Provincia di Napoli e Salerno sempre più a rischio tornado: i motivi

Hanno fatto un certo effetto le immagini della tromba d’aria che ha colpito Salerno il 20 novembre. Una scena che non siamo abituati di certo a vedere sulle nostre coste italiane e che rimanda a eventi climatici tropicali. Di quelli che vediamo al cinema e che distruggono puntualmente Los Angeles (chissà perché sempre oggetto cinematografico di disastri naturali, dai terremoti ai tornado. Una sorta di Fantozzi del Meteo).

O che vediamo nei telegiornali, debitamente a distanza e nel tepore della nostra abitazione. Consapevoli che, per fortuna, da noi certe cose non accadono. Sebbene ormai occorra utilizzare il verbo al passato. Non accadevano.

Dopo aver visto le coste italiane a rischio Tsunami, dobbiamo anche parlare di rischio tornado. Come quello che ha colpito, come detto, Salerno lo scorso novembre. Ma anche altri Comuni a Nord di Napoli. Solo che lì non ha avuto lo stesso impatto visivo visto che è accaduto nel centro città e non in mare. Tuttavia, è stato peggio, in quanto ha interessato centri abitati.

Le provincie di Napoli e Salerno rischiano di trasformarsi nella East cost americana (a cui si aggiunge l’Alaska e le isole Hawaii, formando tutte insieme il cosiddetto contiguous United States). Zona dove accadono di più. L’allarme lo lancia l’Arpac. Vediamo perché.

Tromba d’aria cos’è

tornado

Cos’è una tromba d’aria? Così come in Italia siamo abituati a chiamare i tornado? Come riporta Wikipedia, un tornado è una colonna d’aria a rotazione rapida che è in contatto sia con la superficie della Terra sia con una nuvola cumulonembo o, in rari casi, con la base di un cumulo. La tempesta di vento viene spesso definita come un tornado, tromba d’aria o ciclone, sebbene la parola ciclone sia usata in meteorologia per nominare un sistema meteorologico con un’area di bassa pressione al centro intorno alla quale i venti soffiano in senso antiorario nell’emisfero settentrionale e in senso orario nel sud.

I tornado sono di varie forme e dimensioni e sono spesso visibili sotto forma di un imbuto di condensazione che origina dalla base di una nuvola cumulonembo, con una nuvola di detriti rotanti e polvere al di sotto di essa. La maggior parte dei tornado ha una velocità del vento inferiore a 110 miglia all’ora (180 km / h), è di circa 250 piedi (80 m), e percorre alcune miglia (molti chilometri) prima di disperdersi. I tornado più estremi possono raggiungere velocità del vento superiori a 300 miglia all’ora (480 km / h), hanno un diametro di oltre 3 miglia (3 km) e rimanere sul terreno per decine di miglia (oltre 100 km).

I vari tipi di trombe d’aria includono il ciclone a vortice multiplo, il trionfo e la tromba marina. Le trombe d’acqua sono caratterizzate da una corrente del vento a forma di imbuto a spirale, che si collega a una grande nube cumulativa o cumulonembo. Sono generalmente classificati come tornado non supercellulari che si sviluppano su corpi idrici, ma non vi è accordo sul fatto di classificarli come veri tornado. Queste colonne d’aria a spirale si sviluppano frequentemente in aree tropicali vicine all’equatore e sono meno comuni alle alte latitudini.

Altri fenomeni simili a tornado che esistono in natura includono il gustnado, il diavolo di polvere, i vortici di fuoco e il diavolo di vapore. I tordi si verificano in Nord America, in particolare nell’area degli Stati Uniti nota come vicolo di tornado, e nel nord e Sudamerica centro-orientale, Africa meridionale, Europa nord-occidentale e sudorientale, Australia occidentale e sud-orientale, Bangladesh e Nuova Zelanda.

I tornado possono essere rilevati prima o durante l’uso del radar Pulse-Doppler riconoscendo i modelli nei dati di velocità e riflettività, come echi a uncino o sfere di detriti, nonché attraverso gli sforzi degli spotters di tempesta. Esistono diverse scale per la valutazione la forza dei tornado. La scala Fujita valuta i tornado causati dai danni causati ed è stata sostituita in alcuni paesi dall’aggiornata Enhanced Fujita Scale.

Un tornado F0 o EF0, la categoria più debole, danneggia gli alberi, ma non le strutture sostanziali. Un tornado F5 o EF5, la categoria più forte, strappa gli edifici dalle fondamenta e può deformare grandi grattacieli. La scala TORRO simile va da un T0 per tornado estremamente deboli a T11 per i tornado più potenti conosciuti. [9] I dati del radar Doppler, la fotogrammetria e i pattern di vortice del terreno (segni trocoidali) possono anche essere analizzati per determinare l’intensità e assegnare una valutazione.

Tromba d’aria cause

tornado salerno foto

Come riporta Il Corriere del Mezzogiorno, il mare della Campania è più caldo del normale, potremmo addirittura dire che «ha la febbre» e non è certo un buon segno. Il dato proviene dall’Arpac che monitorando i parametri ambientali, nello scorso mese di novembre, ha registrato temperature del mare superiori di circa 1,5° C (in media) rispetto a quelle dello stesso periodo nei 3 anni precedenti. E questo dato si riferisce alle sole acque superficiali.

La vera sorpresa, però, arriva dagli strati più bassi dove l’aumento di temperatura a quasi 80 metri di profondità, è molto più alto rispetto agli anni precedenti, addirittura fino a 5° C in più. A prescindere dalle conseguenze (tutte da valutare) che ciò potrebbe avere su flora e fauna dei mari campani, quello che è certo è l’anomalo accumulo di energia nella massa d’acqua. Quest’energia, a sua volta, contribuisce in maniera decisiva a generare fenomeni atmosferici particolarmente intensi come quelli di quest’autunno. Com’è noto, infatti, il mare svolge un importantissimo ruolo di regolazione del clima, accumulando calore in estate e cedendolo in inverno. In questo modo rende gli inverni più miti e le estati meno afose. Quando, però, questo delicato equilibrio è compromesso, per azione dell’uomo o per cause naturali, gli effetti possono essere catastrofici.

Dal punto di vista fisico il calore è una particolare forma d’energia e quindi, il fatto che il mare sia più caldo di quasi 5° C, significa che ha accumulato molta più energia del normale. Per farsi un’idea di quanta più del normale, basta pensare che per aumentare di un grado la temperatura di un solo litro d’acqua, servono circa 1000 calorie. Ecco perché tutta quest’energia accumulata nel mare, in alcuni periodi dell’anno come l’autunno, può determinare eventi catastrofici come, ad esempio, la formazione di trombe marine.

Il moto vorticoso dell’aria tipica di questi fenomeni, s’innesca quando avviene lo scontro tra l’aria ascendente riscaldata dalla superficie dell’acqua e l’aria fredda discendente da quote più alte. Grazie anche all’assenza di ostacoli in mare si forma, così, una tromba d’aria dalla forma assottigliata, molto contorta e tipica dell’Italia e dell’Europa, chiamata «waterspout».

Secondo l’Arpac i valori di temperatura del mare registrati nel 2018 sono anomali perché si discostano nettamente da quelli dei 3 anni precedenti, mantenendosi costantemente sui 21° C fino a oltre 70 metri di profondità.

Questo vuol dire avere un enorme accumulo di energia e purtroppo è chiaro che se questa tendenza dovesse confermarsi anche in futuro, dovremmo abituarci ad assistere sempre più spesso a fenomeni atmosferici estremi anche dalle nostre parti.

Tromba d’aria e tornado differenze

tromba d'aria

Quali sono le differenze tra Tromba d’aria e tornado? Ce le spiega uno dei meteo più attendibili in circolazione: 3bMeteo. Le espressioni “tornado” e “tromba d’aria” sono sinonimi. È sbagliato quindi pensare che un tornado sia una tromba d’aria molto più forte: sono concettualmente la stessa cosa. Per semplice abitudine, in Italia fenomeni del genere vengono chiamati trombe d’aria, in altre parti del mondo (come negli Stati Uniti) si preferisce usare l’espressione tornado (twister in inglese).

Il nostro Paese non è immune da questi fenomeni: in Italia in media si verificano 8-10 trombe d’aria all’anno, solitamente concentrate tra l’estate e l’autunno. Le zone maggiormente colpite sono le aree pedemontane alpine, il Friuli, il Ponente Ligure, le coste dall’alta Toscana e del Lazio e la Sicilia orientale. Nelle trombe d’aria “italiane” di solito il mulinello ha un diametro di 50-150 metri, con venti che ruotano intorno al centro del mulinello alla velocità di 100-150 km/ora, mentre l’imbuto si sposta insieme alla nube temporalesca alla velocità di circa di 30-40 km/ora.

Fortunatamente questi “mostri” meteorologici hanno durata breve (difficilmente oltre i 30 minuti), riuscendo così a percorrere solitamente distanze limitate, in media 5-10 km. La rarità del fenomeno e la ristretta area da esso interessata fanno sì che la probabilità che un dato luogo sia investito da una tromba d’aria risulti molto bassa, ma purtroppo non del tutto remota.

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