Francia, vince Macron: il Renzi francese amico delle Lobby

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Il detto “non c’è due senza tre” in Francia si è verificato solo per un aspetto. Dopo la Brexit in Gran Bretagna e Trump negli Usa, in tanti speravano o temevano (a seconda del proprio punto di vista) che in Francia vincesse Marine Le Pen. Fronte (e non solo Nazionale) contro l’establishment filo-europeista che da anni governa anche in Francia. E invece, e qui veniamo all’altro aspetto, un Le Pen per la terza volta perde al ballottaggio, perché i vecchi partiti fanno fronte comune appannaggio del candidato a loro avversario. “Turandosi il naso”, per dirla col grande Montanelli. Ha vinto Emmanuel Macron, 39 anni, banchiere, ex consigliere di Hollande e un solo incarico politico alle spalle, seppur importante: quello di Ministro dell’economia nel rimpasto del deludente Presidente socialista. Il curriculum di Macron dice chiaramente da che parte sta.

Macron, come Renzi la giovane provvidenza per le Lobby

MacronEmmanuel Macron è l’uomo giusto per le lobby: giovane, neofita della politica, eppure garanzia per la conservazione dei poteri forti. Banche, multinazionali, siffatta Unione europea. Un Renzi francese, perché, come accadde qui da noi per contrastare l’avanzata dei Cinquestelle, l’establishment ha creato in laboratorio un candidato gattopardiano che cambi tutto affinché non cambi niente. Certo, il paragone con Renzi regge fino ad un certo punto, visto che il buon Matteo la sua gavetta politica l’ha fatta: Presidente della provincia e Sindaco di Firenze, ha vinto le Primarie del Partito democratico, ha portato al partito un 41% alle elezioni europee. Ma entrambi sono fatti della stessa pasta: liberisti ma con un occhio al sociale, conservatori travestiti da progressisti. Ricordano entrambi i Clinton e Blair anni ’90. Quelli che proposero al mondo una sinistra moderna, sconfitta dal capitalismo e da adeguare alla Globalizzazione.

Come qui da noi i vecchi partiti stantii avrebbero sicuramente perso contro la fresca novità rappresentata dal Movimento cinque stelle, e hanno fatto fronte comunque intorno a Renzi, così Repubblicani e Socialisti si sono stretti intorno a Emmanuel Macron. In realtà, fino a inizio anno, designato all’Eliseo sembrava per certo essere il vincitore delle primarie dei Repubblicani: François Fillon, già Primo Ministro di Sarkozy. E invece, Fillon è stato travolto da uno scandalo legato all’utilizzo improprio di fondi parlamentari a favore della moglie Penelope e di due dei cinque figli. E così è crollato nei sondaggi, passando dal primo al terzo-quarto posto a competere con il candidato dell’estrema sinistra Mélenchon. I socialisti, dopo i disastrosi cinque anni di Hollande, invece non sono mai stati della partita col candidato Benoit Hamon. E allora, chi poteva fermare l’avanzata della Le Pen?

Chi è Emmanuel Macron

moglie macronA raccontarci chi è Emmanuel Macron è il sito L’intellettuale dissidente. Nato nel 1977 ad Amiens, in Piccardia, da genitori medici e primo di tre fratelli, Emmanuel Macron a scuola è un brillante studente, ed ama il teatro. A quanto pare però, anche la sua insegnante di teatro, Brigitte Trogneux, di ventiquattro anni più grande. Già sposata con tre figli. Macron completerà il suo percorso di studi a Parigi, per poi sposarla nel 2007, aggiungendo a ciò nella capitale un brillante percorso accademico, tra gli studi di filosofia sotto la guida di Paul Ricoeur e il diploma a Sciences Po e alla prestigiosissima ENA (Ecole Nationale d’Administration). Dove si formano gli alti dirigenti francesi. Nel 2009 entra come associato da Rothschild, la storica banca d’affari parigina. È qui che Macron affina l’arte della negoziazione e della seduzione, nonché dello story telling. Fondamentale al fine di convincere gli azionisti quando c’è da fondere o acquisire qualche multinazionale.

Non a caso, il suo talento diventa decisivo nell’operazione con cui la Nestlé nel 2011 riesce ad acquisire la Pfizer Nutrition. Ormai Macron è già milionario. Un anno dopo il Presidente François Hollande lo chiama all’Eliseo come Segretario Generale all’Economia. I due si sono conosciuti qualche anno prima, grazie alla mediazione di Jacques Attali, lo storico consigliere di Mitterrand. Macron sarà l’artefice di importanti riforme, come quella sul patto di solidarietà e responsabilità, volto ad abbassare i contributi a carico delle aziende al fine di stimolare l’occupazione.

Tuttavia, il governo Hollande entrerà in crisi e sarà costretto al primo rimpasto, che porterà Manuel Valls alla carica di primo ministro. Macron, dall’alto della sua ambizione, voleva qualcosa di più e così lascia l’Eliseo per tornare nel privato. Tuttavia, nell’agosto 2014, viene nominato Ministro dell’Economia al posto di Arnaud Montebourg, defenestrato in occasione del secondo rimpasto che si concluderà con la formazione del governo Valls II. Finalmente seduto su una poltrona alla sua altezza, il nuovo inquilino di Bercy non tarda a far parlare di sé, battendosi per all’approvazione della legge che poi porterà il suo nome, vertente sulla deregolamentazione e l’apertura di nuovi mercati, come quello dei trasporti. Nell’aprile 2016 però, criticato dagli stessi socialisti e dall’opposizione repubblicana, decide di mettersi politicamente in proprio con il movimento En Marche! Ad agosto, in aperta polemica coi socialisti, lascia il Governo. Infine, la decisione di candidarsi all’Eliseo, con i sondaggi che lo vedevano sempre più in crescita più Fillon perdeva colpi.

Macron votato dalle zone ricche

macron le penCerto, il programma di Macron è ancora tutto da capire. Come intende agire in politica estera? E contro il terrorismo? Come intende mitigare la disoccupazione francese che sta pericolosamente aumentando da qualche anno? Pare però che su quest’ultimo punto voglia spingere i giovani a mettersi in proprio e intraprendere una carriera imprenditoriale. La sua storia è chiara: viene dal Mondo dell’alta finanza, della deregulation del lavoro, è filoeuropeista, con sospetti conti offshore non provati. Certo, Marine Le Pen che si aizza a paladina del popolo è anch’ella una benestante borghese. Ma quanto meno ha offerto una chiara alternativa ai francesi. Non a caso, ha fatto breccia nelle periferie dimenticate, dove le multinazionali sono scappate all’estero mietendo milioni di disoccupati. E dove l’immigrazione è più presente e crea maggiori problemi. Mentre nella benestante Parigi e nella ricca Francia meridionale ha preso pochi voti.

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