Dal Reddito di cittadinanza alla Flat tax passando per la Fornero: il Governo Conte mantiene le promesse

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E alla fine, il Ministro dell’economia Giovanni Tria ha dovuto cedere alle pressioni dei due Vice Premier: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. I quali sanno bene di aver ottenuto buona parte dei loro voti promettendo, il primo, il reddito di cittadinanza, e il secondo la flat tax (anche se per Salvini ha pesato molto soprattutto la questione immigrati. Due misure in contrapposizione in realtà, visto che la prima comporta una maggiore spesa pubblica e la seconda meno entrate per lo Stato. Almeno che non si verifichi ciò che i sostenitori della flat tax sperano: abbattere le tasse per creare più consumi e più posti di lavoro.

Ma qui subentrano altri meccanismi collegati all’economia politica: su tutti, la propensione marginale al risparmio. Ovvero, l’aumento del risparmio determinato da un incremento del reddito disponibile pari ad una unità di moneta (ad esempio un euro). In parole povere: la gente con più soldi in tasta spenderà ed investirà di più, o li risparmierà e se li terrà sul conto corrente?

Ricordiamo però che stiamo parlando della nota di Aggiornamento al Def. E non ancora della finanziaria vera e propria. Il Def, che tra poco vedremo cos’è, tra le altre contiene anche il superamento della tanto odiata legge Fornero, la Pace fiscale (che altro non è che un condono) e un nuovo fondo per i risarcimenti per i risparmiatori.

Ma vediamo nel dettaglio cosa contiene la nota di aggiornamento al Def e come l’hanno presa le Borse e l’Ue.

Nota di Aggiornamento al Def cos’è

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Cos’è la nota di aggiornamento al Def? Come riporta LaRepubblica, si tratta del documento presentato dal governo a settembre che aggiorna il Documento di Economia e Finanza presentato in aprile e che traccia i principali indirizzi di politica economica dell’esecutivo. A differenza del testo originale, la principale novità riguarda la revisione del quadro macroeconomico di riferimento, tendenziale e programmatico. Si tratta della griglia dei più importanti indicatori di finanza pubblica, dal rapporto deficit/pil al debito, fino alla spesa per interessi.

Nel primo caso – il quadro tendenziale – le stime sono a politiche invariate, cioè cosa accadrebbe nei prossimi anni senza alcun intervento oltre alle norme attualmente in vigore. Nel secondo caso invece le previsioni incorporano gli effetti delle misure che il governo ha in cantiere, prima di tutto gli interventi in programma nella Legge di Bilancio, che viene varata entro il 15 ottobre successivo. In altre parole il quadro programmatico traduce gli effetti sui conti pubblici dei provvedimenti che verranno varati.

Per questo, uno dei parametri guardati con maggiore attenzione è il rapporto deficit/Pil. Da una parte perché è uno degli indicatori tenuti in maggiore considerazione dall’Europa nella sorveglianza dei conti, dall’altro perché la differenza tra il deficit “tendenziale” e quello “programmatico” indica quanto il governo ha intenzione di utilizzare di maggiore disavanzo per finanziare la propria Legge di Bilancio. Più alto è questo gap, maggiore è il ricorso al deficit.

Cosa contiene nota aggiornamento Def Governo Conte

tria conte

Cosa contiene la nota di aggiornamento al Def varata dal Governo Conte? I seguenti punti:

Rapporto deficit/Pil al 2,4%

La nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef) indicherà un rapporto tra deficit e Pil al 2,4% e per tutti e tre anni gli anni 2019, 2020 e 2021. La notizia è arrivata nella serata di giovedì, durante il consiglio dei ministri presieduto dal premier Giuseppe Conte, appena rientrato dagli Stati Uniti, a cui hanno partecipato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, i vicepresidenti del consiglio, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e il ministro degli Affari Ue, Paolo Savona.

“Ci sono 10 miliardi per il reddito di cittadinanza” e ci sarà anche la “pensione di cittadinanza”, ha esultato Luigi di Maio. Le “tasse saranno abbassate al 15% per più di un milione di lavoratori italiani” e 400mila persone avranno diritto alla pensione “superando la legge Fornero”, ha detto Matteo Salvini.

La manovra, secondo gli accordi raggiunti, conterrà dunque un primo avvio della flat tax per oltre un milione di partite Iva, l’avvio del reddito e della pensione di cittadinanza, una nuova rottamazione delle cartelle, il superamento della legge Fornero e un fondo da 1,5 miliardi per i truffati delle banche. Il costo inizialmente stimmato intorno ai 33 miliardi di euro, sarebbe in realtà di 40 miliardi, di cui 27 in deficit e 13 di altre coperture ancora da dettagliare (da tagli alla spesa a condono fiscale). Stando agli annunci di Lega e M5S dopo l’accordo sulla Nota al Def e alle misure finora emerse dal lavoro delle forze di governo, nel conto rientrano 12,5 miliardi per l’Iva, 10 per il reddito di cittadinanza, circa 7 per quota 100 per le pensioni, 1,5 miliardi per i risparmiatori, 1,5 per la flat tax sugli autonomi, 1 miliardo per l’Ires. Alle spese indifferibili vanno 3,6 miliardi e 3-4 miliardi ai maggiori interessi sul debito.

Reddito e pensione di cittadinanza

Le risorse a disposizione per l’avvio del reddito di cittadinanza e della pensione di cittadinanza amontano a 10 miliardi di euro, a quanto si intuisce in attesa dei provvedimenti ufficiali comprensivi dei 2 miliardi che servono per la riforma dei centri per l’impiego. Secondo i calcoli del M5s il provvedimento riguarderà 6,5 milioni di persone che ora sono sotto la soglia di povertà, ma date le cifre in campo ci dovrebbe essere un restringimeto della platea: negli ultimi giorni si è parlato di un possibile agganciamento della platea ai parametri dell’Isee. C’è anche il via libera alle pensioni di cittadinanza, che fissa una soglia di 780 euro per le pensioni minime.

Flat Tax

La flat tax comincerà dalle piccole imprese. Per loro è in arrivo un prelievo fisso del 15% che – secondo le previsioni della Lega – riguarderà oltre un milione di italiani. Di fatto è un allargamento del fisco forfettario che include l’Iva: proprio per questo il beneficio nel 2019 per i contribuenti riguarderà l’imposta sul valore aggiunto per poi spostarsi nel 2020 sui redditi guadagnati. Per gli altri cittadini – ipotizza invece una bozza del Def – si arriverà alle due aliquote del 23% (fino a 75mila euro di reddito) e del 33% (oltre tale livello) a fine legislatura. Per artigiani, piccoli imprenditori e professionisti si prospetta un regime dei minimi favorevole. Anche per reperire altre risorse si conferma il progetto di rimodulare le agevolazioni fiscali.

Legge Fornero

I sondaggi dicono che è il tema più atteso della manovra e sia Lega sia M5s puntano ad intestarsi la misura. La possibilità di andare in pensione anticipatamente – attraverso un meccanismo di quota 100 – riguarderà almeno 400 mila persone e – secondo i partiti di maggioranza – si tradurrà in altrettanti posti di lavoro per i giovani. Sul piatto ci sono risorse per 8 miliardi. Tra le altre misure previdenziali, si torna sul taglio delle “pensioni d’oro” sopra i 4.500 euro. Che però, stando ai progetti effettivamente depositati, non comporta un ricalcolo contributivo, ma di un taglio per coloro che hanno anticipato i requisiti di età (a partire dal 2012) rispetto alla Fornero.

Risarcimento per i risparmiatori

Aumentano i fondi per i “truffati dalle banche”. Inizialmente si ipotizzava un fondo di 500 milioni, ieri il vicepremier Di Maio ha parlato di un miliardo: si sarebbe arrivati a trovare 1,5 miliardi per un fondo ad hoc alimentato dai conti dormienti.

Pace fiscale

L’accordo di governo contiene anche il provvedimento per la cosiddetta ‘pace fiscale’ che prevede la chiusura delle cartelle Equitalia e che avrà un impatto una tantum sui conti. Una bozza del Def indica una soglia per il condono fino a 100 mila euro, sensibilmente inferiore al milione di euro cui puntava la Lega e che ha trovato la contrarietà del M5s. Ma la soglia potrebbe non essere stata fissata nell’accordo. Tanto che all’indomani del Consiglio dei ministri, il viceministro Massimo Garavaglia da RaiTre ha detto che il tetto “sarà 500 mila euro. Personalmente – ha aggiunto – un milione ci sta tutto, perché un’aziendina ci mette un attimo a cumulare un milione di arretrati. Però anche 500 mila ci può stare”.

Irpef

Una bozza del Def circolata nel pomeriggio anticipa anche i piani sull’Irpef, con il livello delle aliquote che verrà “gradualmente ridotto, fino ad arrivare ad un’unica aliquota del 23 per cento per i redditi fino a 75 mila euro e del 33 per cento sopra a tale livello entro la fine della legislatura”. Nel documento ancora parziale si si specifica che “si passerà inizialmente dalle attuali 5 aliquote a 3 e quindi a due a partire dal 2021”.

Infrastrutture

Il Governo intende sottoporre “ad un riesame, attraverso un’attenta analisi costi-benefici, le grandi opere in corso (i.e. la Gronda autostradale di Genova, la Pedemontana lombarda, il terzo valico, il collegamento tra Brescia e Padova e la tratta Torino-Lione)”, dice la bozza: l’analisi sarà elaborata dalla Struttura Tecnica di Missione del Ministero delle Infrastrutture.

Concessioni

Invece sul fronte delle concessioni, entro la fine del prossimo anno si prevede “una completa mappatura delle concessioni governative e alla predisposizione di una legge quadro di riordino e valorizzazione delle partecipazioni”. I proventi che potrebbero derivarne potrebbero essere direttamente o indirettamente rilevanti dal punto di vista della finanza pubblica e della riduzione del rapporto debito/pil, ma è difficile a questo stadio ipotizzare cifre precise.

Energie rinnovabili

Al capitolo energetico, l’obiettivo del governo “è arrivare al 2050 con un sistema energetico alimentato solo da fonti rinnovabili e sostenibili. In tale contesto, sarà varato il piano per le energie alternative, finalizzato a raggiungere gli obiettivi europei per il 2030”. I contenuti del piano saranno: la mobilità sostenibile, nella forma specifica della mobilità elettrica, lo sblocco del mercato nazionale delle fonti rinnovabili e la lotta alla povertà energetica.

Riforme istituzionali

Previste anche riforme istituzionali: il potenziamento degli istituti di democrazia diretta e l’eliminazione del quorum strutturale nel referendum abrogativo; la riduzione del numero dei parlamentari, con la diminuzione del numero dei deputati da 630 a 400 e dei senatori da 315 a 200 e la soppressione del Cnel.

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