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Lega, i tanti casi giudiziari che imbarazzano Salvini

Ultimo aggiornamento

All’indomani dell’esplosione dell’inchiesta giudiziaria che colpì pesantemente due storici partiti italiani, che di fatto hanno governato l’Italia per quasi cinquant’anni, ossia Democrazia cristiana e Partito socialista, definita Mani Pulite, la Lega mostrava i cappi in Parlamento. Rivolgendosi senza non troppa casualità ai colleghi di quei partiti.

Non a caso, il successo elettorale della Lega è esploso proprio all’indomani di quella stagione, ponendosi come la novità in ascesa e l’onestà che avrebbe travolto la vecchia politica. Poi però, quando metti le mani nel fango, irrimediabilmente ti sporchi. Anche se ci metti più tempo degli altri. E così anche il Carroccio è stato travolto da scandali giudiziari.

A fare più scalpore, fu quello legato alla famiglia Bossi e al tesoriere Belsito, che avrebbero utilizzato il partito come un Bancomat. Il partito è stato come noto condannato al risarcimento di 49 milioni di euro allo Stato.

Di recente poi, sono fin troppi i casi giudiziari che stanno imbarazzando il Ministro degli interni Matteo Salvini. Il quale, da quando è Segretario, ha portato il partito dal 3% in cui era sprofondato nel 2014 proprio per lo scandalo Bossi family, all’attuale 34%. Ecco la lunga .

Lega casi giudiziari

Come riporta Il Fatto quotidiano, l’ultimo caso che fa discutere è quello di Gianbattista Fratus, primo cittadino della città simbolo del Carroccio, che ha deciso di riprendersi e tenersi la carica: proprio lui, dopo essere finito agli arresti a inizio maggio per corruzione e turbativa d’asta e corruzione elettorale, aveva spontaneamente annunciato il passo indietro.

Poi il 6 giugno il cambio di strategia, con la Lega lombarda intervenuta in sua difesa: “Giusto non aspettare i tempi lunghi della giustizia”. E mentre il M5s ha chiesto a Salvini di intervenire, lui ha difeso i suoi:

Lo conosco come persona seria, corretta e perbene così come Siri, Rixi, Attilio Fontana e tanti altri”

ha detto.

Se l’ha fatto, vuol dire che si sente assolutamente tranquillo. Fare il sindaco è un mestiere difficile, quindi ha il mio sostegno”.

La difesa del ministro dell’Interno non si limita appunto a Fratus. In particolare i quattro casi citati da Salvini hanno riguardato il Carroccio nelle ultime settimane, creando non pochi problemi anche agli equilibri del governo. Il caso di Legnano ha riguarda mezza giunta leghista: a metà maggio, insieme al sindaco, sono stati arrestati il dimissionario vicesindaco Maurizio Cozzi, in carcere, e l’assessora Chiara Lazzarini, anche lei ai domiciliari.

I tre, insieme ad altri indagati, sono accusati di aver truccato concorsi per posti dirigenziali in aziende a partecipazione pubblica. Il caso più delicato e che per poco non ha fatto saltare il governo è quello di Armando Siri: il sottosegretario ai Trasporti è stato fatto dimettere a inizio maggio dopo settimane di braccio di ferro con il M5s.

Il motivo? E’ indagato per corruzione perché secondo gli inquirenti di Roma avrebbe favorito l’ex deputato Fi e ora imprenditore Paolo Arata inserendo nella legge di Bilancio delle norme a favore dell’eolico.

Salvini ci ha messo più di tre settimane a scaricarlo e di quella vicenda ancora si sentono le conseguenze nelle dinamiche con gli alleati 5 stelle.

Ben diversa è stata la gestione del caso Edoardo Rixi. Il 30 maggio scorso il viceministro è stato condannato in primo grado per peculato a 3 anni e 5 mesi nell’ambito del processo per le spese pazze in Liguria. A differenza di Siri, Rixi è stato abbandonato immediatamente dal partito e ha lasciato il suo posto nel governo.

Infine c’è il presidente della Lombardia Attilio Fontana: è indagato da inizio maggio per abuso d’ufficio dalla procura di Milano perché secondo l’accusa ha conferito un incarico in Regione all’ex socio di studio avvocato Luca Marsico.

Ieri è arrivata la notizia che la richiesta di scarcerazione per Fratus è stata respinta dal Riesame e, nonostante questo, il primo cittadino leghista ha deciso di tenersi la carica. Per i 5 stelle rimane una posizione inaccettabile e i vari esponenti, locali e nazionali, hanno chiesto un passo indietro e l’intervento della Lega nazionale.

Se al momento dell’arresto aveva parlato lo stesso Luigi Di Maio definendola “una nuova tangentopoli”, oggi è intervenuto il sottosegretario M5s Stefano Buffagni:

Bisogna dare dei segnali chiari, mi auguro che il ministro degli Interni faccia il suo lavoro su questo tema, più da ministro degli interni che da leghista”.

Un richiamo diretto a Matteo Salvini che però questa volta non ha scaricato il primo cittadino. Proprio sul sostegno della Lega al sindaco, Buffagni ha detto:

E’ una cosa che non mi trova per niente d’accordo, il paradosso che un sindaco ai domiciliari ritiri le dimissioni fa un po’ sorridere”.

I leghisti però non hanno intenzione di cedere sul caso Fratus. Se sul governo sono state accolte alcune mediazioni, costretti anche dal contratto che prevede l’esclusione di membri condannati, diversa è la gestione a livello locale. Tanto che a Buffagni ha replicato il ministro leghista alle Politiche agricole Gian Marco Centinaio:

Io sono d’accordo con il ritiro delle dimissioni e quindi si va avanti, altrimenti dovevamo guardare quando i sindaci dei 5 stelle ricevevano un avviso di garanzia. Diciamo a Buffagni che la campagna elettorale è finita. O cominciano ad abbassare i toni o se no altro che amici come prima”.

Solo ieri i due leader, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, si sono visti per un faccia a faccia che ha sancito la ritrovata intesa. E non è un caso che sul caso Fratus il vicepremier M5s abbia deciso per il momento di non esporsi e abbia lasciato che vadano avanti i suoi.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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