Il lato oscuro di Karl Lagerfeld: il genio della moda

Martedì 19 febbraio è morto il Kaiser della Moda: Karl Lagerfeld. Stilista e fotografo di origine tedesca. Aveva 85 anni, sebbene, secondo più parti, ne aveva qualcuno in più. Forse 87.

Ma poco importa. Karl Lagerfeld era senza tempo. Stilista la cui originalità ha attraversato più epoche, segnandole tutte. E a testimoniare ciò, è la carrellata di dediche da parte di Vip di ogni età piovuta sui Social. Lagerfeld ha collaborato per decenni per Fendi (1967) e Chanel (1980). Malgrado avesse un carattere complicato, ma al contempo leale.

Nel 1980 fondò una sua casa di moda omonima. Sotto la cui etichetta lanciava anche profumi. E’ stata la prima grande firma a collaborare per la casa svedese H&M, intuendone le potenzialità.

Fu visionario anche riguardo l’amore per i gatti. Visto che per la gatta Choupette, una razza birmana che aveva dal 2011, donatagli nel 2011 dal suo protetto, Baptiste Giabiconi, Lagerfeld dedicò accessori e capi di abbigliamento del suo omonimo marchio. Ma anche libri e campagne pubblicitarie. Choupette aveva pure cuochi, veterinari e dame di compagnia. Dal 2012 la gatta ha una sua pagina Twitter, @ChoupettesDiary, che oggi conta 48900 follower. E spesso è stata protagonista dei servizi di riviste di moda.

E immancabilmente, a Choupette Lagerfeld ha ceduto la sua eredità. O meglio, a chi si sarebbe preso cura di lei.

Certo, qualcuno sui Social non ha mancato di sottolineare il paradosso di tutto ciò. Visto che per le pellicce che lui ha disegnato, sono stati uccisi innumerevoli animali.

Lagerfeld amava anche la tecnologia. In particolare, quella di casa Apple: iPhone e iPod. Oltre che la reflex, essendo come detto amante delle foto.

Karl Lagerfeld, però, a parte tutto ciò, aveva anche un lato .

 

Karl Lagerfeld e le offese taglienti

Karl Lagerfeld

Karl Lagerfeld era un personaggio controverso. Spigoloso. Come riporta IlSole24Ore, nel corso della sua vita e della sua carriera ne ha avute per tutti, trovandosi al centro di controversie che hanno coinvolto personaggi di spicco.

L’attrice Meryl Streep, per esempio, fu da lui “accusata” di essersi fatta creare un abito da 100mila dollari e di aver chiesto perfino un compenso per indossarlo, salvo poi ritrattare («La sua generica dichiarazione di dispiacere – disse l’attrice all’epoca – non equivale a delle scuse»).

E che dire di Adele, pluripremiata cantante che da Lagerfeld si sentì definire «un po’ troppo grassa». All’epoca (il 2012) il Kaiser – (che non solo non ha mai nascosto la sua passione per le silhouette esili, ma è drammaticamente dimagrito lui stesso pur di raggiungere lo standard – fece plateale retromarcia, facendole recapitare addirittura un intero set di borse Chanel .

E poi Pippa Middleton, “reale” sorella della duchessa di Cambridge: «La sua faccia non mi piace, dovrebbe mostrare solo il posteriore».

Non ha fatto di meglio con gli uomini, a partire dal fatto che «non me ne potrebbe importare meno delle loro opinioni in fatto di moda». E ancora: «La cosa peggiore sono gli uomini brutti e bassi».

Negli ultimi anni ha “litigato” anche con diverse associazioni internazionali: per esempio, la Peta e la Model Alliance, la prima sul piede di guerra per l’uso di pellicce («Andare dal macellaio è peggio, no? È come andare sulla scena di un omicidio») e la seconda perché Lagerfeld, in un’intervista a Numèro, avrebbe definito le modelle «stupide» e «creature squallide».

Karl Lagerfeld “misogino e grasso-fobico”

jameela jamil

L’attrice Jameela Jamil ha avuto per lui invece parole pesanti su Twitter. Affermando che sia stato  trattato come un santo ma in realtà era un misogino e grasso fobico. Concludendo il post dicendo che non era di certo una brava persona.

La Jamil ha anche condiviso un articolo nel quale la scrittrice femminista Lara Witt chiede di smettere di “piangere gli oppressori” e definisce Lagerfeld un “islamofobo, razzista, misogino, grasso-fobico giustificatore dello stupro”.

Al di là delle derive più taglienti – quelle che fanno più notizia – dalla bocca di Lagerfeld sono uscite spesso frasi divertenti, frasi che l’hanno fatto diventare un complesso e irriverente modello di vita e soprattutto di lavoro per tanti aspiranti fashion designer e creativi a tutto tondo.

Come, per esempio: «Non puoi vivere 24 ore al giorno sotto i riflettori e rimanere creativi. Per persone come me la solitudine è una vittoria». Oppure: «Non fare caso all’approvazione degli altri per la tua stabilità mentale». E, ancora: «Mi piace reinventarmi: è parte del mio lavoro».

A chi gli aveva proposto di raccontare lui stesso la sua vita in un libro, aveva ovviamente risposto per le rime: «Non ho tempo per la mia autobiografia: la sto vivendo!».

Insomma, un personaggio sui generis. Geniale ma anche scostante. Ma in una epoca di urlatori e haters virtuali come quella in cui viviamo, la sua lingua tagliente si è ulteriormente distinta. Poiché, quanto meno, lui aveva classe e personalità.

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