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Piero Pelù, il dopo-Sanremo è un disastro: accuse di plagio e multa da pagare a Renzi

Ultimo aggiornamento

Quando ho saputo che Piero Pelù sarebbe andato al Festival di Sanremo, mi sono venute in mente le tante canzoni che ha cantato negli ultimi quarant’anni. Contro i poteri forti, la corruzione politica, la Mafia, il Papa e la stessa televisione.

Certo, il passaggio di Piero Pelù da uno che “gira di notte con le anime perse” a uno che dedica un brano al nipote sul palco di una kermesse che incarna alla perfezione showbiz e potere delle case discografiche, viene da lontano.

Per i fan della prima ora, per esempio, già dopo il disco Tre. Quindi dalla cosiddetta Tetralogia degli elementi, partita dal disco El diablo del 1990 e proseguita lungo tutti gli anni ‘90 con Terremoto, Spirito e Mondi sommersi. Cioè da quando si sono sciolti i primi Litfiba.

Senza però voler essere pignoli, forse i Litfiba si sono commercializzati negli anni ‘90. Ma bene o male lanciavano comunque ancora un messaggio sociale a chi li ascoltava. Poi si sono sciolti, per poi ritrovarsi nella mitica coppia Pelù-Renzulli dieci anni dopo, prima con una raccolta e poi con due dischi. Per poi risciogliersi. Forse avevano bisogno entrambi di soldi.

Comunque, la trasformazione definitiva dal vecchio al nuovo Piero Pelù è giunta con la sua partecipazione a The Voice come giudice. E, a questo punto, non si escludono altri ruoli televisivi per lui.

Detto ciò, la succitata partecipazione a Sanremo con il brano Gigante, ha suscitato un buon riscontro di critica e pubblico. Tuttavia, la fase post-Sanremo – in attesa di scoprire il concreto o mancato successo del nuovo disco da solista – si sta rivelando alquanto amara.

Infatti, per Piero Pelù sono giunte due batoste: una accusa di plagio e un maxi risarcimento da pagare a Matteo Renzi. Ecco nel dettaglio entrambe le .

Piero Pelù accusa di plagio prove

piero pelù the rasmus

Partiamo dal primo punto, squisitamente musicale. Come riporta Libero, sui Social è stata trovata una forte somiglianza tra Gigante di Piero Pelù e Keep Your Heart Broken dei The Rasmus.

Non conoscendo quest’ultimo brano, sono corso a sentirlo su Youtube, ed in effetti c’è una imbarazzante somiglianza nel ritornello. Mentre nel complesso, il brano del cantante fiorentino è più ritmato di quello della rock band finlandese. La quale a livello internazionale esplose col brano In the shadow, contenuto nell’album più famoso della band, Dead Letters. Pubblicato nel 2003.

Oltre a In the Shadows, conteneva infatti altri singoli di successo come First Day of My Life, In My Life e Guilty. Quest’ultima, resa famosa per essere stata lanciata con tanto di video su MTV in occasione dell’MTV Day 2004.

Per le nuove generazioni che cresceranno senza, ricordo che MTV è stata la prima fabbrica televisiva di canzoni commerciali, ma molti della mia generazione la ricordano senz’altro con affetto perché rievoca bei tempi andati (ho scritto un commiato qui).

Ecco i due brani a confronto. Giudicate voi:


Perché Piero Pelù deve risarcire Matteo Renzi

piero pelù renzi

E veniamo alla seconda batosta. Sempre Libero cita riporta il Corriere della Sera in edicola lunedì 10 febbraio, il quale riporta che la (ormai ex) rockstar fiesole dovrà pagare a Matteo Renzi ventimila euro.

Il motivo della diatriba risale al 2014, quando Pelù aveva chiamato l’ex premier “il non eletto e boy scout di Licio Gelli” durante il concerto del Primo maggio a Roma.

All’epoca, il rocker commentò così la vicenda:

Pagherò le conseguenze di quello che ho detto ma non me ne frega nulla. Questi ragazzi hanno bisogno di sentire qualcuno che dica certe cose. Ormai i mezzi di distrazione di massa sono compatti sulla propaganda. Ci vuole una voce fuori dal coro”.

Renzi una volta attuata la scissione con il Pd ha fatto scattare una querela accompagnata da un’ingente richiesta di danni. Proprio poco tempo prima di salire sul palco dell’Ariston, il rocker ha firmato a Firenze un accordo legato a vincolo di riservatezza con il quale risarcisce Renzi con 20mila euro, a fronte di una richiesta assai più alta.

Secondo alcuni, come Dagospia, però, queste offese risalirebbero al fatto che Renzi, diventato Sindaco di Firenze nel 2007, non rinnovò a Piero Pelù la direzione dell’Estate fiorentina. Per la quale percepiva 72mila euro. Il doppio del precedente Mauro Pagani. Mentre il successore designato da Renzi non ha percepito alcuno stipendio.

Vediamo se Piero Pelù potrà consolarsi col nuovo disco uscito da una decina di giorni e col nipotino che reputa da buon nonno “un gigante”.

Luca Scialò

Pubblicato da Luca Scialò

Sociologo, blogger, web writer. Amo il Cinema, l'Inter e ovviamente scrivere

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