Da Messi al Como a Ronaldo al Parma, fino a Maradona alla Juve: quei 10 casi clamorosi che avrebbero cambiato la storia del calcio

Il calcio è come la storia. Non si fa con i “sé” né con i “ma”. Però viene naturale chiedersi come sarebbero andate le cose se un giocatore non fosse stato scartato da questa o quella squadra. Probabilmente, la storia del calcio contemporaneo sarebbe andata in maniera nettamente diversa. Soprattutto nei casi in cui ad essere scartati sono stati calciatori decisivi, come Messi, Cristiano Ronaldo, Diego Armando Maradona, e così via. Ecco di seguito alcuni casi clamorosi accaduti negli ultimi decenni.

Sarri scartato dal Milan

Nel giugno 2015 a Sarri è ad Amalfi per ritirare il premio Football Leader e molti sono convinti che, mentre Mihajlovic sarà l’allenatore del Napoli, lui sarà quello del Milan. Negli stessi giorni però, l’allora presidente Berlusconi disse no al tecnico toscano. Pare per motivi di ideologia politica pare, ma anche perché Sarri non rappresentava di certo l’elegante stile Milan. Così non sapremo mai, cosa avrebbe fatto il Milan nelle ultime due stagioni con Sarri in panca, ne (soprattutto) se pure senza il suo «profeta» il Napoli di De Laurentiis sarebbe stato così competitivo, come poi si è rivelato (raccogliendo un secondo e un terzo posto).

Quando il Como scartò Messi

Estate 2002, il Como di Enrico Preziosi è appena stato promosso in serie A e cerca di lanciarsi seriamente in un mercato internazionale. Uno dei suoi osservatori, l’ex terzino della Juve Luciano Favero segnala così un ragazzino, alto «un soldo di cacio» che coi piedi sembra Picasso. E’ il giovanissimo Lionel Messi che il ds dall’occhio lungo Mimmo Gentile vorrebbe prendere, ma che non convince molto il presidente. Costa 50mila dollari (circa 35mila euro) e alla fine l’affare salta. Racconterà poi l’attuale proprietario del Genoa:»… Lo seguivamo da molto tempo e già allora era un fenomeno, aveva tocchi di palla che solo i campioni hanno. Abbiamo deciso di non prenderlo per varie situazioni e poi il Barcellona ha fatto il colpo». Oggi Messi è quello che è e il Como, fallito e non iscritto in Lega Pro, forse non riuscirà nemmeno a iscriversi alla serie D. E se Messi fosse rimasto?

Maradona scartato dalla Juve perché rievocava una bestemmi

Boniperti la racconta dicendo che fu «…La Federcalcio argentina a bloccare il giocatore prima dei Mondiali del 1982», dimenticandosi che Diego Armando Maradona proprio alla vigilia di quella kermesse era stato preso dal Barça. In realtà uno dei più grandi dirigenti del nostro calcio si dimentica anche che, qualche anno prima, era stato il suo amico Omar Sivori a segnalare questo 18enne fenomenale all’avvocato Agnelli, il quale (pare) lo avesse liquidato con un «Maradona? Quel cognome sembra una bestemmia». Così il più forte giocatore di ogni tempo una manciata d’anni dopo se ne andò al Barcellona, prima di virare verso Napoli.

Platini aveva già firmato per l’Inter, poi…

E poi c’è Michel Platini, ex Presidente dell’Uefa ma soprattutto ex fuoriclasse della Juventus fra il 1982 e il 1987. Juventino «fino al midollo»? Sì, ma solo per un colpo di fortuna. Raccontò lo stesso ex giocatore: «Avevo firmato per l’Inter ma, poi, non mi hanno più voluto. Così sono andato alla Juve….Avevo firmato nel ‘77, ma le frontiere (per i calciatori stranieri fino al 1980.ndr), dopo, sono rimaste chiuse. Quando le hanno riaperte, avevo un contratto con il Saint Etienne, ma quando ho potuto venire alla Juventus, per onestà ho chiamato l’Inter, dicendo che ero sul punto di firmare con la Juve: «Ho dato la mia parola quattro anni fa a voi, se mi volete sono comunque disposto». Mi hanno detto che avevano già preso due giocatori e che, dunque, ero libero di fare quello che volevo…». E se davvero Platini avesse giocato cinque anni nell’Inter e non nella Juve? Cosa sarebbe accaduto?

Quando la Samp preferì Morales a Totti

totti

Sì, la storia del calcio (giallorosso) romano poteva essere molto diversa, se solo Carletto Mazzone non fosse quel (lungimirante) «fegataccio» che è. Dicembre 1996, sulla panca capitolina siede Carlos Bianchi, tecnico «supervincente» (prima e dopo) che sarà ricordato nella città eterna come un flop. Lui non vede di buon occhio il giovane Totti. Così fa di tutto per girarlo alla Sampdoria, anche perché è già pronto un sostituto. Si tratta del (futuro) «carneade» Angel «Matute» Morales. «A Bianchi non piacevano i romani – raccontò poi Totti – … Andando a Genova non sarei più tornato a Roma, ne sono certo». Il merito della sua conferma in giallorosso? Pare sia di una ramanzina di Mazzone a Totti («non devi mollare») e il buon ufficio dello stesso ex mister con il presidente Franco Sensi («avete per le mani un fuoriclasse»). Ma se Totti fosse andato alla Doria?

Quando il Milan preferì Dugarry a Zidane

Nella stagione 1995-96 sono due i talenti che furoreggiano nel forte (ma «periferico») Bordeaux in Ligue 1. Uno è il centravanti stazzato e generoso che risponde al nome di Christophe Dugarry, l’altro è un franco-algerino taciturno e di grandi qualità tattico-tecniche: Zinedine Zidane. Racconterà anni dopo l’ex presidente del Milan Silvio Berlusconi: «…Mandai Braida ma, invece di tornare da Bordeaux con Zidane, mi portò Dugarry». Perché? Semplice. In quel periodo il ruolo di Zidane era coperto da Baggio e da Savicevic, mentre al Milan serviva un centravanti come vice di Weah. Sì, ma Zidane (che poi avrebbe convissuto alla grande con Del Piero) avrebbe potuto starci eccome. Anche se non è certo che Zizou sarebbe esploso. «Chiuso» com’era…

Zico e Maradona insieme al Napoli: quel sogno sfiorato

A metà anni ‘80 tre erano i giocatori più forti in circolazione: Maradona, Platini e Zico. Così fece scalpore il tentativo del presidente del Napoli Corrado Ferlaino di acquistare, dopo Maradona nel giugno 1984, anche Zico. Reduce da un brillante (ma «sterile») campionato in una Udinese dotata, ma lontanissima da un piazzamento-Uefa e con il Napoli alla ricerca di una sua identità attorno al Pibe de Oro, ecco l’idea: si ingaggi anche Zico. Immaginiamo quel Napoli coi due fuoriclasse insieme, alternarsi alle punizioni. Un po’ come se oggi Messi e Cr7 giocassero insieme. Quasi un «paradiso del calcio». «Dopo un primo anno alla grande all’Udinese – ha raccontato Zico – c’erano il Napoli, l’Inter e la Roma che mi volevano. L’idea del Napoli era quella di farmi giocare al fianco di Maradona, ma il presidente Mazza non me l’ha permesso; non ha voluto cedermi».

Tra Cristiano Ronaldo e il Parma ci si mise il Manchester

cristiano ronaldo

Sì, nel 2003, pare che un 18enne Cristiano Ronaldo stesse per accasarsi in Emilia. In quel Parma per il quale Arrigo Sacchi stava allestendo un nuovo progetto tecnico. Allenatore era Cesare Prandelli e in vista della cessione di Mutu al Chelsea, era già stato opzionato questo giovane portoghese dello Sporting Lisbona. Poi «il diavolo ci mise la coda»: poco prima del passaggio definitivo, i lusitani affrontarono il Manchester United in amichevole. Cristiano Ronaldo giocò da campione e Sir Alex Ferguson volle prenderlo a ogni costo per i suoi «Red Devils». Con Cr7 in Italia la storia del Parma e della nostra serie A negli ultimi quindi anni sarebbe stata, forse, molto diversa.

Nedved a un passo dall’Inter

Oggi Pavel Nedved è un apprezzato dirigente di quella Juventus che vince tutto in Italia. Personaggio con il bianconero «cucito addosso». Eppure c’è stato un tempo (estate 2009) in cui anche la sua fede juventina ha vacillato. Merito (manco a dirlo) di Mino Raiola che, malgrado il suo assistito avesse da poco deciso di ritirarsi, gli sottopose la proposta del presidente nerazzurro Massimo Moratti. Il Pallone d’Oro ceco ci pensò, poi rinunciò. Anche per l’opposizione dei tifosi nerazzurri. Pare che Raiola ancora oggi glielo ricordi: «Se mi avesse ascoltato, avrebbe vinto il Triplete da protagonista; ma lui è un puro e non volle tradire il suo passato…».

Franco Baresi scartato dall’Inter

Che destino strano (ma bello) anche quello dei fratelli Beppe e Franco Baresi. In un giorno imprecisato del 1974 i due ragazzi (il primo nato nel 1958; il secondo classe 1960) furono accompagnati dal talent scout Guido Settembrino (allora allenatore dell’ U.S.O. Travagliato, il paese bresciano dove i due erano nati e vivevano) a fare un provino per l’Inter. Beppe, più grande e già formato fisicamente, fu subito preso; Franco ancora non sviluppato e gracile fu invece scartato. Così Settembrino lasciò il primo in nerazzurro e portò il secondo (infinitamente più talentuoso) al Milan, con cui alla fine avrebbe raccolto 715 partite ufficiali e «un monte» di scudetti, Coppe dei Campioni e altre soddisfazioni.

Pelè corteggiato da Napoli e Juventus

Edson Arantes do Nascimento «Pelè» ha raccontato che, sia il Napoli che la Juventus volevano ingaggiarlo ma che preferì rimanere al Santos: «Ci sono stati momenti in cui sono stato vicino a lasciare il Brasile. Sarei potuto andare in Spagna, al Real Madrid. O in Italia al Napoli. Poi ci furono anche altri tentativi da parte di Manchester United e Juventus, ma alla fine sono rimasto in Brasile. Senza rimpianti. Ero al Santos, all’epoca una delle squadre più forti del mondo…».

Fonte: Corriere della sera

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