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Elezioni in Spagna, contrariamente a quanto dicono i principali media Podemos non ha sfondato

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IL PARTITO POPOLARE HA OTTENUTO IL 28% DEI VOTI, MENTRE I SOCIALISTI IL 22. MA I MEDIA HANNO CONTEGGIATO MALE I VOTI DI PODEMOS
Anche la Spagna conferma il refrain già visto ultimamente in quasi tutti i Paesi europei. Ossia, i partiti tradizionali che perdono continuamente consensi e i movimenti che avanzano. Sebbene, questi ultimi, non nel modo glorioso in cui ce lo hanno descritto i principali media e mostrando pure qualche contraddizione.

IL CROLLO DEI PARTITI TRADIZIONALI– Partendo dal partito al governo, quello Popolare, che ha visto la ricandidatura del Premier in carica Mariano Rajoy, nel 2011 aveva ottenuto 10.866.566 voti, cioè il 44,63% e la maggioranza assoluta dei seggi. Ben 186. A questo giro, è stato invece ampiamente punito, ottenendo 7.215.530 voti, cioè il 28,72% e 123 seggi.
A pesare la politica ”lacrime e sangue” messa in atto dai conservatori per assecondare i diktat imposti da Bruxelles.
Non è andato però meglio ai loro principali rivali, i socialisti del Psoe, i quali non si sono avvantaggiati del crollo dei popolari. Anzi. Infatti, sono anche loro calati nettamente, scendendo dal 28.76% di quattro anni fa al 22, ottenendo così 90 seggi contro i 110 precedenti.
Insieme, i due partiti che si sono spartiti il potere negli ultimi decenni, sono passati da 296 seggi e quasi 18 milioni di voti, a 213 seggi e soli 12,7 milioni di voti. Ovvero dal 73% a poco più del 50% dei suffragi emessi. Segno, anche qui come altrove, che a soffrire è la politica del passato. Quella tradizionale, vista un po’ ovunque in Europa come inadeguata e inaffidabile.
I MOVIMENTI AVANZANO MA NON SFONDANO– Contrariamente a quanto accaduto in Italia, però, i movimenti antisistemici non hanno tratto eccessivo vantaggio da questo crollo della politica tradizionale. Infatti, il movimento più atteso, Podemos, ha ottenuto ”solo” 3.181.952 elettori, il che equivale al 12.67% e a 42 seggi. A farlo notare è il sito Contropiano, che sottolinea come i principali media italiani si siano sbagliati sul risultato finale ottenuto dal partito di Pablo Iglesias. Attribuendogli il 20,7% dei voti e 69 seggi, giacchè hanno incluso nel totale anche i voti degli alleati nelle varie realtà locali. Il movimento ha così confermato le aspettative di cui parlavo in un post precedente.
Alla luce di ciò, si può dunque dire che quasi meglio è andata al loro alter ego di destra, il movimento Ciudadanos, che da solo ha ottenuto il 13.93% dei consensi. Corrispondenti a 3 milioni e mezzo di voti e 40 seggi. Anche se questo movimento esiste già da nove anni, fondato all’epoca nel tentativo di bloccare l’ascesa del nazionalismo catalano.
Altra favola mediatica riguardante i Podemos è che Iglesias si ispiri a vari comunisti italiani, tra cui Enrico Berlinguer (e perfino Casarini). E che avrebbe parlato di ”compromesso storico”, come quello auspicato da Berlinguer e Moro negli anni ’70, tra Pci e Dc. Infatti il leader del movimento nato in piazza nel 2011 ha già fatto sapere che non intende formare alcun governo con Rajoy. Forse non ha tradotto nel migliore dei modi in spagnolo il significato di ”compromesso storico”.

IL PARAGONE CON L’ITALIA – Insomma, in Spagna la confusione è tanta e per alcuni giornali nazionali somiglia molto a quella verificatasi in Italia nel 2013, con Rajoy paragonato a Bersani e Iglesias a Grillo. Il parlamento italiano sbloccò lo stallo rieleggendo il già anzianissimo Giorgio Napolitano. Poi sappiamo com’è andata. Napolitano è stato definito Re Giorgio per puro sfottò. In Spagna invece il Re ce l’hanno ancora, e chissà che non torni utile. 

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