LA RIVOLUZIONE DEL POPOLO MAGHREBINO

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La fuga del dittatore Ben Ali dalla Tunisia e le dimissioni di Mubarak in Egitto potrebbero essere solo i primi di una serie di crolli dei regimi nordafricani, in una sorta di “effetto domino” che potrebbe coinvolgere tutto il Mondo arabo

Il Nord Africa, definito anche Maghreb (ossia “Il tramonto”, perché situato nella parte più occidentale dei domini islamici), sta vivendo la propria “rivoluzione d’ottobre”. E come allora i bolscevichi cacciarono lo Zar e tutta la dinastia Romanov che privava il popolo delle ricchezze e costringeva la Russia nell’arretratezza economica e culturale, così i maghrebini stanno rimuovendo le monarchie e le dittature che opprimono la loro libertà.

DAI PRIMI FOCOLAI IN ALGERIA ALLA CACCIATA DI BEN ALI E MUBARAK – Il primo popolo nordafricano a svegliarsi dal torpore socio-economico in cui vive è stato quello algerino. L’Algeria vive una fase di instabilità e la sua popolazione soffre di un progressivo impoverimento malgrado gli enormi introiti petroliferi dello Stato. La famiglia del Presidente Abdelaziz Bouteflika –in particolare i suoi fratelli – ha cominciato a tessere relazioni tentacolari con i generali per impossessarsi delle ricchezze del Paese. Pur se vive nell’agio, la famiglia al comando non ha risparmiato alla popolazione un innalzamento dei prezzi dei beni primari, oltre che della disoccupazione, che di fatto ha scatenato le proteste. Comunque al momento placate anche per le promesse di Bouteflika.
Poi è toccato alla Tunisia, Paese in cui governava da 23 anni Zine El-Abidine Ben Ali, grazie anche ad ingerenze italiane a partire dal 1985 (vedi articolo: RIVOLUZIONE IN TUNISIA, QUANDO LA DISPERAZIONE E L’ISTRUZIONE TRAVOLGONO IL POTERE). Poi ancora all’Egitto, dove però il popolo si è diviso in due, scatenando un’autentica guerra civile tutt’ora in corso tra chi è pro e chi contro il Presidente Hosni Mubarak. Il quale però, dopo le resistenze iniziali e l’annuncio di vere elezioni democratiche, pare si sia convinto a dimettersi.
Focolai di protesta si sono accesi da quasi un mese anche in Marocco, dove la cerchia del re Mohammed VI si arricchisce in maniera scandalosa, mentre la popolazione soffre dell’elevato costo della vita e i disoccupati vengono quotidianamente umiliati dai manganelli delle forze di sicurezza davanti al parlamento. Qualche preoccupazione comincia ad averla anche il Colonnello libico Gheddafi, la cui famiglia ed elite militare pure si sono arricchiti, ma quanto meno hanno risparmiato alla popolazione aumenti del caro vita. Resta però aperta la questione dei diritti civili e politici; dunque anche qui non sono escluse rivolte da parte della popolazione.

ANCHE IN MEDIORIENTE SONO COMINCIATE LE PROTESTE – Ma non è solo il popolo del Maghreb ad essersi svegliato da secoli di soprusi e assenza di democrazia. Anche in alcuni Paesi del Medio Oriente si sono accesi focolai di rivolta: la capitale dello Yemen, Sana´a, è stata teatro nei giorni scorsi di una «giornata della collera» contro il presidente Ali Abdullah SAleh, che governa il Paese da 32 anni. Al corteo convocato dal cartello dell´opposizione – 20mila persone in piazza, secondo le stime più attendibili: il doppio dei giorni scorsi – ha risposto però una manifestazione dei sostenitori del leader, altrettanto numerosa. I due gruppi non si sono scontrati e la giornata è stata tranquilla: ma la partita a Sana´a non sembra chiusa, secondo gli analisti. L´opposizione ribadisce che non si accontenta delle concessioni fatte da Saleh due giorni fa – aumento dei salari, promessa di non ricandidarsi alle elezioni del 2013 e di non lasciare al figlio la sua poltrona – e che continuerà a chiedere riforme e che il leader lasci.
Stesso dicasi per altri due Paesi: sia in Siria che in Sudan sono stati soprattutto i giovani a chiamare alla protesta, attraverso Facebook. La data fissata non è casuale: il venerdì, il giorno della preghiera per il mondo arabo. In strada sono scese migliaia di persone.
L’utilità di internet è anche questa: aiutare popoli oppressi e vittime di soprusi vari a rendersi conto che un altro Mondo è possibile. I quali, in quanto esseri umani, hanno diritti civili e politici ascritti, che prepotenti al potere gli negano.

L’ATTEGGIAMENTO AMBIGUO DELL’OCCIDENTE – Di fronte a queste rivolte, le potenze occidentali tacciono o si limitano a dichiarazioni di rito. Su tutte Francia e Usa, con la prima che, essendo un ex potenza colonizzatrice in quei territori, nutre lì ancora interessi commerciali e dunque ha tutto l’interesse affinché al potere ci restino gli attuali Monarchi o Presidenti senza scrupoli, anziché interlocutori democratici. Mentre gli Usa, come al solito, sfruttano i Paesi a propria convenienza: dapprima armando e sostenendo Mubarak quale leader musulmano amico, poi chiedendone le dimissioni data l’insurrezione popolare.
E l’Italia come si pone nei confronti di quei popoli? Come detto, il Presidente tunisino Ben Ali andò al potere aiutato dal 1985 grazie a quell’esecutivo tanto amico di Berlusconi: il Governo Craxi. Mentre il Presidente egiziano Mubarak è stato considerato dal nostro Premier tra i principali alleati esteri (insieme ad altri due leader non proprio democratici, come Putin e Gheddafi). Oltre che chiamato in causa nella vicenda Ruby, definendolo suo zio per scagionarla dalla Questura…


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