Ai diciottenni la patente non interessa più: ecco le loro nuove priorità

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La patente di guida è fin dagli anni ‘50 un traguardo importante per i ragazzi. Una sorta di lasciapassare per il mondo degli adulti. Un certificato di avvenuta maggiore età. Lo abbiamo visto tante volte nei telefilm americani, quando i ragazzi protagonisti, non vedevano l’ora di prendere la patente e scorazzare con l’auto di papà.

Guidare un’auto ha rappresentato per decenni un modo di sentirsi liberi, ribelli, responsabili. Nonché un modo per fare breccia nel cuore di qualche ragazza, vantandosi di avere finalmente la patente e un’auto per poterla andare a prendere. Basta mezzi pubblici scomodi o mortificanti passaggi presi di fortuna qua e là.

I tempi però cambiano, e dopo la controtendenza sui jeans, altro simbolo di ribellione e di giovinezza ruggente, ne arriva un’altra sulla patente. I diciottenni, infatti, non sembrano più darle quell’importanza di un tempo. Lo dicono le cifre ufficiali del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti raccolte da Facile.it. Noto portale dove comparare le tariffe di più settori. Ma anche i dati che arrivano dagli Usa sembrano dire qualcosa di simile.

Meno interessa dei 18enni per la patente

patente di guida documento

Come riporta Il Corriere della sera, nel 2016 i giovani tra i 18 e i 19 anni d’età che hanno preso la patente sono stati 287.551, l’8,4 per cento in meno rispetto al 2012. Questo non significa che alla fine la patente non si consegua. «Ma certo c’è meno fretta di farlo» osserva Andrea Cuomo, autore del dettagliato articolo apparso sul quotidiano milanese. Un problema non soltanto italiano.

L’American Automobile Association, il corrispettivo dell’Aci statunitense, è andato a sfruculiare i neomaggiorenni scoprendo che il 44 per cento non ha un’automobile e il 39 per cento usa abitualmente forme di trasporto alternative.

I motivi di un minore appeal della patente

james dean

Le ragioni? Di sicuro il costo della scuola guida incide: in media per prendere la patente B — sono le cifre riportate di recente dal mensile «Quattroruote»— si sborsano 1.000 euro. La città italiana più cara è Milano, dove la spesa media è di 1054 euro con punte di 1253 euro, mentre a Napoli la media è di 880 euro e a Roma di 690. Poi certo, c’è da aggiungere l’acquisto della macchina e le spese di mantenimento: bollo, assicurazione sempre più salata, l’inevitabile meccanico.

Senza contare altre preoccupazioni: il lavoro da cercare, che quasi sempre non si trova. La difficoltà di andarsene via di casa. Spesso si preferisce andare direttamente all’estero subito dopo il diploma (mentre prima si preferiva quasi sempre prima laurearsi), quindi la patente diventa un diritto superfluo da rincorrere. In fondo anche inutile, se poi si va a vivere altrove.

Insomma: la patente viene dopo.

Quali sono gli interessi che hanno sostituito la patente

Più facile però che le ragioni vere siano anche altre: la generazione 2.0 semplicemente della patente se ne infischia, più attratta da altri feticci generazionali, lo smartphone, il viaggio all’estero. Se il primo è ormai un must, un organo aggiuntivo di cui non si può più fare a meno già dalla pubertà, i viaggi, specie all’estero, sono diventati altrettanto irrinunciabili.

I ragazzi godono di maggiore libertà rispetto al passato, facilitati dai siti che hanno reso un gioco da ragazzi organizzarli: prenotare voli; hotel, breakfast o appartamenti per pernottare; organizzare i posti da vedere.

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