Settant’anni fa il primo avvistamento Ufo: cosa sappiamo oggi sugli alieni

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Sono passati settant’anni dall’avvistamento del primo Ufo. Come riporta Il Corriere della sera, era il 24 giugno 1947 quando l’uomo d’affari Kenneth Arnold disse di aver visto dal proprio aereo nove dischi volare in formazione vicino al Monte Rainier, nello stato di Washington. Da quel primo episodio moderno è nata la definizione di Ufo (Unidentified flying object), con le centinaia di avvistamenti dichiarati in questi settant’anni, in tutto il mondo. Sebbene già Tito Livio e Plinio il Vecchio parlavano nei loro scritti di clipei ardentes («scudi infuocati»). Ma cosa sappiamo oggi sugli Ufo?

Il primo avvistamento Ufo

kenneth arnold ufoCome riporta Il libraio, l’uomo d’affari e aviatore amatoriale dell’Idaho Kenneth Arnold stava pilotando il suo CallAir, un velivolo leggero, da Chehalis a Yakima, nello Stato di Washington, sorvolando il Mount Rainier National Park, una distanza di poco più di centocinquanta chilometri. Lungo il percorso fece una deviazione per cercare di individuare i resti di un C-46, un velivolo da trasporto della marina andato disperso sul Mount Rainier, per il quale c’era una ricompensa di 5000 dollari. Arnold non riuscì a trovare i rottami dell’aereo precipitato, ma poco dopo vide qualcosa che avrebbe segnato per sempre la sua vita: una serie di luci intermittenti come se stessero riflettendo i raggi del Sole sul proprio aereo. L’unico altro velivolo che scorse fu un DC-4 a una ventina di chilometri dietro di lui. Poco dopo individuò la causa delle luci: «una catena di nove strani oggetti volanti».

Dopo aver escluso che fossero oche, suppose che dovessero essere aerei jet di qualche tipo, ma rimase molto frustrato dal fatto di non riuscire a identificarli. Nel suo rapporto ai servizi segreti dell’Aeronautica militare li descrisse così come li aveva visti: oche volanti lungo «una linea simile a una catena». Ne calcolò le dimensioni usando come paragone il DC-4 e uno strumento che aveva in tasca, e la velocità prendendo il tempo loro occorso a percorrere la distanza tra il Mount Rainier e il Mount Adams. Risultato: più di 1900 chilometri all’ora. Mai sentito niente del genere all’epoca. Arnold atterrò a Yakima, dove raccontò a un amico il suo strano avvistamento, prima di partire per Pendleton, dove discusse di ciò che aveva visto con altri piloti che suggerirono possibili cause. Missili guidati? Velivoli sperimentali?La stampa si gettò voracemente sulla storia. Il 26 giugno l’«East Oregonian» citò la descrizione di Arnold degli oggetti in tutta una serie di modi diversi: «piatti come una teglia», «leggermente a forma di pipistrello», «simili alla coda di un aquilone cinese» e, più celebre di tutti, «dischi volanti» e «a forma di piattino». Le origini stesse del termine «flying saucer» divennero motivo di disputa, che Arnold cercò di chiarire in un’intervista radiofonica con Edward R. Murrow tre anni dopo:

«Questi oggetti svolazzavano più o meno come se fossero, be’, direi, barche su acque molto agitate oppure su un qualche tipo d’aria, in maniera irregolare, e quando ho descritto il modo in cui volavano, ho detto che volavano come quando si prende un piattino e lo si lancia sull’acqua. La maggior parte dei giornali ha frainteso e ha anche citato male le mie parole. Hanno detto che avrei detto che assomigliavano a dei piattini; invece avevo detto che volavano come dei piattini. »

Scorrettamente citata o meno, l’immagine popolare del «piattino volante» era ormai consolidata. Interessante notare che, nelle sue prime interviste, Arnold non menziona mai l’ipotesi extraterrestre. Ma con Murrow dice: Più o meno mi sono fatto la mia opinione [sugli oggetti volanti]. Ovviamente, dato che sono nato in America, se non sono prodotti della nostra scienza né della nostra Aeronautica militare, sono incline a credere che siano di origine extraterrestre.

I vari avvistamenti negli anni a seguire

ufo foto avvistamentiNonostante questo, come riporta Il Corriere della sera, gli ufologi danno per certi molti avvistamenti, così come episodi quale il cosiddetto Incidente di Roswell del luglio del 1947, quando l’aviazione statunitense avrebbe recuperato un disco volante precipitato al suolo e i corpi dei suoi piloti alieni, che da allora sarebbero conservati e studiati in una base militare nel deserto del Nevada chiamata Area 51. Il fatto che le autorità governative abbiano sempre smentito questa circostanza non ha fatto che alimentare presso molti ufologi la teoria di un complotto del silenzio.

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