il Governatore della Liguria Giovanni Toti e l’alter ego Carlo Calenda.

Da notare poi come in Italia continui a mancare un partito ambientalista con cifre importanti. Europa Verde si attesta intorno all’1 percento, malgrado l’ondata gretina e l’emergenza ambientale di questo Paese. Forse l’esperienza passata dei Verdi ha fatto passare la voglia a tutti.

Infine, il Movimento cinque stelle, ormai fermo a livello nazionale tra il 16 e il 17 percento. Lo stallo è dovuto al voltafaccia di essere passati dalla Lega al Pd in poche settimane. Al livello amministrativo sono quasi spariti.

Il partito si è istituzionalizzato ed è passato dalle riunioni in streaming con Bersani e Renzi a quelle a porte chiuse in un Hotel di lusso. Di Maio sembra più impegnato a proseguire la sua carriera, mentre la latitanza di Di Battista è l’emblema di come il partito abbia perso la sua anima pura ed ingenua.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

3 Risposte a “L’Italia s’è destra: il trio Salvini-Meloni-Berlusconi non ha rivali”

  1. Nel suo bel racconto ci metta pure anche i sedici mesi del governo della lega, dove oltre a qualche immigrato fermato in mare non si è visto nulla di importante nel paese.
    I comizi vanno bene, ma poi ci vogliono i fatti e di quelli non ne abbiamo visti molti.
    saluti

      1. D’altronde, come si fa a governare con i 5stelle? Mi pare che sappiano dire solo “NO” a tutto, sono ostruzionisti e, secondo me, anche in mala fede. La prima volta che mi è capitato di sentire Beppe Grillo, Lui stava parlando contro il nucleare (ancora il suo movimento era solo un movimento). Ora, è facilissimo far spaventare la gente parlando di radiazioni, scorie, etc. Ma perchè, quante persone sanno cosa sono le scorie nucleari e quali sono quelle dannose (non tutte lo sono, e non tutte lo sono alla stessa maniera)?
        Avendo svolto studi prevalentemente scientifici e, poi, un lavoro in tale settore, ( sono anche molto appassionata di storia della scienza con particolare attenzione proprio al nucleare), la mia convinzione è che chi ha fatto perdere all’italia la corsa all’energia nucleare, lo ha fatto solo per meri interessi politici e in mala fede, confidando sulla paura di chi ascolta. Grillo faceva la stessa cosa. Conclusione: o era (come ho subito creduto) in mala fede, o un ignorante arrogante e presuntuoso. Quale sia la cosa peggiore lo lascio decidere a chi legge.

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