L’UNIONE SOVIETICA UCCISE IL SUO MITO GAGARIN?

Tempo di lettura:   6 minuti
IL PRIMO UOMO NELLO SPAZIO MORI’ IN UNO STRANO INCIDENTE AEREO. UNA NUOVA TESTIMONIANZA GETTA NUOVE OMBRE
Durante la Guerra Fredda, Usa e Urss misero in piedi una corsa allo spazio che fece fantasticare milioni di persone in tutto il Mondo. La vinse l’Unione Sovietica, che il 12 aprile 1961 mandò in orbita il Maggiore Jurij Gagarin. Solo otto anni dopo l’America rispose col primo uomo sulla Luna. Ma se sull’allunaggio americano molti sono i dubbi e le perplessità, che fanno pensare più ad una messa in scena stile cinematografico piuttosto che ad una storica impresa vera e propria, anche la missione sovietica appare avvolta da molti misteri. Alimentati proprio dalla morte di Gagarin sette anni dopo; diventato certo un mito in Patria, ma forse anche molto scomodo. Una commissione governativa “ad hoc” due anni fa ha liquidato la sua dipartita come uno dei tanti incidenti aerei; ma una nuova testimonianza riapre il caso.

IL VOLO NELLO SPAZIO – Il volo dell’allora maggiore Jurij Gagarin iniziò il 12 aprile 1961, alle ore 9:07 di Mosca, all’interno della navicella Vostok 1 (Oriente 1), del peso di 4,7 tonnellate: egli pronunciò la celebre espressione – поехали! (pojechali – “andiamo!”) al decollo per il volo spaziale. Compì un’intera orbita ellittica attorno alla Terra, raggiungendo un’altitudine massima (apogeo) di 302 km e una minima (perigeo) di 175 km, viaggiando a una velocità di 27.400 km/h. Per tale missione Gagarin aveva scelto il soprannome Кедр “Kedr” (“cedro”), usato durante il collegamento via radio.
Durante il volo, guardando dalla navicella ciò che nessuno aveva mai visto prima, comunicò alla base che “la Terra è blu […] Che meraviglia. È incredibile”. Dopo 88 minuti di volo intorno al nostro pianeta, senza avere il controllo della navicella spaziale, guidato da un computer controllato dalla base, la capsula frenò la sua corsa accendendo i retrorazzi, in modo da consentire il rientro nell’atmosfera terrestre. Il volo terminò alle 10:20 ora di Mosca, in un campo a sud della città di Engels (oblast di Saratov), più a ovest rispetto al sito pianificato di rientro. Gagarin venne espulso dall’abitacolo e paracadutato a terra. Nei resoconti ufficiali si affermò che era invece atterrato all’interno della capsula, per conformarsi alle regole internazionali sui primati di quota raggiunta in volo.
LA MORTE – E’ il 27 marzo 1968: Yuri Gagarin, il cosmonauta che tutto il mondo conosce come il primo uomo nello spazio, sta volando su un caccia Mig-15 sui cieli di Mosca. Una missione come tante, di routine. D’un tratto, si trova di fronte un altro aereo che non dovrebbe stare lì, in quel corridoio di cielo a 3 mila piedi d’altezza (circa 1000 metri).
Per evitare la collisione Gagarin vira bruscamente entrando però in «spin», ovvero una picchiata in vite incontrollabile. Il Mig cade come un sasso. Impossibile evitare lo schianto con il suolo. Gagarin muore così, all’età di 34 anni, assieme al suo copilota Vladimir Seryogin. E’ questa l’ultima ricostruzione – forse la più attendibile – emersa in questi giorni sulla stampa russa, tra molte polemiche, riguardo la fine misteriosa del celeberrimo cosmonauta.
LA TESTIMONIANZA DI LEONOV – Una morte, è l’ipotesi autorevole avanzata al quotidiano «Russia Today» da Aleksey Leonov – «top gun» amico personale di Gagarin e componente della commissione d’inchiesta che lo scorso anno chiuse l’indagine sull’incidente, sia pure tra mille dubbi – da addebitare, appunto, ad un errore di volo commesso da un altro pilota. Una tesi dirompente, nel muro di gomma dell’allora Urss, da sempre in fortissimo imbarazzo nello spiegare cosa accadde davvero quel giorno. L’Aeronautica era quella che stava sorpassando gli Usa nella corsa verso lo spazio. Vietato ammettere il guasto a bordo, proibito parlare di un errore del pilota, o di una manovra errata da parte di altri velivoli. Meglio, invece, lasciar correre altre tesi, prima fra tutte quella del complotto orchestrato negli Stati Uniti. Per non parlare di quella vodka di troppo, dell’attacco di panico, e addirittura, dell’agguato di un Ufo.
«Sapevamo che un Sukhoi-15 doveva essere testato quel giorno ma era programmato che volasse a un’altitudine di 10mila metri, e non a 450-500. Fu una violazione delle procedure di volo», ha rivelato Leonov, rifiutandosi tuttavia di indicare il nome del pilota alla guida del Sukhoi e adombrando in questo modo una specie di «guerra» intestina tra top gun ex Urss il cui esito fu l’insabbiamento della verità. Leonov quel giorno volava a bordo di un elicottero nella stessa zona e udì due violente esplosioni. «Credo che uno dei motivi per cui si coprì la verità fu il fatto che vi era stato un simile incidente vicino a Mosca», ha spiegato.
LE COMMISSIONI HANNO INSABBIATO– Sul caso Gagarin ci sono state due commissioni d’inchiesta. La prima si chiude frettolosamente due anni dopo la sua scomparsa senza che fossero resi pubblici risultati: altri avvenimenti stavano calamitando l’attenzione dell’opinione pubblica, concentrata sull’invasione di Praga e sulla sanguinosa repressione della timida ‘primavera’ iniziata nell’allora Cecoslovacchia da Aleksandr Dubcek.
Alcune delle ipotesi che avevano piu’ fatto discutere sulla morte di Gagarin sono state nel frattempo liquidate: i paracadute scomparsi, per esempio, che vennero rubati dagli abitanti del villaggio per utilizzarne la preziosa seta. O l’uccello morto trovato vicino ai resti del caccia, per il quale qualcuno aveva pensato a una collisione in volo, ma che risulto’ ucciso da un falco. O la possibilita’ che Gagarin o il suo copilota avessero alzato troppo il gomito: risulta da testimoni che avevano bevuto soltanto, due giorni prima, un bicchierino di vodka per festeggiare un compleanno.
Non ha trovato riscontri neanche la possibilita’ di un incidente provocato da una vicina sonda meteorologica: le analisi sul vetro della cabina – dell’aereo fu recuperato oltre il 94 % dei pezzi, un record per quel tipo di incidenti – dimostrano che il velivolo era intatto quando inzio’ la sua caduta a vite verso la terra. Si e’ pensato a un malore di uno dei due, che abbia distratto il compagno, ma la tesi non e’ dimostrabile. Come non e’ dimostrabile che un altro aereo fosse in volo nei pressi in quel momento e che la perdita di controllo fu dovuta al tentativo di evitare una collisione.
Di recente è stata creata una seconda commissione, che due anni fa è arrivata a un’altra conclusione sbrigativa: il Mig di Gagarin virò bruscamente per schivare un «oggetto», forse una mongolfiera. Ma il cosmonauta è scettico: «Sono conclusioni credibili per un civile, non per un professionista». E il mistero resta.
PERCHE’ ERA DIVENTATO SCOMODO?– Il mistero di quella morte, avvenuta a soli 34 anni di eta’, ha dato luogo nel tempo a tutta una serie di leggende metropolitane sulla tesi del complotto. C’e’ chi sostiene che Gagarin volesse passare in Occidente dopo essere stato reclutato da una avvenente spia – si diceva fosse un donnaiolo – e c’e’ chi crede al sabotaggio di un marito o di un collega geloso. C’e’ soprattutto chi ritiene che Gagarin fosse a conoscenza di segreti che i suoi comandanti non volevano vedere divulgati, dal presunto incidente alla capsula ‘Vostok’ con la quale il giovane compi’ l’impresa del primo volo spaziale, e che lo avrebbe costretto a paracadutarsi, a qualcosa che potrebbe avere visto durante la manciata d’ore fuori dalla Terra.
Difficilmente sapremo la verità, specie quando si tratta di dittature come quelle russe o cinesi, o di democrazie che reggono sulle verità occultate, come America o Italia. Chissà se ci è andato davvero Gagarin nello Spazio. Un mistero che si porta da 45 anni nella tomba, da quando ne aveva solo 34.
Precedente LA NIKE LICENZIA I SUOI SCHIAVI IN CAMBOGIA Successivo BANDA LARGA IN CAMPANIA, SOLITE PROMESSE DAL 2007

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.