MARINE LE PEN, IL VOLTO SEDUCENTE DELLA XENOFOBIA

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FIGLIA DI JEAN-MARIE, HA EREDITATO LA GUIDA DEL FRONT NATIONAL E STA AVENDO MOLTI CONSENSI IN VISTA DELLE PROSSIME PRESIDENZIALI DEL 2012

Storicamente, durante le gravi recessioni economiche, i partiti estremisti tendono ad acquisire maggiori consensi, incarnando le frustrazioni e le insicurezze delle classi medie e meno abbienti. Ciò accade ancor di più quando i principali partiti moderati sono in crisi di leadership e di programmi. Anche la Francia non sfugge a questo fenomeno, con il partito del Fronte Nazionale che sta crescendo in termini di consensi e ammirazione. In realtà, il partito fondato da Jean-Marie Le Pen già nel 2002 diede grande prova di sé, arrivando al ballottaggio con Jacques Chirac.
All’inizio di quest’anno, il partito è passato nelle mani di Marine Le Pen, figlia di Jean-Marie, che al congresso del 16 gennaio 2011 ha ottenuto  il 67,65% dei voti. Una donna considerata da molti rappresentante autorevole di una destra moderna, addirittura più convincente dell’Ump del Presidente Sarkozy e unica vera sfidante del Partito socialista alle prossime elezioni presidenziali.

Vediamo meglio da vicino chi è Marine Le Pen, partendo proprio dal partito di cui è Presidente.


IL FRONTE NAZIONALE – FN è stato fondato nel 1972 da Jean-Marie Le Pen e si caratterizza come un partito della Destra sociale. FN nacque per iniziativa degli esponenti del movimento Ordine Nuovo, che si riprometteva la rinascita del sentimento patriottico, la restaurazione familiare ed educativa e la promozione di una gerarchia dei valori. ON, però, venne sciolto nel 1973 dalla Presidenza del Consiglio dopo aver organizzato un discusso convegno sull’immigrazione clandestina. Molti membri dell’associazione, in polemica con la gestione del partito da parte di Le Pen, diedero vita al Partito delle Forze Nuove, che rimarrà particolarmente attivo nella vita politica francese fino alla fine degli anni ’80.
La “concorrenza” del PFN renderà difficile l’affermazione del FN per circa un decennio. Infatti, solo alle elezioni europee del 1984, il FN riuscì ad ottenere un risultato di rilievo, eleggendo due deputati. Quando il PFN si fece da parte, il FN è stato comunque fortemente penalizzato dal sistema elettorale francese, il quale prevede un maggioritario a doppio turno con un’altissima soglia di sbarramento.
Gli anni novanta si caratterizzarono per l’impegno del partito nel denunciare la corruzione politica sia dei socialisti, che dei neogollisti. Del resto, Le Pen fece di tutto per presentare il partito non come un tradizionale partito nazionalista neo-fascista, ma come una forza politica trasversale: di “destra” perché attenta ai valori patriottici, di “sinistra” perché attenta ai problemi sociali, di “centro” perché attenta ai valori cristiani. In questo periodo si ha la cosiddetta “proletarizzazione” del partito, tanto che alla fine degli anni ’90 sono più gli operai che votano FN di quelli che votano comunista.
Alle elezioni del 1993, grazie alla campagna antieuropeista al Referendum del 1992 sul Trattato di Maastricht, FN ottenne il 13% (+4%) dei consensi al primo turno, ma non riuscì comunque ad eleggere deputati. Alle elezioni del 1997 FN salì al 14,9% ed elesse un solo deputato.
Ma è il 2002 a segnare la svolta. Alle elezioni presidenziali, anch’esse a doppio turno, Le Pen riuscì a giungere al ballottaggio superando, a sorpresa, il candidato socialista Lionel Jospin. Al ballottaggio contro il Presidente uscente, il gollista Jacques Chirac, Le Pen si limitò a confermare il risultato del primo turno, 16%. Tutti i partiti politici, infatti, compresi quelli di sinistra, fecero confluire i propri voti sul presidente uscente pur di non far eleggere Le Pen. Nonostante l’inaspettato risultato delle presidenziali, alle politiche di pochi mesi dopo FN calò all’11,3%, non riuscendo ad eleggere alcun deputato.
Alle elezioni parlamentari del 2007, il FN è crollato dall’11,3% al 4,3%. I voti del FN sono di fatti quasi interamente trasmigrati verso l’Unione per un Movimento Popolare di Sarkozy. Ma alle elezioni regionali del 2010 ha conquistato il 12% su media nazionale.

MARINE LE PEN – Laureata in giurisprudenza, avvocato, Marine Le Pen seguì le orme del padre Jean-Marie Le Pen e si iscrisse al FN. Sposata e madre di tre figli, nel 2002 divorziò dal primo marito e convolò a seconde nozze con Éric Iorio, un importante membro del suo partito. Divenuta nell’aprile del 2003 vicepresidente del Fronte, nel 2004 si candidò alla presidenza della regione Île-de-France ed ottenne il 12,3% dei voti.
Marine Le Pen viene generalmente considerata l’espressione di una tendenza nuova, e più moderata, che affiorò nel FN soprattutto dopo le elezioni presidenziali del 2002, in cui il padre ricevette un consenso maggiore rispetto a Lionel Jospin ed arrivò al ballottaggio (in cui poi perse nettamente contro Jacques Chirac).
Dal 2002 è inoltre presidente dell’associazione “Generations Le Pen”, un’organizzazione vicina al FN che mira a promuovere il pensiero e le iniziative di Jean-Marie Le Pen tra la gioventù. Dopo le elezioni europee del 2004 ha ottenuto un seggio a Strasburgo e dal gennaio del 2007 cura la campagna elettorale del padre in vista delle imminenti elezioni presidenziali.
Alle Elezioni regionali francesi del 2010 si candida alla presidenza del Nord-Pas-de-Calais, ottenendo il 18.31% dei voti al primo turno e il 22.20% al secondo, quasi a ridosso del rappresentante della coalizione sarkozyana.

IL SUO PROGRAMMA – In materia economica, Marine Le Pen auspica che la Francia aumenti “l’autarchia dei grandi spazi” e l'”economia in cerchi concentrici”. A suo avviso, è una “eresia ecologica consumare prodotti coltivati a 20mila km di distanza e riciclare i rifiuti migliaia di chilometri più avanti”. Sostiene si debba “produrre per il territorio più vicino”, “distribuire sul posto”, e che “consumare i prodotti locali deve essere una priorità della regione” o “della regione più vicina” se non prodotti in loco. Sostiene che la Francia deve attuare “contratti di cooperazione”, se merci necessarie come il caffè non sono prodotte in Europa. Appoggia il ferroutage e i trasporti pubblici.
Per quanto concerne la politica interna, Marine Le Pen sostiene che serva una moratoria sull’immigrazione e che bisogna attuare una politica “il francese prima” in materia di occupazione, stato sociale e alloggi. A suo avviso, la cittadinanza è indivisibile dalla nazionalità e si poggia sull’eguaglianza di tutte le persone di fronte alla legge; la legge dovrebbe ostacolare un trattamento preferenziale in base all’appartenenza di una categoria sociale, etnica o religiosa. Di conseguenza, lei favorisce l’abrogazione della affirmative action e la restaurazione di una “meritrocrazia repubblicana”.
Lei sostiene che la filiazione dovrebbe essere la via normale per acquisire la nazionalità francese, con l’eccezione della naturalizzazione: “la nazionalità è ereditata o meritata”. Al fine di risolvere il problema dell’immigrazione, lei auspica una riforma dei regolamenti sulla nazionalità per rimuovere la doppia cittadinanza e l’acquisizione automatica della nazionalità francese. Sostiene che è necessaria una severa applicazione della legge per quanto riguarda la perdita della cittadinanza. A suo avviso, uno straniero che non rispetta la legge in Francia dovrebbe essere privato della nazionalità francese; inoltre ritiene che qualsiasi straniero che commette reati gravi e illeciti in Francia deve essere restituito al suo paese d’origine.
Per quanto concerne i diritti civili, sostenendo che il FN rimane un partito non confessionale, afferma regolarmente il suo attaccamento ai valori della laicità (laïcité) della società francese. Lei difende vigorosamente la cosiddetta legge del 1905, la quale stabilisce che la Repubblica francese non riconosce, non concede stipendi o sussidi a qualsiasi forma di culto religioso. Lei è favorevole all’approvazione di un divieto ogni tendenza religiosa nelle scuole e sostiene la necessità di un emendamento alla Costituzione della V Repubblica affermando che la Repubblica francese non riconosce alcuna comunità religiosa. Marine Le Pen si oppone all’abrogazione della Loi Veil, la legge del 1975 di Simone Veil con la quale l’aborto è stato regolamentato in una disposizione legislativa restrittiva. Lei sostiene che il background socio-economico sfavorevole è un fattore determinante per la maggior parte delle donne che scelgono di abortire. Di conseguenza, lei auspica una radicale politica più favorevole alla famiglia, per il nutrimento e di sensibilizzazione dei bambini. Inoltre è favorevole ad una politica finalizzata ad aumentare il tasso di natalità.
Lei è rigorosamente contraria a qualsiasi ammorbidimento della legge contro l’eutanasia. Appoggia la pena capitale per coloro che rapiscono i bambini in quanto ritiene che la massima pena potrebbe servire da deterrente; anche per l’omicidio di anziani e bambini e per spaventosi reati, come quelli che coinvolgono gli atti di tortura, sostiene che sia necessaria la pena capitale.
Infine, per quanto concerne la politica estera, qualora vincesse le elezioni, la Francia farà della Russia un partner privilegiato ed uscirà dalla NATO. Ha anche promesso di modificare le relazioni franco-americane. La signora Le Pen ha anche predetto la fine dell’euro e ha difeso il programma del suo partito per l’uscita dalla moneta unica. Ha invitato a sospendere con urgenza l’area Schengen ed a riflettere seriamente sulla possibile “fine dell’Unione Europea”.

LE ADESIONI A SORPRESA AL PARTITO – Oltre all’elettorato scontento dell’Ump e degli indecisi, Marine Le Pen potrebbe avvalersi di altri appoggi prestigiosi. Si chiama Florian Philippot, ha appena 29 anni, laureato a Hec (una delle più prestigiose scuole di business d’Europa), e diplomato presso l’Ena (l’Ecole nationale d’administration), è già un alto funzionario dello Stato francese, con un posto di rilievo all’Ispettorato generale del ministero degli Interni. Proprio lui dovrebbe essere nominato «direttore strategico» della campagna di Marine Le Pen, almeno stando all’indiscrezione arrivata nei giorni scorsi dal sito del Nouvel Observateur, subito ripresa dagli altri media.
Poi c’è Bertrand Dutheil de la Rochère, già direttore di gabinetto di Chevènement ministro, finora vicesegretario generale della sua formazione politica, il Mouvement républicain et citoyen (Mrc). Dutheil non ha aderito al Front, ma ha accettato di aiutare la Le Pen nella campagna. All’Mrc l’hanno subito espulso.
Si segnalano pure defezioni nel campo dell’Ump, il partito di centro-destra di Sarkozy, sempre verso le braccia accoglienti di Marine. Vedi l’avvocato Valéry Le Douguet, un massone dichiarato, e i massoni sono tradizionalmente terribilmente anti Fn. La «defezione» di Le Douguet ha infatti sorpreso non pochi.
Infine, il caso Robert Ménard. Militante della Lega comunista rivoluzionario negli anni Settanta, è stato poi il mitico fondatore di Reporters sans frontières, diventata una delle organizzazioni più importanti del mondo per la difesa della libertà di stampa. Ancora nel 2008 i francesi lo avevano visto salire sulla guglie della cattedrale di Notre-Dame per issare una bandiera di Rsf, con le manette al posto degli anelli olimpici, cosi’ da protestare per l’assenza di democrazia in Cina, che ospitava quell’anno le Olimpiadi.
Ebbene, negli ultimi mesi Ménard non si perde una conferenza organizzata dal Front, dove figura spesso come relatore. A quattro mani con la moglie, Emmanuelle Duverger, ha scritto il libro «Vive Le Pen!».

Riuscirà Marine Le Pen ad arrivare al secondo turno alle prossime elezioni presidenziali? I sondaggi la danno al 18% e costantemente in ascesa. In fondo, il suo ruolo è anche facilitato da un Sarkozy che perde consensi quotidianamente e un Partito socialista che appare ancora debole e disorientato. Che Marine diventi perfino Presidente francese? Gli immigrati musulmani e l’Unione europea tremano solo all’idea.

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