Legge Basaglia, lo psico-comunismo che danneggiò i pazzi e le loro famiglie

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Il 13 maggio scorso la Legge Basaglia ha compiuto 40 anni. Come riporta Wikipedia, con Legge Basaglia si intende in Italia la legge 13 maggio 1978, n. 180, in tema di “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”. La legge in sé è durata solo pochi mesi, ossia fino all’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale (23 dicembre 1978).

Il 23 dicembre 1978 fu approvata la legge 23 dicembre 1978, n. 833, che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale e conteneva al suo interno (con alcune modifiche) quasi gli stessi articoli della legge 13 maggio 1978, n.180.

Alla legge è associato comunemente il nome di Franco Basaglia (psichiatra e promotore della riforma psichiatrica in Italia). Già durante gli anni di studio universitario e di specializzazione in neuropsichiatria presso l’Ateneo padovano, Basaglia tenta di integrare la rigida impostazione medica di matrice positivista, con un nuovo approccio filosofico di stampo fenomenologico-esistenziale.

Egli è alla ricerca di nuovi strumenti di validazione funzionali alla nuova idea psichiatrica che gradualmente sta maturando in lui proprio grazie alle letture filosofiche.

La Legge Basaglia fu accolta con grande entusiasmo, in quanto consentiva la chiusura dei manicomi, istituiti con legge 14 febbraio 1904, n.36. Contenente DISPOSIZIONI SUI MANICOMI E SUGLI ALIENATI. CUSTODIA E CURA DEGLI ALIENATI, molto rigida e lassiva. Infatti, bastava un certificato medico per internare un soggetto ritenuto squilibrato. Oltretutto, il direttore del manicomio aveva ampi poteri. Nei manicomi, inoltre, si praticava l’elettroshock. Pratica mediante la quale si puntava a riequilibrare la psiche del malato tramite scariche elettriche.

Ma davvero fu così positiva per i pazzi – come prima venivano bollati i malati mentali – e per le loro famiglie? Non proprio.

Legge Basaglia cosa dice

Franco Basaglia

Ispirandosi alle idee dello psichiatra statunitense Thomas Szasz, Basaglia s’impegnò nel compito di riformare l’organizzazione dell’assistenza psichiatrica ospedaliera e territoriale, proponendo un superamento della logica manicomiale.

Come disse lo stesso Franco Basaglia intervistato da Maurizio Costanzo:

« Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c’è un altro modo di affrontare la questione; anche senza la costrizione. »

La Legge 180 è la prima e unica legge quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Ciò ha fatto dell’Italia il primo (e al 2017, finora l’unico) paese al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici.

Prima della riforma dell’organizzazione dei servizi psichiatrici legata alla legge n. 180/1978, i manicomi erano spesso significativamente connotati anche come luoghi di contenimento sociale, e dove l’intervento terapeutico e riabilitativo scontava frequentemente le limitazioni di un’impostazione clinica che si apriva poco ai contributi della psichiatria sociale, delle forme di supporto territoriale, delle potenzialità delle strutture intermedie, e della diffusione della psicoterapia nei servizi pubblici.

La legge voleva anche essere un modo per modernizzare l’impostazione clinica dell’assistenza psichiatrica, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei pazienti, seguiti e curati anche da strutture territoriali.

La legge stessa, nell’articolo 11 (“Norme finali”), prevedeva che la stragrande maggioranza degli articoli (articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8 e 9) restassero in vigore solo fino alla data di entrata in vigore della legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, condizione poi verificatasi con la legge n. 833 del 23 dicembre 1978.

La legge n. 180/1978 demandò l’attuazione alle Regioni, le quali legiferarono in maniera eterogenea, producendo risultati diversificati nel territorio. Nel 1978 solo nel 55% delle province italiane vi era un ospedale psichiatrico pubblico (solitamente complessi molto estesi, oggi perlopiù lasciati abbandonati), mentre nel resto del Paese ci si avvaleva di strutture private per il 18%, o delle strutture di altre province per il 27%.

Di fatto, solo dopo il 1994, con il “Progetto Obiettivo” e la razionalizzazione delle strutture di assistenza psichiatrica da attivare a livello nazionale, si completò la previsione di legge di eliminazione dei residui manicomiali.

Nonostante critiche e proposte di revisione, le norme della legge n. 180/1978 regolano tuttora l’assistenza psichiatrica in Italia.

Situazione precedente alla Legge Basaglia

manicomio foto

La legge 14 febbraio 1904, n. 36 prevedeva dei limiti meno stringenti per l’ammissione dei malati di mente nei manicomi. In teoria, per il ricovero erano necessari sia certificato medico sia un atto di notorietà, ma nella pratica quasi sempre si procedeva con la procedura urgente (che questa legge consentiva). La procedura urgente, in sostanza, prevedeva solo la presentazione di un certificato medico. Una differenza sostanziale era data dagli articoli 3 e 4.

L’articolo 3 prevedeva che, perché il malato fosse dimesso, l’ultima parola spettasse al direttore, ma gli interessati potevano presentare reclamo e chiedere al giudice una perizia. L’articolo 4, invece, prevedeva che il direttore avesse “la piena autorità” all’interno del manicomio. Inoltre la legge non garantiva ai degenti la possibilità di comunicare con chicchessia; la facoltà di comunicare con persone esterne (ad esempio, parenti o amici) poteva essere concessa dal direttore a sua discrezione.

Franco Basaglia chi era

legge basaglia cos'è

Chi era Franco Basaglia? Come riporta Wikipedia, dopo aver conseguito la maturità classica nel 1943 si iscrive alla facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Padova dove stringe amicizia con alcuni futuri famosi colleghi come Franco Panizon. Durante gli studi universitari frequenta un gruppo di studenti antifascisti. In seguito al tradimento di uno di loro, Basaglia viene arrestato e detenuto per alcuni mesi[6]. Milita nel Partito Socialista Italiano e nel 1949 consegue la laurea. In questo periodo si dedica ai classici dell’esistenzialismo: Sartre, Maurice Merleau-Ponty, Husserl e Heidegger.

Nel 1953 si specializza in Malattie nervose e mentali presso la clinica neuropsichiatrica di Padova. Lo stesso anno sposa Franca Ongaro, che gli darà due figli, sarà coautrice col marito di alcune opere sulla psichiatria ed entrerà in Parlamento con la Sinistra Indipendente.

Nel 1958 Basaglia ottiene la libera docenza in psichiatria. Per le sue idee innovative e rivoluzionarie non viene bene accolto in ambito accademico, cosicché nel 1961 decide di rinunciare alla carriera universitaria e di trasferirsi a Gorizia per dirigere l’ospedale psichiatrico della città. Si tratta di un esilio professionale dovuto soprattutto alle scelte politiche e scientifiche. L’impatto con la realtà del manicomio è durissimo.

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