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Mostro di Foligno libero, un’altra perla della nostra Giustizia: chi è e perché è pericoloso

LUIGI CHIATTI, geometra umbro che nel 1993 fu arrestato per il duplice omicidio dei piccoli Simone Allegretti, 4 anni e Lorenzo Paulucci, 13 anni
Nel 1993 ha ucciso due bambini, Simone Allegretti e Lorenzo Paulucci, rispettivamente di soli 4 e 13 anni. All’epoca ne aveva 24 e per questo duplice omicidio ha scontato solo 22 anni. Luigi Chiatti, passato alle cronache come il Mostro di Foligno, era un geometra umbro, figlio adottivo di un medico molto conosciuto in città. Fu condannato in primo grado all’ergastolo, ma la pena in appello fu ridotta a 30 anni di reclusione dopo il riconoscimento della seminfermità mentale. Sentenza poi confermata in Cassazione. Poi l’indulto e altri cavilli hanno fatto il resto. Il prossimo settembre sarà già libero, anche se, il magistrato, respingendo il ricorso della difesa, ha confermato quanto stabilito dalla corte d’assise d’appello di Perugia, la quale ordina di ricoverare Chiatti in una struttura psichiatrica una volta scontata la pena nel carcere di Prato. Vi passerà tre anni. Ma resta un soggetto altamente pericoloso.

UN SOGGETTO PERICOLOSO PER LA COLLETTIVITA’ – La perizia che delinea il suo quadro psicopatologico afferma che “I periti non hanno mai riscontrato alcun minimo atteggiamento di rimorso o un minimo dolore per i fatti commessi. Tutto questo sostenuto da una totale mancanza di critica”. Secondo i periti il geometra umbro, nei diversi incontri, si è infatti sempre mostrato corretto: “Egli nutre la certezza – scrivono – se non di essere superiore all’altro di essere in grado di stabilire un rapporto alla pari. Ciò deriva dal suo sentirsi, in qualche modo, un eletto di Dio”.
La diagnosi è stata di “disturbo delirante”. “Nelle Sacre Scritture – scrivono – ha ritenuto di aver trovato non solo la spiegazione di quel suo agire omicida ma anche attraverso i sogni, le coincidenze, lo studio delle genealogie argomenti utili per dare un significato alla sua vita”.  Tutto ciò fa di Chiatti, secondo i periti, una “persona socialmente pericolosa” e “condurrebbe il Chiatti una volta libero o anche solo meno protetto ad agire nuovamente non necessariamente contro dei minori ma anche contro qualunque persona o addirittura contro se stesso”. Per questo chiedono che il geometra “continui a vivere in un ambiente controllato che lo protegga e dove dovrà essere seguito da un punto di vista psicofarmacologico e psicoterapeutico”.
Giovedì, intervistato dal Tg1, il padre di uno dei due bambini ha affermato amareggiato che lo stesso Chiatti aveva chiesto di non essere scarcerato, perché avrebbe potuto uccidere ancora.
LA CONSTATAZIONE DEL SUO AVVOCATO– “Nessuna sorpresa in relazione al rigetto del ricorso proposto dai difensori di Chiatti, la cui pericolosità sociale non potrà essere messa in discussione, né oggi né in futuro – è la replica dell’avvocato di Chiatti, Giovanni Picuti – Il provvedimento, tuttavia, non offre alcuna soluzione di natura pratica. Esso non incide sulla sostanziale e definitiva risoluzione della vicenda omicidiaria”.
“Il periodo di internamento stabilito dalla corte d’assise – prosegue il legale – in considerazione della avvenuta soppressione degli Opg, dà poche garanzie. Le nuove strutture che il ministero della Sanità dovrà predisporre non possono costituire validi equipollenti alle carceri giudiziarie, i soli luoghi in grado di prevenire rischi di reiterazione di così gravi reati come quelli commessi dal ‘Mostro di Foligno’, che tale era e tale rimane”.”Il controllo dell’internato, fissato per la durata di tre anni, non può essere demandato ad infermieri o medici”, conclude Picuti .
Dopo Erika e Omar, Pietro Maso e Annamaria Franzoni, un altro omicida esce anzitempo dal carcere. Nel nostro ordinamento giudiziario sembra non esistere più l’istituto dell’ergastolo, anche di fronte a delitti efferati e reo confessi. Già dinanzi a una simil condanna i familiari delle vittime hanno solo un minimo contentino rispetto alla tragedia dell’aver perso propri cari, figuriamoci come debbono sentirsi all’idea di sapere liberi chi li ha uccisi.

(Fonte: La Repubblica, Tg1)

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