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Luigi Di Maio come Pretty Woman: da Stewart a Ministro degli esteri

Forse il paragone è forte. Ma, almeno a livello politico, la storia di Luigi Di Maio mi ricorda tanto quella del film con il sorriso più bello di Hollywood: Julia Roberts. Cult anni ‘80.

La più grande truffa nella storia della Repubblica italiana. Così, senza mezzi termini, definirei il Movimento cinque stelle e ciò che si è rivelato. Da Movimento anti-sistema e anti-casta ha finito per allearsi proprio col partito che negli ultimi 8 anni ha incarnato al meglio entrambe le cose. Tanto da eludere le elezioni ogni volta cambiando continuamente Presidente del consiglio e maggioranza di governo. Parlo del Partito democratico, ovviamente.

Negli anni ‘90 i suoi avi si allearono con Cossiga. Negli anni 2010 hanno appoggiato i Professori prima, si sono alleati col Nuovo Centrodestra poi e coi Cinquestelle ora. Roba che neanche la Democrazia cristiana, al potere per 47 anni, ha fatto. Visto che al massimo si alleava con socialisti, liberali e repubblicani (formando il cosiddetto Pentapartito) e solo per un brevissimo periodo col Movimento sociale italiano nel ‘62 (il discutissimo Governo Tambroni). Ma mai con partiti più distanti come Pci (a parte le intenzioni di Moro, non a caso ucciso per queste ragioni) o Radicali.

C’erano ideali, valori, senso delle istituzioni, ideologie forti alla base. Poi dalla Seconda Repubblica in poi si è perso tutto, arrivando ai pastrocchi di oggi.

Certo, l’anti-politica l’ha introdotta Silvio Berlusconi nel ‘94. Tuonando contro la vecchia politica e i suoi maneggioni, nonché le ideologie obsolete, e promuovendosi come il nuovo che avanza. Candidando di fatto presentatori, ballerine, calendariste, nani e quant’altro.

Poi i Cinquestelle hanno aperto definitivamente alla cosiddetta società civile. Con un sistema, quello del web, che ha aperto le porte del Parlamento anche a casalinghe, disoccupati, operai e quant’altro. Anteponendo simpatia e faccia tosta ad esperienza, i titoli di studio e le professioni al servizio del bene pubblico.

La storia di Luigi Di Maio è emblema di tutto questo. Vilipeso e offeso spesso e volentieri da personaggi come il Governatore della Campania Vincenzo De Luca e dal critico d’arte, nonché urlatore televisivo, Vittorio Sgarbi. I quali hanno forse avuto solo il merito di intravedere in lui, prima di tanti altri, il tipico verginello moderato dal sorrisino paraculista pronto però a far carriera.

Ecco in breve l’ascesa di Luigi Di .

Luigi Di Maio biografia

decreto dignità

Come riporta Wikipedia, Luigi Di Maio è nato ad Avellino il 6 luglio 1986. Primo di tre fratelli. Poi cresciuto a Pomigliano d’Arco (NA). La madre, Paola Esposito, è un’insegnante di italiano e latino, mentre il padre Antonio, imprenditore edile, è stato dirigente prima del Movimento Sociale Italiano e in seguito di Alleanza Nazionale. In questo, Luigi condivide la stessa sorte di Di Battista, il cui padre pure proviene da quella estrazione politica.

Si diploma nel 2004 presso il Liceo classico “Vittorio Imbriani” di Pomigliano d’Arco, nel 2004. Si iscrive all’università, dapprima alla facoltà di ingegneria informatica e poi trasferendosi a quella di Giurisprudenza presso l’Università di Napoli Federico II. Nel 2006 fonda il sito “studentigiurisprudenza.it” e diventerà Presidente del Consiglio degli Studenti nel 2007.

Tuttavia, non completerà mai gli studi universitari, in quanto, almeno come ha lui stesso dichiarato, per dedicarsi al primo attivismo nel Movimento 5 Stelle. Dobbiamo crederci?! Certo, passare da Ingegneria informatica a Giurisprudenza è anche sintomo di un certo disorientamento e una certa confusione sul proprio futuro e indirizzo più adeguato.

Luigi Di Maio esperienze lavorative

Luigi Di Maio viene spesso preso in giro per le sue scarne esperienze lavorative. In giro sul web si legge che sia stato giornalista pubblicista dal 2007, lavorando per un breve periodo come webmaster per il sito “Laprovinciaonline.it” ma anche come giornalista. Ha collaborato anche per il periodico “Il Punto“.

Oltre al giornalismo web, è stato anche tecnico informatico, assistente alla regia, agente di commercio, cameriere, steward allo stadio San Paolo e manovale per l’azienda di famiglia. La quale, peraltro, qualche mese fa è stata anche al centro di uno scandalo relativo al lavoro nero.

Luigi Di Maio carriera politica

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Nel 2007 Di Maio apre il Meetup grillino a Pomigliano. Nel 2010 si candida come consigliere comunale del suo comune e ottiene 59 preferenze, senza risultare eletto.

In seguito alle cosiddette “elezioni parlamentarie” del Movimento 5 Stelle, viene candidato online con 189 preferenze ed eletto alla Camera dei deputati per la circoscrizione Campania 1 al secondo posto nella lista del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche del 2013.

Il 21 marzo 2013, con 173 voti è eletto vicepresidente della Camera dei deputati, il più giovane della storia della Repubblica a ricoprire tale carica. Dal 7 maggio fa parte anche della XIV Commissione, che si occupa delle politiche dell’Unione europea.

Viene poi nominato membro del cosiddetto “direttorio” del movimento, costituito nel novembre 2014 da cinque parlamentari scelti da Beppe Grillo, con l’obiettivo di costruire il principale organo direttivo del partito, con funzione di raccordo tra il leader e gli eletti in parlamento. Nel 2016 è nominato responsabile degli enti locali per il Movimento 5 Stelle.

Nel settembre 2017 viene eletto dalla piattaforma Rousseau candidato premier e capo politico del Movimento 5 Stelle con 30.936 voti, pari a circa l’82% dei votanti. Non con poche polemiche, visto che i suoi concorrenti erano 7 sconosciuti (ecco chi). 

Alle elezioni politiche italiane del 2018 ottiene 95.219 voti (63,41%) al collegio uninominale di Acerra, venendo così eletto per la seconda volta alla Camera. Sconfiggendo così proprio Sgarbi.

Nel Governo Conte I viene scelto come Ministro del lavoro e dello sviluppo. Mentre nel Governo Conte II diventa Ministro degli esteri, diventando così uno dei fautori del passaggio dall’alleanza con la Lega a quella col Pd.

Una repentina carriera dunque, partita con poco più di 100 voti, moltiplicati all’ennesima potenza grazie al web. Di Maio ci ha saputo fare, col suo sorrisino e la sua diplomazia. E’ diventato Ministro del lavoro e dello sviluppo economico pur avendo solo qualche piccola esperienza lavorativa precaria qua e là.

E’ diventato Ministro degli esteri senza alcuna laurea, con vari strafalcioni grammaticali e senza alcuno spessore internazionale.

In fondo, Di Maio con Vivian Ward (protagonista di Pretty Woman) in comune non ha solo la biografia fiabesca, ma anche un accattivante sorriso. Il ruolo di Richard Gere lo lasciamo a mani basse a Giuseppe Conte. Che quanto a fascino e savoir faire sa il fatto suo.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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