MARIARCA TERRACCIANO, L’INFERMIERA UCCISA DALLA MALAPOLITICA CAMPANA

Mariarca Terracciano infermiera dell’Ospedale “San Paolo” di Napoli, è morta venerdì scorso dopo un’agonia durata 3 giorni causata da una drammatica protesta durata 4 giorni, iniziata dalla donna il 30 aprile e terminata il 3 maggio. Mariarca in quei giorni aveva deciso di sottrarsi 150 ml di sangue al giorno per protestare contro i ritardi dei pagamenti da parte dell’Asl Napoli 1, a cui aveva aggiunto anche lo sciopero della fame. Il cuore non ha retto a tanto stress fisico ed emotivo, e la donna, dopo essere stata colta da un improvviso malore lunedì scorso, proprio sul posto di lavoro, ha avuto un arresto cardiocircolatorio che ha causato un danno ipossico cerebrale, ovvero carenza di ossigeno.
Mariarca lascia due bambini di 10 e 4 anni, Martina e Federico, ed un marito che nonostante il dolore ha deciso di donare i suoi organi.
Secondo il parere dei medici però, a causare la morte di Mariarca non è stato il prelievo di sangue, poiché come spiega Bruno Zuccarelli, ematologo del Monaldi e sindacalista dell’Anaao Assomed (associazione medici dirigenti), visto che una donazione di sangue è di 500ml, la donna ne ha “sacrificati” 600 dilazionati in 4 giorni; quindi almeno che le condizioni cliniche della donna non fossero già di per sé compromesse, a causare il malore è stato soprattutto il disagio di una famiglia, magari monoreddito, che si trova a dover affrontare scadenze e pagamenti. Dello stesso avviso anche Maurizio Di Mauro, direttore sanitario dell’ospedale San Paolo di Napoli.
In effetti, stando a quanto raccontano la madre e alcuni suoi familiari, Mariarca aveva deciso insieme al marito di trasferirsi da Secondigliano, quartiere a rischio di Napoli, a Giugliano; quindi comprare casa e affrontare un mutuo, e lo stipendio di Mariarca era l’unica entrata fissa, sicura, poiché il marito è un architetto ed è libero professionista.
Forse è vero che il privarsi del sangue non abbia ucciso Mariarca, o quanto meno ha inciso in minima parte, mentre hanno pesato altre concause quali soprattutto lo stress dell’affrontare un mutuo ed un futuro senza un reddito certo; tuttavia resta la gravità dell’accaduto, scaturito dalla cattiva gestione di una sanità campana allo sfascio, che ha reso l’Asl Napoli 1 (10mila dipendenti, la più grande d’Italia), insieme ad altri Enti, dei “carrozzoni pubblici” utilizzati come luoghi per voti di scambio, sprechi di denaro pubblico, spartizioni di poltrone e incarichi.
E chi confida nell’entrante maggioranza di centro-destra per futuri miglioramenti nella gestione della “cosa pubblica”, rischia di restare altamente deluso, giacché alcuni “padrini” facenti parte dell’uscente centro-sinistra, e che hanno tenuto il seppur disposto Bassolino sotto scatto a colpi di richieste e minacce, adesso sono passati dall’altra parte; su tutti gli “evergreen” De Mita (che aveva piazzato all’assessorato della sanità proprio un suo uomo di fiducia, Montemarano) e Pomicino, o i fedelissimi di Mastella, tanto per fare qualche esempio. Tutti personaggi “in cerca d’autore” buoni per tutte le stagioni; stagioni ovviamente tristi e grigi per noi campani.
Ancora, spietata ironia della sorte ha voluto che la tragica morte di Mariarca sia avvenuta proprio quando la Campania, insieme a Lazio, Calabria e Molise, si è vista negare dal Consiglio dei Ministri l’accredito dei fondi FAS, i fondi destinati alla realizzazione di interventi nelle aree sottoutilizzate, poiché tali Regioni hanno i bilanci della Sanità in rosso. Tagli che sicuramente graveranno sui cittadini con l’aumento delle tasse o l’inserimento di nuove. Come al solito, il danno e la beffa: i politicanti che eleggiamo gestiscono in modo scandaloso i fondi pubblici e poi siamo sempre noi a dover riparare i loro gravi errori. La Grecia non è lontana, non solo geograficamente…

Chi ha amministrato la Regione Campania negli ultimi vent’anni, ma anche chi è stato all’opposizione senza mai alzare particolarmente la voce (forse perché “appagato” anch’egli in qualche modo) si senta responsabile della morte di Mariarca, e dello stato disperato di centinaia di migliaia di lavoratori e disoccupati campani.
Come scrisse Moro ai vertici della Dc che lo avevano di fatto condannato a morte: “il mio  sangue  ricadrà su di loro”. Come quello di Mariarca pioverà sulle teste responsabili dei nostri politicanti.
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