Referendum costituzionale, un semplice motivo per votare No

Il prossimo ottobre, gli italiani saranno chiamati ancora una volta ad esprimersi – la terza quest’anno – sul referendum costituzionale fortemente voluto da Matteo Renzi e che porta la firma del Ministro delle riforme Maria Elena Boschi. Un referendum su cui Renzi ha puntato tutto, al punto da dire che in caso di vittoria del No si dimetterebbe. La legge Boschi, in sintesi, porterebbe alla fine del “bicameralismo perfetto”, cioè la parità di ruolo e competenze tra le due camere; alla modifica dei rapporti tra stato e regioni (Titolo V); l’introduzione di modifiche molto importanti come quelle sull’elezione del presidente della Repubblica e sull’istituto del referendum. Il dibattito tra i pro Sì e pro No è già avviato da tempo. Ma c’è un motivo molto semplice per cui andrebbe votato No.

Referendum costituzionale promosso da un non eletto

http://1.bp.blogspot.com/-uL-2tWaa17k/U4OtpJHgfsI/AAAAAAAADFc/jBGQ4oZh9Sw/s1600/Renzi_con_occhiali_in_bocca.jpgIl motivo per cui voterò No, ammesso che vada a votare perché non vorrei contribuire al raggiungimento del Quorum in favore dei Sì, sta nel fatto che un referendum così importante non può essere promosso da un Presidente del consiglio non eletto quale Matteo Renzi. Il quale, peraltro, così come la maggioranza su cui poggia e dunque il Presidente della Repubblica stesso, poggiano su un Parlamento votato mediante legge dichiarata incostituzionale dalla Corte (della quale lo stesso Mattarella faceva parte). Pertanto, istituzioni incostituzionali, non possono riformare la Costituzione. Inoltre, come dicevo, Renzi non è stato eletto da nessuno ma ha conquistato la poltrona di Premier con un colpo di palazzo proprio come fece D’Alema nel ’98. Un vecchio vizietto del centrosinistra dunque. L’ex primo cittadino di Firenze rivendica il suo diritto ad essere Premier con i voti conquistati alle elezioni europee del 2014, quando il Pd prese più del 41%. Ma le elezioni politiche sono un’altra cosa. Inoltre, dopo due anni, la sintonia col Paese non è certo più quella. Renzi si faccia votare tramite elezioni politiche e poi proponga, se ne ha i numeri, una siffatta riforma costituzionale. Che cambierebbe radicalmente la vita istituzionale italiana.

Referendum costituzionale: perché votare sì e perché votare no

Aiutandoci con un articolo molto chiaro de Il Post, vediamo di seguito come cambierebbe la Costituzione se passasse il Sì al Referendum costituzionale

Referendum costituzionale: tutti i poteri alla Camera

http://1.bp.blogspot.com/_v6_DvVeWXKA/TDRCJYVVlWI/AAAAAAAAAqA/5HzFxaqyEtU/s1600/parlamentari+dormono.jpgLa parte più importante della riforma riguarda il Senato, che tra le altre cose non dovrà più dare la fiducia al governo e non si occuperà più di gran parte delle leggi, che saranno di competenza esclusiva della Camera. Chi critica la riforma dice che questo cambiamento rischia di dare troppo potere al governo (molti parlano addirittura di “svolta autoritaria”), visto che soltanto la Camera potrà determinare la caduta di un governo.

In molti però, come i 56 costituzionalisti che hanno scritto una lettera aperta a favore del “no” al referendum, respingono le critiche di “autoritarismo”, limitandosi a notare che i veri problemi che la riforma potrebbe causare nascono più che altro dall’unione della riforma del Senato con la nuova legge elettorale, il cosiddetto “italicum“. La nuova legge elettorale prevede un significativo premio di maggioranza alla Camera che viene assegnato al secondo turno delle elezioni (è probabilmente l’unico caso al mondo di una legge elettorale che prevede un secondo turno tra forze politiche differenti invece che tra candidati). In questo modo la legge potrebbe finire con l’assegnare il premio a una forza politica con una bassissima rappresentanza nel paese, che controllando la Camera potrebbe legiferare in completa autonomia.

Sulla maggior parte delle leggi sarà soltanto la Camera a dover decidere, eliminando così la cosiddetta “navetta”, cioè il passaggio della stessa legge tra Camera e Senato che oggi capita avvenga anche più di una volta, visto che le due camere devono approvare leggi che abbiano esattamente lo stesso testo. La “navetta” è un prodotto del “bicameralismo perfetto”, un’istituzione che possiede solo l’Italia in tutta Europa. Secondo alcuni questo cambiamento – a lungo auspicato da costituzionalisti e politici di ogni schieramento – è reso dalla riforma in maniera confusa. Alcuni hanno notato come l’attuale articolo 70 della Costituzione, che stabilisce la competenza legislativa di Camera e Senato, è composto da nove parole: “la potestà legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Quello nuovo previsto dalla riforma invece è lungo 363 parole. Questa complicazione rischia di produrre conflitti di competenze tra le camere e ritardi nell’approvazione delle leggi. Chi difende la riforma sostiene che anche gli eventuali conflitti che potrebbero sorgere, soprattutto nei primi anni, non possono essere paragonata alla lentezza legislativa che comporta per sua natura il bicameralismo perfetto.

Referendum costituzionale: come cambia il Senato

http://3.bp.blogspot.com/-PT1oW-1zXlA/Uu6_QTyiyJI/AAAAAAAACYk/-HNwTB13Sd8/s1600/politici-cittadini-banca.jpgIl nuovo senato avrà 100 membri, di cui 74 saranno consiglieri regionali, 21 saranno sindaci e 5 saranno nominati dal presidente della Repubblica (gli ultimi avranno un mandato della durata di 7 anni). Il metodo con cui saranno eletti i 74 consiglieri regionali e i 21 sindaci non è ancora stato deciso: servirà una legge che determini esattamente come avverrà la loro elezione. Su questo punto ci sono stati aspri scontri politici, anche per la formulazione vaga della riforma: dice che i senatori saranno eletti «in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi». In altre parole la legge ordinaria potrebbe stabilire che in occasione delle elezioni regionali sarà necessario indicare sulla scheda la propria preferenza per il consigliere regionale che l’assemblea dovrà eleggere come suo rappresentante al Senato. Altre polemiche su questo punto sono dovute al fatto che la riforma continua a prevedere l’immunità parlamentare per i senatori (quindi, dicono i critici, i consigli regionali invieranno al Senato i loro “colleghi” che rischiano di essere processati: ma questo non succederà se saranno gli elettori a scegliere chi mandare in Senato). Chi difende la riforma ricorda la Costituzione prevede che il Senato abbia competenze legate alle regioni, e che riduce notevolmente il numero dei parlamentari, una cosa che gli elettori chiedono da tempo.

Titolo V

lombardia
La Lombardia è una delle regioni che offre di più

La riforma prevede una forte riduzione delle competenze delle regioni e, in teoria, una maggiore chiarezza sui ruoli di stato e autonomie locali. L’attuale Titolo V, la parte della Costituzione che regola questi rapporti, riformata nel 2001, è da molti considerata poco chiara e causa di moltissimi contenziosi. Secondo i critici, però, la riforma rischia di non semplificare la situazione e portare ad altrettanti contenziosi in futuro. Per esempio è previsto che lo stato possa occuparsi di materie di esclusiva competenze regionale quando è in gioco l’interesse nazionale: stabilire come e quando l’interesse nazionale sia in gioco potrebbe essere in futuro una forte fonte di contenziosi. A proposito di questo, come di altri rischi, Renzi ha ammesso che ci sono alcuni punti che andranno chiariti, ma sostiene che si tratta comunque di un passo avanti rispetto al passato: anche perché dal 2001 a oggi le autonomie delle regioni su molte questioni non hanno prodotto grandi passi avanti dal punto di vista legislativo ma lentezze ulteriori, disparità nell’erogazione dei servizi e problemi di bilancio.

Riduzione dei costi

http://1.bp.blogspot.com/-NPlhcZ47tn4/Vl4XkjyPL3I/AAAAAAAAGvg/48BCxa8QnCc/s320/renzi-bonus-di-500-euro-ai-prossimi-diciottenni_508691.jpgUno degli slogan usati dal governo per promuovere il sì al referendum è che con la riforma si “taglieranno le poltrone” e si “risparmieranno soldi” (sono slogan che sono stati accolti a volte anche con una certa ironia). La ragione di queste affermazioni è che con la riforma si aboliranno definitivamente le province (che spariranno dal testo della Costituzione), si abolirà il CNEL e i senatori saranno ridotti di numero (passeranno da 320 a 100) e non percepiranno uno stipendio. Non sono state fornite stime esatte sull’ammontare di questi risparmi, ma si calcola che possano essere nell’ordine di poche centinaia di milioni di euro, su un bilancio pubblico di circa 800 miliardi di euro. In diverse occasioni Renzi ha detto che i “tagli alle poltrone” non produrranno risparmi significativi, ma che gli effetti economici della riforma si vedranno soprattutto grazie alla semplificazione dell’iter legislativo.

Referendum costituzionale: meno poteri alle Regioni

http://4.bp.blogspot.com/_-YEq42sTiKU/S-j7k2aS-3I/AAAAAAAAA9k/N89Qs8FiISA/s400/italiadivario%20nord%20sud.jpgLa riforma prevede una forte riduzione delle competenze delle regioni e, in teoria, una maggiore chiarezza sui ruoli di stato e autonomie locali. L’attuale Titolo V, la parte della Costituzione che regola questi rapporti, riformata nel 2001, è da molti considerata poco chiara e causa di moltissimi contenziosi. Secondo i critici, però, la riforma rischia di non semplificare la situazione e portare ad altrettanti contenziosi in futuro. Per esempio è previsto che lo stato possa occuparsi di materie di esclusiva competenze regionale quando è in gioco l’interesse nazionale: stabilire come e quando l’interesse nazionale sia in gioco potrebbe essere in futuro una forte fonte di contenziosi. A proposito di questo, come di altri rischi, Renzi ha ammesso che ci sono alcuni punti che andranno chiariti, ma sostiene che si tratta comunque di un passo avanti rispetto al passato: anche perché dal 2001 a oggi le autonomie delle regioni su molte questioni non hanno prodotto grandi passi avanti dal punto di vista legislativo ma lentezze ulteriori, disparità nell’erogazione dei servizi e problemi di bilancio.

Referendum costituzionale: pochi risparmi dei costi

Referendum costituzionaleUno degli slogan usati dal governo per promuovere il sì al referendum è che con la riforma si “taglieranno le poltrone” e si “risparmieranno soldi” (sono slogan che sono stati accolti a volte anche con una certa ironia). La ragione di queste affermazioni è che con la riforma si aboliranno definitivamente le province (che spariranno dal testo della Costituzione), si abolirà il CNEL e i senatori saranno ridotti di numero (passeranno da 320 a 100) e non percepiranno uno stipendio. Non sono state fornite stime esatte sull’ammontare di questi risparmi, ma si calcola che possano essere nell’ordine di poche centinaia di milioni di euro, su un bilancio pubblico di circa 800 miliardi di euro. In diverse occasioni Renzi ha detto che i “tagli alle poltrone” non produrranno risparmi significativi, ma che gli effetti economici della riforma si vedranno soprattutto grazie alla semplificazione dell’iter legislativo grazie alla fine del bicameralismo perfetto.

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