LA PEGEOUT TAGLIERA’ 5 MILA POSTI DI LAVORO IN EUROPA

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Tempi duri anche per la multinazionale francese Pegeout-Citroen. In vista dei dati negativi legati al terzo trimestre, ma soprattutto, di quelli legati alle previsioni del prossimo anno, il gruppo PSA ha annunciato tagli per un totale di cinque mila posti di lavoro in tutta Europa. Non specificando ancora come saranno ripartiti tra i vari Paesi nei quali è presente.

LA NOTA DEL GRUPPO – Il gruppo automobilistico francese ha annunciato in una nota che l’insieme delle misure porterà ad «una riduzione dei costi di 800 milioni di euro dal 2012 e potrebbe avere come conseguenza la soppressione di 2.500 posti di lavoro», a cui si aggiungerebbero altrettanti contratti a termine con personale esterno non rinnovati nel vecchio continente. «I posti liberati dal turnover naturale non saranno rimpiazzati», ha precisato il comunicato, mentre «il gruppo deve mettere fine a dei contratti di prestazione esterna, fino a 2.500 posti circa, che potranno essere parzialmente rimpiazzati da dei dipendenti».

I MOTIVI – L’annuncio è arrivato dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre, che hanno mostrato un severo rallentamento della divisione auto dell’1,6% rispetto allo stesso periodo del 2010. La causa, ha spiegato ancora la Peugeot, è stata «la difficoltà di approvvigionamento e di una pressione accresciuta sui prezzi da settembre», oltre al peggioramento generale della situazione dei mercati nell’Europa meridionale. Il gruppo Psa Peugeot-Citroen ha quindo rivisto al ribasso le sue previsioni sul risultato dell’intero 2011, inizialmente «nettamente positivo» e ora stimato «probabilmente vicino all’equilibrio».

LA STORIA DEL GRUPPO – PSA Peugeot Citroën è controllato dalla famiglia Peugeot che detiene poco più del 30% del capitale ma controlla il 45% dei diritti di voti.
La holding di famiglia è Etablissements Peugeot Frères, partecipata dai rami principali della famiglia, che controlla il 75% di Foncière, Financière et de Participations (FFP). Quest’ultima, creata nel 1929 e quotata in borsa, detiene le principali partecipazioni dei Peugeot tra le quali PSA Peugeot Citroën.
L’attuale denominazione deriva dalla fusione di Peugeot SA con Citroën SA. Già nel 1974 Peugeot SA acquisì il 38,2% di Citroën e nel 1976 si fuse con la società della famiglia Michelin, ormai sull’orlo della bancarotta, incrementando la partecipazione all’89,95%. Nacque così il gruppo PSA (acronimo di Peugeot Société Anonyme), in seguito modificato in PSA Peugeot Citroën.

Il nuovo gruppo ottenne un successo finanziario dal 1976 al 1979, periodo in cui Citroën mise sul mercato due modelli di assoluto successo (la GS e la CX) mentre Peugeot si dimostrava particolarmente prudente nelle sue spese. PSA acquisì in pochi anni anche gli stabilimenti di Chrysler Europe, una scelta che ampliò le possibilità di produzione ma che portarono nel lungo termine a una quantità di perdite, soprattutto nel periodo tra 1980 e 1985. Con questa acquisizione nel gruppo entrò il marchio Simca e in seguito al cambio di nome della Chrysler Europe in Talbot nel 1979, per 7 anni sul mercato apparvero modelli dalla comune origine marchiati in tre modi diversi. Nel 1986 la Talbot cessò di esistere sul mercato e la produzione proseguì con i due soli marchi attuali.
I due marchi mantennero separate le reti di vendita e di assistenza, ma hanno beneficiato e tuttora beneficiano delle stesse piattaforme produttive e delle stesse tecnologie, nonché delle stesse reti di distribuzione delle vetture e dei pezzi di ricambio.
Il gruppo collabora con altre case, quali la nostra Fiat, la Bmw e la Toyota, per la realizzazione di alcuni modelli.

E’ bastato qualche dato previsionale negativo per giustificare e attuare tagli ai dipendenti. Come se il problema fosse tutto lì, e non da ricercare anche nei lauti stipendi erogati ai manager, e soprattutto, nella quotazione totale del proprio capitale in Borsa. Divenuta, quest’ultima, tempio dell’alta finanza dove si fagocitano denari con estrema facilità, giocando (sovente rovinandole) con le vite delle persone.

(Fonte: Lettera43)
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